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Indispensabili: Un piano per salvare il Pianeta – Introduzione

Posted by giannigirotto su 13 novembre 2012

Comincio oggi ad inserire un nuovo libro nella mia sezione di “Indispensabili“, e il titolo come potete vedere è piuttosto ambizioso, ma non l’ho scelto io, anche se lo condivido.

D’altronde l’autore, Nicholas Stern, ha spalle e competenze sufficientemente forti per prendersi tutte le responsabilità di quanto scrive, ed io sono lieto di diffondere gli estratti/riassunti di tale pubblicazione.

Partiamo dunque con inserire questo primo capitolo, o meglio l’introduzione di questo libro, e nelle prossime settimane, come sempre, cercherò di inserire i prossimi. Non credo sia necessario dilungarsi sull’anticipazione dei contenuti, è chiaro che si parlerà di energia, agricoltura, produzione industriale, effetto serra, cambiamenti climatici già in corso, Paesi in via di Sviluppo e Paesi già sviluppati, insomma di come far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile che fermi il degrado ambientale ed anzi ripristini delle condizioni che possano garantire il miglior futuro possibile per i nostri figli e nipoti.

Buona lettura!

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INTRODUZIONE

… Cosa ho trovato quando ho cominciato a occuparmi di cam­biamenti climatici? Le prime cose a colpirmi sono state le di­mensioni del rischio e gli effetti potenzialmente devastanti per la vita delle persone in ogni parte del mondo: stiamo giocando d’azzardo con il nostro pianeta. Ero anche pienamente consape­vole dell’importanza dell’esperienza diretta nel creare una mobi­litazione attorno a questi temi: è difficile persuadere le persone che bisogna dare una risposta a un problema se non vi si sono mai imbattute. Dato che gli effetti dei cambiamenti climatici di­ventano evidenti solo dopo molti anni, questo si rivela un aspet­to particolarmente difficile della questione e configura una si­tuazione opposta alla mia esperienza in Africa, in India e in ge­nerale nei paesi in via di sviluppo, dove i problemi sul tappeto si potevano toccare con mano.

… Proprio mentre il progres­so materiale comincia ad accelerare, diffondendo ottimismo sul­la possibilità di sconfiggere la povertà, rischiamo di far deragliare tutto a causa della nostra inazione sul piano dei cambiamenti cli­matici. D’altra parte, solo se il nostro intervento su questo tema sarà compatibile con il rapido incremento dello sviluppo econo­mico potremo sperare di ottenere quel consenso generale che è condizione prima del suo successo. Vinceremo o perderemo so­lo affrontando queste due sfide insieme.

Per di più all’origine dei cambiamenti climatici c’è l’accumulo graduale dei gas serra, i cui effetti si manifestano solo con il pas­sare dei decenni. Se prima di prendere sul serio il problema, il mondo aspetterà di vedere il Bangladesh, l’Olanda e la Florida fi­nire sott’acqua, saremo ormai già precipitati nel baratro e sarà troppo tardi. Dobbiamo compiere scelte particolarmente diffici­li perché ci stiamo avvicinando rapidamente a una crisi che ri­chiede decisione e azione ora, prima ancora cioè di poter speri­mentare direttamente le reali dimensioni del disastro che po­tremmo provocare. Tanto per essere chiari: i rischi che corriamo sono di dimensioni tali da causare non solo distruzioni e soffe­renze, ma anche migrazioni di massa e quindi conflitti su scala globale. Siamo tutti coinvolti, poveri e ricchi.

…. Alla fine potremmo avviare un percorso di crescita sostenibile (il nostro attuale ciclo, così di­pendente dai composti del carbonio, non è in grado di sostenere la crescita sul medio e lungo periodo) creando nuove e decisive opportunità per l’industria e l’occupazione… I cambiamenti climatici sono un fenomeno iniquo: i pae­si ricchi sono responsabili della massima parte delle emissioni del passato, maa essere colpiti per primi e in modo più duro sono i più poveri…. Se guardiamo al futuro però, saranno proprio gli at­tuali paesi in via di sviluppo a essere responsabili della maggior parie dell’incremento delle emissioni. Se l’accordo non sarà ve­ramente globale, non potrà funzionare.

… Lo sforzo massimo per passare all’azione è stato esercitato nel 2008. In gennaio la Commissione europea ha formalizzato una proposta dettagliata per una riduzione del 20 per cento en­tro il 2020; in giugno il governo indiano ha reso pubblico il suo piano d’azione contro i cambiamenti climatici; in luglio al sum­mit del G8 ospitato dal Giappone a Hokkaido si è registrato un accordo per una riduzione del 50 per cento delle emissioni a li­vello mondiale per il 2050; in ottobre il Brasile si è posto l’obiet­tivo entro il 2015 di ridurre la deforestazione, fonte del 70% delle sue emissioni di gas serra; Barack Obama ha indicato l’obiettivo di una riduzione dell’80 per cento delle emissioni Usa per il 2050, ha parlato di “pianeta in pericolo” nel discorso tenuto la notte delle elezioni e ha indicato gli investimenti nelle “energie verdi” come una priorità

La United Nations Framework Convention on Climate Change (Uttfccc), tenutasi a Bali nel dicembre 2007, ha avviato negozia­ti con l’obiettivo di arrivare a un accordo nel 2009 a Copenaghen per sostituire il Protocollo di Kyoto che scade ilei 2012. L’accordo di Copenaghen dovrà essere più ambizioso, più globale e molto più forte. Dobbiamo trovare unità non solo sugli obiettivi, ma an­che sui dettagli del piano d’azione; la tabella di marcia è vera­mente stretta e rispettarla non sarà facile, ma il successo dell’i­niziativa è vitale per il futuro della Terra.

Se avremo successo, si creerà il potenziale necessario non so­lo per dare una risposta seria al problema dei cambiamenti cli­matici, ma anche per avviare un’epoca di cooperazione interna­zionale capace di facilitare gli accordi anche su altre importanti questioni, soprattutto sulla lotta alla povertà. Se falliremo, la si­curezza e la fiducia necessarie per raggiungere e sostenere un ac­cordo internazionale verranno ridimensionate e con esse la fidu­cia dei mercati e degli investitori, cruciali per rendere operative le decisioni indispensabili a sostenere i cambiamenti. Inoltre, sarà anche più arduo affrontare molti degli ostacoli allo sviluppo, co­me le risorse idriche, la produzione agricola, la lotta all’Aids e al­la malaria, che diventeranno tutte più difficili e più costose. Dobbiamo saper guardare alle questioni dello sviluppo economico e dei cambiamenti climatici come a un problema solo.

… La lezione da trarre dall’attuale disastro finanziario dovrebbe esse­re che il pericolo sta nell’ignorare o nel non riuscire a cogliere l’accumularsi dei fattori di rischio. La crisi economica di oggi si stava preparando da quindici o venti anni. Se rimandassimo ulteriormente l’azione contro i cambiamenti climatici per altri quindici o venti anni, ci troveremmo poi a un punto di partenza molto più difficile e rischioso…

… Sarà decisivo che questo movimento abbia una guida autorevole e in alcuni paesi, Usa e Gran Bretagna compresi, osserviamo già sia una continua attenzione verso i cambiamenti climatici sia una presa di coscienza delle grandi potenzialità che esso pórta con sé… Ho cercato di mantenere l’analisi al livello più sem­plice possibile. La mia esperienza è che se un ragionamento ha solide basi, si trova sempre il modo di esprimerlo in modo chia­ro. Ma comprendere un’analisi politica richiede al lettore un cer­to grado di impegno ed è importante che tanto la logica dell’ar­gomentazione quanto le conclusioni vengano comprese chiara­mente. Il lettore deve essere messo in grado di esprimere un giu­dizio e nella parte centrale del libro ci sono alcune sezioni che un non-economista potrebbe trovare un po’ ardue. Spero comunque che anche in quelle sezioni i fondamenti del discorso siano chia­ramente individuabili da parte di tutti e che anche il lettore non­ economista, ma attento, possa trovare comprensibile ogni detta­glio… Lo scopo principale di questo libro è sostenere che le conoscenze in nostro possesso sono sufficienti per varare senza ripensamenti politiche ponde­rate e organiche, basate su un drastico taglio delle emissioni, e per sostenerle con modalità eque ed efficienti/in grado di pro­muovere un prudente e calcolato processo di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici cui stiamo andando incontro. Quello che propongo è un vero e proprio piano per costruire un pianeta più sicuro, per affrontare ì cambiamenti climatici dando contemporaneamente il via a una nuova era di crescita e di pro­sperità; Non si tratta assolutamente di una sorta di piano plu­riennale come quelli che venivano prodotti dai ministeri econo­mici dei paesi a economia centralizzata. Qui vengono prese in esame le nostre attuali necessità: strategie, comprensione reci­proca a livello internazionale e politiche in grado di dirigere l’azione. Oggi occorre correggere quello che si è rivelato il mag­giore fallimento del mercato nella storia e garantire una struttu­ra per l’innovazione e l’impresa che sia trasversale all’insieme del­la società e ci possa guidare verso un percorso di crescita e di svi­luppo più pulito, più sicuro e più sostenibile.

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