Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: Microcredito – Kiva.org

Posted by giannigirotto su 20 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

______________

Logo BluradioVeneto

Un cordiale saluto da Gianni Girotto e benvenuti a questo nuova puntata di “non con i miei soldi”. Oggi vorrei iniziare un argomento sul quale torneremo diverse volte in futuro, e questo argomento  è il microcredito.

Prima di iniziare però sono costretto a lanciare fare una comunicazione “di servizio” e lanciare un appello. Sono costretto a tanto perchè il Governo attuale sta facendo esattamente il contrario di quello che in questa trasmissione cerchiamo di promuovere e spiegare, cioè ha introdotto una nuova tassa su chi investe con un ottica di lungo respiro e quindi per un vero sviluppo, anziché tassare gli speculatori che eseguono transazioni finanziarie di breve e brevissima durata scommettendo su veloci fluttuazioni di valore del titolo comprato. Se vi ricordate qualche puntata fa avevamo parlato proprio della TTF, tassa transazioni finanziarie, di cui si discute da anni ma mai entrata in vigore, che frenerebbe appunto gli speculatori perchè andrebbe ad incidere sulla transazioni di breve e brevissima durata. Ora invece il Governo italiano vuole tassare indistintamente TUTTI i possessori di azioni, anche quelli piccoli che detengono un controvalore inferiore ai mille euro. E’ una pessima mossa che disincentiva quell’azionariato popolare che già è molto diffuso e di cui parleremo a breve come di un’ossatura che può rivelarsi la terza via praticabile tra un consumismo sfrenato dei grandi monopoli, ed un comunismo statale che ha dato prova di essere fallimentare. Dell’azionariato popolare infatti ne parla molto anche il premio nobel Muhammed Yunus, il padre del microcredito, di cui ora andremo a parlare.

Ah dimenticavo l’appello, allora per tutti coloro che vogliono sottoscriverlo contro l’introduzione di questa tassa per i piccolissimi azionisti, basta che cerchiate su google “petizione imposta azionariato popolare” e seguiate i risultati visualizzati.

 

Allora parliamo di microcredito: Il microcredito è già oggi e sarà sempre più in futuro il principale strumento per sviluppare una classe media numerosa e prospera che generi un’economia reale e virtuosa. In tutto il mondo infatti vi sono milioni di persone il cui benessere potrebbe aumentare considerevolmente se avessero accesso a piccoli prestiti. Numericamente parlando il grosso di queste persone si trova nei paesi poveri e poverissimi, ma anche nei paesi “ricchi” tutti si sono accorti che negli ultimi anni vi sono strati sempre più ampi di popolazione che necessiterebbe di questo strumento. Ora prima di parlare vorrei cercare di sfatare un mito, che purtroppo fa parte del bagaglio culturale di ancora troppe persone, e cioè quello che i poveri tutto sommato vivano bene così e non siano più di tanto interessati a migliorare la propria condizione dandosi da fare. Niente di più sbagliato; chi lavora nel volontariato sa bene che i poveri sono in generale le persone più motivate del pianeta a lavorare e migliorare la propria situazione, per sé e soprattutto per i propri figli. Essi sono assolutamente smaniosi di afferrare al volo qualsiasi opportunità li possa far uscire da un circolo vizioso che spesso li costringe letteralmente ad una povertà perpetua. I poveri hanno un’enorme immaginazione e volontà, sono stimolati dalla loro situazione a trovare mille soluzioni per sbarcare il lunario e generare reddito, e molto spesso basterebbe loro una piccola spintarella economica per farli uscire appunto dal loro circolo virtuoso ed entrare in uno virtuoso che genera sviluppo e benessere. Può bastare l’acquisto di una vecchia bicicletta per recarsi al mercato in città, può essere l’acquisto di una vecchia macchina da cucire, di qualche capo di bestiame, di una pompa per irrigare il campo, la creazione di un piccolo negozio, e così via insomma, per cambiare la vita prima di una famiglia e poi di un intero gruppo familiare…

Però questi soggetti, i poveri, tecnicamente sono “non bancabili”, dal momento che non hanno nulla da offrire in garanzia in cambio di un prestito, e quindi semplicemente alle banche non interessano, anche perché il tempo necessario per valutare una pratica, renderebbe l’operazione antieconomica quando il prestito è di piccolo importo. Infatti un conto è se un impiegato impiega 10 ore per valutare un prestito da 100 mila euro, i cui interessi poi andrebbero a coprire le spese e a procurare un guadagno alla banca, un conto è se il prestito è da 500 euro, troppo poco per generare un ricavo.

Un altro mito da sfatare è che questi prestiti siano troppo rischiosi, e cioè che spesso non verrebbero restituiti. E’ vero proprio il contrario, cioè è nella finanza tradizionale che il tasso di mancata restituzione del prestito è più alto. Questo per diversi motivi, innanzitutto come dicevo spesso basta poco ad un piccolo o piccolissimo imprenditore per fare un salto di qualità che gli fa moltiplicare gli incassi, secondo perchè quasi sempre il microcredito viene affidato ad una donna, che vieppiù si presenta in gruppo, ed è il gruppo intero che si fa garante morale della restituzione del prestito e della validità dell’operazione, poi perchè l’operazione viene comunque valutata e quindi si capisce se sta in piedi e genera reddito.

Bene, ora una piccola pausa e poi cominciamo a passare alla pratica.

PAUSA

Bentornati, dopo aver presentato nella prima parte alcune nozioni di base sul microcredito, vorrei ora passare subito alla pratica, premettendo comunque che parleremo ancora di questo argomento, che non si esaurisce certo in una puntata.

Passando alla pratica vi dico subito che in italia non esiste una legislazione apposita per il microcredito, nel senso che le banche sono costrette comunque a seguire l’iter burocratico classico, e questo rende quindi per loro antieconomico prestare piccole cifre, essendo il tempo di istruttoria pressochè uguale a quello di una pratica per un prestito di notevole importo. A riprova di questo vi basti sapere che nel 2011 Banca Etica, che pure è una banca mooolto piccola, ne abbiamo parlato in una puntata precedente ricordate, ha erogato più microfinanziamenti di tutte le altre banche italiane messe assieme… pensate un po’…

Allora vediamo di essere molto propositivi adesso, quello che vi voglio proporre è veramente di diventare grandi protagonisti attivi di questa grande rivoluzione che è il microcredito: pensate che con soli 20 euro ognuno di voi può diventare un prestatore di denaro, un prestatore di microcredito. E badate bene che specifico e confermo subito che sto parlando di prestito, non di beneficenza, cioè non vi sto dicendo di regalare 20 euro, ma di prestarli, sapendo che vi verranno restituiti con gli interessi. Allora andiamo con ordine, alcuni anni fa, nel 2005, un paio di giovani ragazzi americani  Matt Flannery e Jessica Jackley, sensibili e coscienti della situazione nei Paesi poveri, hanno messo in piedi un’iniziativa, chiamata KIVA, che trasforma in realtà il sogno di poter coinvolgere qualsiasi cittadino in un circuito di microprestiti a favore di microimprenditori. Nella pratica il progetto consiste in un sito Internet, che vi invito caldamente almeno a visitare, www.kiva.org, che vi mostra un lunghissimo elenco di piccoli e piccolissimi imprenditori, posizionati un po’ in tutto il mondo ma maggiormente nei Paesi poveri, che si presentano e presentano il loro microprogetto di crescita per il quale abbisognano di un microprestito. Ciascuno di voi può scegliere una di queste persone e prestargli 20 euro. Il tutto avviene quindi via internet e quindi non dovete nemmeno spostarvi da casa vostra per andare in un qualche ufficio. La cosa sta funzionando talmente bene che in soli tre anni KIVA ha prestato più di 370 milioni di dollari avendo un tasso di restituzione del  98,97%, insomma un tasso di sofferenza migliore di qualsiasi banca. E vi spiego anche perché, perché ogni persona che chiede un prestito viene esaminata da un’associazione di microfinanza locale, che ben conosce il territorio e la storia personale di tale persona, e decide quindi se è meritevole di fiducia oppure no.

La cosa straordinaria è che KIVA non si trattiene neanche un centesimo del prestito che voi eventualmente vorrete concedere ad una persona, perché sopravvive grazie al volontariato, alle donazioni spontanee che chi vuole può fare, e con qualche supporto da parte di sponsor e Fondazioni.

Con queste poche parole spero di avervi trasmesso la portata storica di questa iniziativa, che ad oggi, in soli 7 anni, ha permesso a migliaia e migliaia di persone, esattamente 390mila persone, di cambiare letteralmente la loro vita e creare sviluppo e benessere, il tutto grazie non alle grandi banche, che appunto snobbano completamente questi soggetti in quanto privi di garanzie e troppo onerosi da trattare, ma grazie a noi comuni cittadini, visto che al momento sono circa 700mila le persone che hanno tirato fuori il portafoglio ed effettuato un piccolo prestito. Voglio sottolineare ancora, non è beneficenza, è un prestito e vi viene restituito, come vi ho già detto in questi 7 anni solo l’1% di prestiti non sono stati restituiti interamente.

Capite bene che allora qui si tratta di passare da una fase in cui ci si lamenta e si denuncia di quanto male vada questo vecchio mondo, ad una fase attiva nella quale ognuno di noi può mettere una goccia per formar e un grande fiume che vada ad irrigare terre che altrimenti resterebbero aride e improduttive. Vorrei inoltre far presente che da un punto di vesta puramente egostico questo modo di agire ci conviene enormemente, da un lato perché diminuisce il numero di poveri che emigrano da noi disposti a lavorare per poche lire, da un lato diminuisce il numero di poveri nei Paesi in via di sviluppo disposto a lavorare per poche lire a favore delle grandi multinazionali che delocalizzano portandoci via il lavoro, dall’altro lato crea una nuova borghesia che ad un certo punto diventa persino acquirente dei prodotti “made in Italy”.

 

Siamo in conclusione come sempre vi lascio alcuni riferimenti per chi volesse informarsi maggiormente o avesse delle domande o volesse proporre argomenti o idee. Innanzitutto vi è la pagina facebook “Etica? si grazie!”, e poi la sezione “finanza etica” del mio sito, che potete trovare velocemente se sui motori di ricerca scrivete “Finanza etica gianni girotto”. Oltre a ciò trovate l’archivio delle puntate, per poterle riascoltare o consigliare agli amici, nel sito di Blu Radio Veneto.

Bene, abbiamo davvero terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima puntata.

______________

se ti piace condivi su Facebook e/o altri siti cliccando l’immagine qui a destra Bookmark and Share Gianni Girotto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: