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Indispensabili: Un piano per salvare il Pianeta – Cap. 1) Abbiamo un problema

Posted by giannigirotto su 21 novembre 2012

Continuo ad inserire un nuovo capitolo del libro in oggetto nella mia sezione di “Indispensabili“. Il titolo come potete vedere è piuttosto ambizioso, ma non l’ho scelto io, anche se lo condivido.

D’altronde l’autore, Nicholas Stern, ha spalle e competenze sufficientemente forti per prendersi tutte le responsabilità di quanto scrive, ed io sono lieto di diffondere gli estratti/riassunti di tale pubblicazione.

Inseriamo dunque oggi il riassunto di questo capitolo, e nelle prossime settimane, come sempre, cercherò di inserire i prossimi. Non credo sia necessario dilungarsi sull’anticipazione dei contenuti, è chiaro che si parlerà di energia, agricoltura, produzione industriale, effetto serra, cambiamenti climatici già in corso, Paesi in via di Sviluppo e Paesi già sviluppati, insomma di come far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile che fermi il degrado ambientale ed anzi ripristini delle condizioni che possano garantire il miglior futuro possibile per i nostri figli e nipoti.

Buona lettura, gli altri capitoli li trovate cliccando sull’immagine di copertina qui a lato.!

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Cap. 1) Abbiamo un problema e possiamo affrontarlo

Ci troviamo in una situazione difficile e il cammino che ci aspetta è irto di pericoli. A livello elementare la scienza è sem­plice e chiara. È dai tempi della Rivoluzione industriale che non abbiamo mai smesso di emettere gas serra a un ritmo superiore alla capacità di smaltimento del pianeta, specialmente durante la rapida crescita economica ad alta intensità energetica degli ultimi sessantanni. Sono questi gas a causare il riscaldamento glo­bale, perché intrappolano il calore del sole che la superficie del­la Terra riflette Verso l’esterno. A sua volta è il riscaldamento glo­bale a provocare i cambiamenti climatici che stanno avendo un impatto diretto sul nostro stile di vita. Se andiamo avanti così, per la fine del secolo è probabile che il riscaldamento globale arrivi a toccare i 5°C in più rispetto al periodo pre-industriale, e un simile incremento di temperatura può sconvolgere il clima e l’ambiente in modo tanto grave da scatenare massicci sposta­menti di popolazione e conflitti su scala globale con il loro triste seguito di privazioni e sradicamento.
I due maggiori problemi del nostro tempo – la lotta alla po­vertà nei paesi in via di sviluppo e quella ai cambiamenti clima­tici – sono inestricabilmente legati. Fallire in uno potrebbe pre­giudicare seriamente i nostri sforzi per affrontare l’altro: la sottovalutazione dei cambiamenti climatici produrrebbe un am­biente sempre più ostile per la riduzione della povertà, così co­me cercare di affrontare i problemi climatici soffocando cresci­ta e sviluppo economico finirebbe per danneggiare, probabil­mente in modo definitivo, proprio quella cooperazione fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo, essenziale per il controllo del cli­ma. I paesi in via di sviluppo non possono permettersi di rinun­ciare alla crescita fino a quando non avremo ridotto le emissio­ni e avremo a disposizione nuove tecnologie. Paesi ricchi e poveri devono lavorare insieme a un processo di crescita meno dipendente dai composti del carbonio, robusto e a lungo termine, un obiettivo alla nostra portata, perché la crescita di oggi, con la sua alta intensità di idrocarburi, non potrà che sfociare nella autodistruzione. Cercare di creare una forzata competizione fra sviluppo economico e consapevolezza climatica significherebbe confondere gli obiettivi.
Gli scienziati hanno fatto un lavoro eccellente ordinando ra­zionalmente tutte le prove dei rischi a cui stiamo andando in­contro. Ora tocca agli analisti e ai politici di professione costrui­re le strategie capaci di ridurre quei rischi e di creare un’alternativa vitale e accattivante al percorso di sviluppo ad alto tasso di composti del carbonio che abbiamo seguito finora. Comin­ciano a delinearsi i contorni di una possibile via d’uscita. Ma a questa via si arriva con strategie e politiche basate su incentivi e opportunità per gli investimenti e lo sviluppo tecnologico; le ini­ziative di maggior peso, dunque, spettano agli investitori privati grandi e piccoli che dovranno esercitare un ruolo preminente in fase di progettazione e di pianificazione.

Quale pericolo e come rispondere
I pericoli connessi ai cambiamenti climatici non sono solo, e nemmeno in prevalenza, di natura termica. Il grosso del danno deriva infatti dall’acqua: ce ne sarà troppa (quindi tempeste, inondazioni e innalzamento del livello del mare) o troppo poca (quin­di siccità)…

Per rendersi conto della gravità di un aumento di 5°C, basta pensare che durante l’ultima era glaciale, circa diecimila anni fa, il pianeta era mediamente più freddo di adesso di 5°C… 
Il messaggio centrale di questo libro, tuttavia, non vuole es­sere di sola disperazione. Questi gravissimi rischi possono infat­ti essere ridotti drasticamente a un costo ragionevole, ma ciò può accadere solo se agiremo tutti insieme e se saremo capaci di va­rare oggi linee di politica economica chiare e ben fondate e di perseguirle nel futuro. Il costo prevedibile di un intervento in tal senso è molto inferiore al costo della non-scelta o, se si vuole, il ritardo nell’intervento si trasformerebbe in una strategia di non­crescita economica.
Il mondo a bassa intensità di carbonio, che possiamo e dob­biamo creare, sarebbe infatti molto più ricco di attraenti oppor­tunità di quello plasmato dall’attuale modo di produrre…

Un quadro di espan­sione senza limiti ci consegna un’improbabile visione del futuro, ma dobbiamo tener fermi due punti: primo, bisogna trovare il modo di migliorare il tenore di vita (Compresi sanità, istruzione e diritti civili) in modo da eliminare la povertà dal mondo; se­condo, bisogna definire uno stile di vita che possa durare nel tem­po e sia sostenibile per l’ambiente…

Dove ha fallito il mercato: Al cuore delle scelte di politica economica ci deve essere il ri­conoscimento che l’emissione dei gas serra rappresenta un falli­mento del mercato. Quando emettiamo gas serra danneggiamo le prospettive di altri e, in assenza di adeguate politiche corretti­ve, non siamo tenuti ad accollarcene i costi. Il mercato quindi fal­lisce, nel senso che il suo principale strumento di coordinamen­to, i prezzi, in questo caso fornisce un’indicazione sbagliata. In altre parole, i prezzi – per esempio del petrolio o dell’alluminio prodotto con energia ” sporca” – non corrispondono ai veri costi che la società deve sopportare per produrre o usare le merci…                
I fallimenti del mercato possono assumere forme diverse e le politiche economiche servono in gran parte proprio a correggerli. Le forme principali sono l’impossibilità di accedere a un’informa­zione completa, gli abusi di potere contrattuale e le “esternalità”. Si parla di “esternalità” quando le azioni di qualcuno possono direttamente danneggiare gli altri, come accade, per esempio, quan­do si scaricano sostanze tossiche in un fiume, si costruiscono edi­fici che sono un pugno nell’occhio o si fuma in un ristorante.
A fronte di un fallimento del mercato, la risposta giusta non è quella di abbandonare il meccanismo della domanda e dell’of­ferta, ma di agire direttamente per “ripararlo”, ricorrendo per esempio alla leva fiscale, a forme di controllo dei prezzi o all’intervento legislativo…
Le emissioni sono chiaramente un’esternalìtà e rappresenta­no quindi un fallimento del mercato, ma il loro impatto si diffe­renzia per esempio da quello della congestione o dell’inquina­mento localizzato per quattro caratteristiche fondamentali: sono di lungo periodo; sono globali; presentano un’incertezza mag­giore; si manifestano, potenzialmente, su vasta scala. Le emis­sioni di gas serra rappresentano il maggiore fallimento del mer­cato mai verificatosi…

Progettare una politica sul clima: I criteri base fondamentali per l’elaborazione delle politiche sul clima si possono sintetizzare in efficacia nel ridurre le emis­sioni, nella misura richiesta; efficienza nel contenere i costi; spirito di equità nel riconoscere le differenze di reddito, di livello tecnologico e di responsabilità storica. Prima si cominciano a mettere in atto queste nuove politiche e più tempo si avrà a dìsposizione per una risposta calma e calibrata;…
La sfida sarà particolarmente dura per i paesi in via di svi­luppo e ignorarla vorrebbe dire semplicemente gettarsi in inve­stimenti sbagliati. Invece, lo sviluppo dovrebbe contemplare l’adattamento come parte integrante. Nello stesso tempo lo svi­luppo sarà molto importante per l’adattamento stesso, dato che incoraggia la diversificazione economica e produce una forza lavoro più flessibile, entrambe antidoti alla vulnerabilità. Dallo svi­luppo possono venire anche le risorse indispensabili per investi­menti massicci e una spinta per la crescita delle conoscenze tecniche. Da tutti questi punti di vista, si vede come lo sviluppo sìa la forma più importante di adattamento.
Tutti i paesi dovranno riconfigurare le proprie economie, sia per rafforzarne la capacità di risposta agli inevitabili effetti dei cambiamenti climatici sia per ridurne il ricorso ai composti del carbonio e ridimensionare così il rischio ambientale per il futu­ro. Si tratta di gestire un’economia degli investimenti e della cre­scita in una prospettiva che preveda sia l’adattamento sia la ri­duzione del rischio ambientale.
A dirigere questa azione devono essere chiamati i più alti li­velli istituzionali dei vari Paesi, perché solo così si può ottenere il grado di reciproca comprensione e raggiungere le concessioni e i compromessi indispensabili per arrivare a un accordo globale…

 

Gli altri capitoli riassunti li trovate qua…

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