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Indispensabili: Il Cittadino Scomodo

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2013

Ho letto questo libro, stampato nel 1980, 25 anni fa, su consiglio di una brava persona da sempre impegnata nella politica “vera” nel senso di etica. Oggi che siamo in vista di una nuova tornata elettorale penso sia opportuno farlo conoscere a quante più persone possibile, e quindi lo inserisco nella mia sezione “Indispensabili“.

Bertuzzi è stato per molti versi molto simile a Beppe Grillo, ma parliamo di 30-35 anni fa, quindi i tempi erano diversi. Non aggiungo altro se non la prefazione e l’introduzione del libro stesso, se le leggerete vedrete che vi verrà voglia di leggere l’intero libro.

Di seguito i link alla prima parte, seconda parte e terza parte che ho trovato in Internet.

Buona lettura.

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Nei miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, dall’impiegato dietro lo sportello dell’ufficio postale, sino al ministro, nei miei molti anni di esercizio del difficile mestiere di cittadino, ho provato a essere cortese, ma con scarsi, anzi scarsissimi risultati. Ho provato anche a essere cortese e deferente, ma peggio ancora. Allora ho cambiato registro. E dopo essermi per bene studiata la Costituzione della Repubblica Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, oltreché il Codice Penale, autentici manuali di insegnamento dell’arte marziale di essere cittadini protagonisti e non sudditi in democrazia, mi sono caricato di dignitosa aggressività civica nella difesa dei diritti dell’uomo e del suo ambiente.
Così, senza velleitarismi, ma con la consapevolezza che il cittadino è il vertice dell’edificio democratico, ho affrontato tutti i miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, partendo dal concetto fondamentale che l’unico potere in democrazia è il potere di noi cittadini: il potere civico.
Errato e diseducativo sarebbe il ritenere e l’affermare che la democrazia poggia sui poteri legislativo, esecutivo, presidenziale e giudiziario. Perché questi, come del resto è anche scritto nella Costituzione, non sono poteri ma semplicemente funzioni al servizio del popolo che la Costituzione stessa riconosce sovrano, imponendo financo alla Magistratura di amministrare la giustizia non più in nome del Principe, ma « in nome del popolo ».
Nei miei comportamenti mi sono anche imposto di non trascurare quelli minori, specie quando olezzano di servilismo come per esempio l’aggettivare « onorevole » o « eccellenza » un parlamentare o un ministro. Semmai, sono loro che dovrebbero deferentemente «onorevolizzare» noi cittadini che li abbiamo eletti e stipendiati per godere dei loro servizi, purtroppo molto spesso male o addirittura disonestamente eseguiti.
Le mie relazioni con i cosiddetti «Signori del Palazzo», salvo qualche emblematico caso umano, si riferiscono a interessi pubblici di rilevante importanza, quali la difesa delle dignità e dei diritti dell’uomo e la salvaguardia dell’ambiente.
Relazioni, per lo più epistolari, ma talvolta anche telefoniche o dirette in incontri casuali o predisposti come quelli dimostrativi della mia «Operazione Roma» alla quale in questo libro sarà dedicato un intero capitolo.
Io credo molto nell’utilità della corrispondenza in democrazia, anche per manifestare a chi esercita funzioni pubbliche, a seconda dei casi, il proprio consenso o il proprio dissenso.
State pur certi, amici lettori, che per quanto male funzioni il nostro servizio postale, le lettere dei cittadini a un sindaco o a un ministro, sia che lo plaudano o lo contestino, esercitano sempre una funzione importantissima. Sicché, come già ha scritto Nantas Salvalaggio sul quotidiano «Il Giorno» del 31 maggio 1979, recensendo il mio libro intitolato Scusate Signori del Palazzo, edito da Rizzoli, potremmo dire che tutti i cittadini dovrebbero essere sempre a “penna in resta”.

Per dire cioè che tutti dovrebbero esercitare i propri diritti democratici, non soltanto con il voto, ma anche con la corrispondenza. Questa, quando manifesta un plauso o una disapprovazione, non è corrispondenza che richieda sempre una risposta. Ma anche quando si riferisca a una precisa e motivata istanza, non sempre, ovvero quasi mai il destinatario risponde per maleducazione civile e democratica. La risposta è tanto più probabile quanto più il cittadino mittente è carico di dignitosa aggressività civica. Quando poi quel cittadino, con una lunga milizia di impegno civico nella cosa pubblica ha saputo costruirsi un forte potere civico e quindi per la sua credibilità è molto rispettato, se non temuto, da chi esercita funzioni pubbliche, allora la risposta potrà tardare, ma alla fine, sia pure dopo molti solleciti, giungerà completa ed esauriente.
Le pagine che seguiranno, curate da Giorgio Medail autore di quello spiritosissimo libro pubblicato dalla SugarCo nel 1978 con il titolo “L’onorevole cittadino e il suo segreto potere”, e la cui lettura è sempre di viva attualità, sono pagine con il racconto delle mie ultime azioni.
La più significativa di tutte è forse quella già ricordata con il nome « Operazione Roma ». Un’operazione civica insolita e provocatoria insieme, la cui importanza non è da ritrovarsi nelle discussioni avute con i vari ministri da me convocati e riguardanti gli specifici problemi operativi dei loro singoli Dicasteri. L’«Operazione Roma» ha infatti significato un’apertura verso una più corretta interpretazione della nostra Carta Costituzionale. Si è così finalmente sancito il primato del cittadino in contrapposizione al subordine di chi è stato eletto all’esercizio di funzioni pubbliche. Forse ha dato inizio a quell’auspicata seconda Repubblica, senza i traumi di pericolose modifiche alla Costituzione, ma semplicemente interpretandola quale messaggio che riscatta il suddito alla dignità di principe e magistrato in democrazia.

Le tre gerarchie
Per meglio chiarire le idee sulla collocazione del cittadino nel contesto di un sistema democratico, esporrò innanzitutto la gerarchia del cerimoniale.
Le norme del cerimoniale fissano un ordine di precedenze stabilito con la circolare del 26 dicembre 1950 della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo il presidente della Repubblica, seguono nell’ordine i presidenti delle due Camere (tra i due presidenti ha la precedenza il più anziano in età), quindi il presidente del Consiglio dei Ministri, i vice presidenti delle due Camere, i ministri segretari di Stato, i sottosegretari di Stato ecc..
Ma se esaminiamo anziché la gerarchia del cerimoniale, la gerarchia democratica quale deriva dall’attenta lettura della nostra Costituzione, noteremo che la sovranità appartiene al popolo. Quindi il singolo cittadino è al vertice dell’ordine democratico in quanto è l’unico detentore di un potere in democrazia: il potere civico. Tutte le altre essendo definite dalla stessa Carta Costituzionale semplici funzioni al servizio retribuito del popolo sovrano.
Ma, oltre alla gerarchia del cerimoniale e alla gerarchia democratica, ritengo si possa considerare una terza gerarchia: la gerarchia economica.
In una Nazione, considerata nella sua struttura economica, a tutti deve precedere il cittadino lavoratore della terra in quanto è l’unico che veramente produce e infatti la sua viene definita attività primaria. Seguono tutti gli altri cittadini lavoratori che direttamente o indirettamente sono impegnati in altre attività produttive, quelle industriali definite secondarie e infine, per ultime, quelle terziarie, riguardanti i servizi tra i quali anche quelli relativi alle funzioni pubbliche di tutti i livelli, presidenziale, ministeriale, ecc..

Sull’ironica arroganza

Qualcuno potrà definire arroganti alcuni miei comportamenti e irriverente l’ironia di Medail. Ma dopo tanti anni di arroganza del cosiddetto potere nei confronti di noi cittadini, ritengo che sia giunto il momento per i Signori del Palazzo di sopportare un po’ di arroganza civica, un’arroganza peraltro ben diversa, in quanto sempre scoperta e mai protetta dalle immunità parlamentari, come l’arroganza di chi sta nel Palazzo.

Mi è stato chiesto quale sia il motore che anima tutto il mio impegno civico in un modo così rilevante da essere oggetto di commenti e interviste non soltanto in Italia, ma all’estero, per esempio sul « Washington Post » del 15 gennaio 1979, quello del Watergate e sul londinese « Guardian » del 26 luglio 1979.

Ho già ricordato in altre occasioni che tutti gli animali, dai gallinacei ai felini, dalle scimmie antropomorfe all’uomo, hanno due caratteristiche biologiche insopprimibili: l’aggressività e l’esibizionismo. Si tratta di due motivazioni che, se non amministrate dall’intelligenza, divengono negative e stupide come l’aggressività distruggente di un elefante arrabbiato nella foresta o l’esibizionismo stupido di un gallo ruspante.

L’aggressività va amministrata in direzioni costruttive, anziché distruttive, e allora diventa una caratteristica di singolare importanza nell’esercizio dei diritti civici in democrazia.
Altrettanto l’esibizionismo, intelligentemente inteso come esibizione di civili comportamenti, è pur esso un fattore che fa crescere in dignità e in rispetto chi lo esercita.
Ma per essere protagonisti e non semplici comparse in democrazia, per essere cittadini in piedi e non sudditi in ginocchio, non bastano l’aggressività e l’esibizionismo anche bene amministrati: è necessario pensare non solo a se stessi, ma anche e soprattutto agli altri e alla cosa che a tutti appartiene, a quella che gli antichi romani chiamavano « res publica ».
Alberto Bertuzzi

INSTRODUZIONE

Nell’era sonnolenta che gli scienziati del sociale definiscono del « riflusso », mi ritrovo per la seconda volta seduto a un grande tavolo, accerchiato da ordinate cartelline che raccolgono, con la puntigliosa pignoleria di sempre, i documenti delle gesta civiche del cittadino Alberto Bertuzzi.

Quando circa due anni fa scrissi un primo volume (L’onorevole cittadino e il suo segreto potere, SugarCo, 1978) sulla storia di questo rarissimo esemplare della razza umana, non immaginavo di certo che nel giro di pochi mesi la sua popolarità e la sua forza d’urto sarebbero aumentate al punto da trasformarlo in una sorta di castigamatti temuto e rispettato da tutti gli ambigui abitatori del Palazzo. Ma c’è di più: ciò che Bertuzzi ha seminato in questi anni, sta dando ora i suoi primi frutti. Un numero sempre maggiore di cittadini sta scoprendo il fascino indiscreto e inebriante di non essere più dei sudditi ma degli uomini, liberi di scrutare negli occhi da pari a pari coloro che, in virtù nostra, detengono il cosiddetto potere. Perché potere non è, ma semplice « funzione prò tempore ».

Forse, in un futuro non lontano, questa ondata che ci sospinge verso il « privato » si rivelerà come salutare abbandono delle grandi parrocchie. Di quelle che organizzano gli ormai stanchi cortei del consenso o dissenso decretando la fine dell’era delle religioni e dèlie ideologie che dividono il mondo in buoni e cattivi. Per lasciare, spazio al cittadino che interviene, anche direttamente e privatamente, nelle questioni pubbliche, imbracciando quella micidiale arma inaspettatamente ritrovata tra le ingiallite pagine della Costituzione Italiana. Anche le forze politiche organizzate ne potranno trarre giovamento. Della storia e dell’attività del cittadino Alberto Bertuzzi è ormai stato detto e scritto quasi tutto; la sua è una popolarità vera, fatta del consenso e della simpatia di tanti semplici cittadini che a migliaia gli scrivono e lo seguono nelle sue azioni civiche.
D’altra parte il Nostro è ormai popolarissimo fra gli uomini del potere che, in cuor loro, probabilmente, lo maledicono ma che, per dimostrarsi buoni democratici, sono costretti a rispondergli educatamente dichiarando a denti stretti la loro stima.
Questo libro vuole appunto mettere in evidenza come reagiscono coloro che nidificano nel Palazzo quando vengono tirati in ballo da un semplice, per quanto terribile, cittadino. Come rispondono, fino a che punto sono sinceri o diplomatici, come considerano i cittadini, che li hanno delegati a gestire le pubbliche funzioni, e, infine, se nel loro cervello si è radicata una vera disponibilità al dialogo, al costume democratico di avere qualcuno che impunemente gli faccia i conti in tasca.
In altri tempi se un suddito imprudente osava dire una parola di più al proprio sovrano, gli veniva subito tagliata la lingua se non la testa. Ora, anche se le cose sono ufficialmente cambiate, nella pratica e nel comportamento di molti inquilini del Palazzo è rimasta la pessima abitudine di considerare lo Stato come una cosa loro, dove, in accordo con questo o quel partito, tutto sia lecito, trattando, nei fatti, il popolo bue con arroganza e disprezzo.
In queste pagine vedremo come il cittadino Bertuzzi aiuta i riottosi e i testardi a indossare l’abito trasparente della democrazia.

Giorgio Medail

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Una Risposta to “Indispensabili: Il Cittadino Scomodo”

  1. GiornAldoProfZolfino said

    CI STANNO PORTANDO DOPO L’ESASXAZIONE,LA RIVOLTA CONTRO LE LOBBY ED AL SUICIDIO E VARIE TANGENTOPOLI,ALLA FALSITà DELLA POLITICA E NEASASUN REAGISCE?MA L’ANTICORRUZIONE ALLORA A CHE VALE ?MIKA COME CREDE LA GENTE SFINITA E DISSANGUATA A UN TAMPONE DI FALSITà?IL GIUGLIANESE CANTONE QUAN DO SI AUTOPROBLAMA AUTHORITYCON UN POLL CHE FA PIAZZA PULITA E METTA UN GOVERNO PROVVISORIO DI RISANAMENTO CIVILE NAZIONALE?O CI VUOL PROPRIO IL CORSO E RICORSO STORIXCO VICHIANO RIVOLUZIONARIO CHE TUTTI SANNO BENE MA CHE SEMX LA FORZA DEL MALE PREValga?io ho fiducia e chwe si acceleri il nuovo rinascimento del vate 50esco Velardiniello del sec XVI;altrimenti saremo tutti corrtotti e xci manca poco….su questi eniormi esempi che x rompere un bikkiere ci vuol un secondo mentre x risanarlo ahe….campa casvallo……..magistrati datevi na mossa ma subito e xmanentemente e cAPILLARMENTE

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