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Indispensabili: Un piano per salvare il Pianeta – Cap. 6) Le politiche di riduzione delle emissioni

Posted by giannigirotto su 31 gennaio 2013

Continuo ad inserire un nuovo capitolo del libro in oggetto nella mia sezione di “Indispensabili“. Il titolo come potete vedere è piuttosto ambizioso, ma non l’ho scelto io, anche se lo condivido.

D’altronde l’autore, Nicholas Stern, ha spalle e competenze sufficientemente forti per prendersi tutte le responsabilità di quanto scrive, ed io sono lieto di diffondere gli estratti/riassunti di tale pubblicazione.

Inseriamo dunque oggi il riassunto di questo capitolo, e nelle prossime settimane, come sempre, cercherò di inserire i prossimi. Non credo sia necessario dilungarsi sull’anticipazione dei contenuti, è chiaro che si parlerà di energia, agricoltura, produzione industriale, effetto serra, cambiamenti climatici già in corso, Paesi in via di Sviluppo e Paesi già sviluppati, insomma di come far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile che fermi il degrado ambientale ed anzi ripristini delle condizioni che possano garantire il miglior futuro possibile per i nostri figli e nipoti.

Buona lettura, gli altri capitoli li trovate cliccando sull’immagine di copertina qui a lato.

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Cap. 6) Le politiche di riduzione delle emissioni

La sfida consiste nell’individuare una serie di principi e di politiche efficienti, efficaci ed eque che possano guidare l’azione sia sul piano intemo sia per il raggiungimento di un accordo globale. Se questo accordo globale non vedrà la luce, avremo condannato le generazioni future a vivere in un mondo sempre più rischioso; se non sarà efficace, avremo solo sprecato risorse e forse compromesso le possibilità di sostegno agli interventi per ridurre le emissioni, e se non sarà un accordo equo, non solo si consumerà l’ennesima ingiustizia nei confronti delle nazioni più povere, ma avremo anche messo a rischio la coalizione internazionale per l’intervento, essenziale per il suo successo.

Prezzi e mercati: Perché dobbiamo mettere i prezzi al centro della nostra politica per le emissioni? Per due ragioni, in generale. Primo, una scelta opportuna dei prezzi può incentivare produttori e consumatori a fare qualcosa, per esempio a ridurre le emissioni. Si tratta in altre parole di correggere l’esternalità (le emissioni) incorporando nel prezzo di un bene non solo il costo di materie prime, lavoro, capitale e di tutto quanto viene impiegato per la sua fabbricazione, ma anche il costo dei danni connessi alle emissioni generate nella fabbricazione e nel consumo di quel bene. In questa prospettiva il “prezzo del carbonio” dovrebbe riflettere il costo sociale marginale (Marginal Social Costs, Msc) dei gas serra, ossia il costo rappresentato per la società dalla dispersione in atmosfera di un’ulteriore unità di emissioni. Si tratta sémplicemente del concetto che “chi inquina deve pagare” espresso nel gergo dell’economia.

In secondo luogo, i prezzi possono aiutarci ad arrivare alla riduzione dei gas serra nel modo più economico possibile, cioè mantenendo bassi i costi dell’intervento. Associando un prèzzo anche alle emissioni, infatti, abbiamo la garanzia che, almeno in linea di principio, verranno sfruttate tutte le opportunità di riduzione delle emissioni che abbiano un costo inferiore a quel prezzo…

… non possiamo fare la scelta semplicistica di limitarci a mettere una tassa commisurata al danno marginale stimato per i gas serra, lasciando ai mercati il compito di far funzionare le cose. Chi ha la responsabilità di vagliare e valutare le scelte politiche dovrebbe costantemente assicurarsi che il Msc, cioè il costo della riduzione, sia più ò meno lo stesso per tutte le opzioni tecniche possibili, e che il suo valore medio sia approssimativamente eguale al Msc, cioè alla stima del costo sociale dell’emissione. Questa seconda condizione, per quanto necessaria e importante, è destinata a rivelarsi sempre imprecisa a causa dell’ampio ventaglio di possibili valori per il Msc…

In linea generale, tre sono gli strumenti di politica economica a cui si può pensare di ricorrere per associare un prezzo alle emissioni di gas serra: il primo è l’imposizione di una tassa (la carbon tax) che, evidentemente, determina direttamente il prezzo dell’emissione; il secondo consiste nella commercializzazione di un certo numero di permessi di emissione inizialmente fissa­to dal governo assieme alla loro distribuzione che, attraverso la serie di scambi che segue l’immissione sul mercato, definiscano il prezzo in base alla legge della domanda e dell’offerta; il terzo consiste nell’adozione di normative o di specifiche tecniche che impongano l’impiego di macchinari o processi con emissioni ridotte ma più costosi, così che il prezzo delle emissioni sia dato, implicitamente, dal rapporto fra il costo extra affrontato e la riduzione delle emissioni ottenuta…

… La tassazione presenta però tre grossi svantaggi che assumono particolare importanza in questo contesto. Innanzitutto non garantisce con certezza il livello di riduzione delle emissioni, dato che la stima della risposta all’imposizione di una tassa è sem­pre imprecisa e spesso viziata dal manifestarsi di ritardi anche lunghi nell’adeguamento, per cui capita che passino anni prima che ci si renda conto che una certa tassa è molto meno efficace di quanto si era valutato nella riduzione della domanda che è chiamata a contenere. Nel frattempo possono verificarsi emissioni tali da aumentare l’accumulo in atmosfera per i prossimi secoli. In secondo luogo, è difficile coordinare a livello internazionale la politica della tassazione, dato che ogni paese si mostra sempre protezionista in materia fiscale. Infine i contribuenti generalmente non credono che il governo destini effettivamente il prelievo fiscale all’uso per cui è stato istituito. La convinzione più diffusa è sempre che non si tratti “che di un altro pretesto per aumentare le tasse”, oppure che si tratti di una “tassa occulta” e nessuno vuol credere che il provvedimento sia bilanciato da riduzioni di altre tasse o del costo dei prestiti, né che il gettito verrà speso bene…

Stéfane Dion, ex leader del Partito liberale canadese, ha sostenuto che “va tassato quello che la gente brucia, non quello che gente guadagna”. Questa semplice ma forte parola d’ordine cerca proprio di rendere chiaro ai cittadini come verranno usate le entrate provenienti da tasse “ecologiche”, in questo caso per una parallela riduzione delle imposte sul reddito…

… Lo scambio di “quote” di emissioni di carbonio può essere de­scritto come l’opposto della tassazione. In questo caso, infatti, il governo si limita a fissare il livello delle emissioni e, sulla base di questo dato, sarà il mercato a definire il prezzo. Invece nella tas­sazione è il governo a fissare il prezzo delle emissioni e, su que­sta base, è il mercato a determinarne la quantità. È uno schema speculare, in cui ai vantaggi del sistema delle quote corrispon­dono svantaggi del sistema fiscale e viceversa. Le quote consen­tono una certezza maggiore sul quantitativo finale di emissioni, dato che questo è imposto dal governo; e in tema di gas serra la quantità è un parametro determinante che, come abbiamo visto nel capitolo 2, definisce, attraverso l’aumento della concentra­zione, la severità dei rischi a cui si va incontro. Il rovescio della medaglia è costituito dall’incertezza del prezzo delle emissioni che, invece, viene fissato rigidamente se si usa la leva fiscale. Non è possibile, in un mondo dominato dall’incertezza, fissare sia la quantità sia il prezzo.

Un altro vantaggio del sistema delle quote e della loro com­ercializzazione è quello di promuovere a livello internazionale un flusso di “carbodollari” dal settore privato delle economie dei Paesi ricchi verso i paesi poveri, un dato di grande importanza per arrivare a un accordo globale. Il sistema delle quote è invece meno appetibile dal punto di vista amministrativo quando si trat­ta di controllare settori dominati dalla piccola industria, mentre funziona sicuramente meglio quando si tratta di aziende o impianti di grandi dimensioni…

Il sistema delle quote presenta infine un altro vantaggio di notevole importanza, I prezzi del gas e del petrolio sono condi­zionati da potenti azioni oligopolistiche e sarebbe ingenuo pen­sare che sul mercato di queste risorse i prezzi naturali (cioè al netto delle tasse) coincidano con i costi marginali. Quindi è dif­ficile prevedere l’influenza che una tassazione ad hoc potrebbe avere su tali prezzi, e questo è un argomento forte a favore delle quote, dato che al punto in cui ci troviamo non possiamo permetterci scelte sbagliate.

Il ricorso all’adozione di normative o di specifiche tecniche può essere vantaggioso nelle situazioni in cui le misure che ri­corrono al mercato si rivelano difficili o troppo lente oppure nel caso in cui siano decisive le economie di scala e l’affidabilità del­la tecnologia. Ci sono normative nate per scopi diversi da quel­lo del controllo del riscaldamento globale, come l’adozione del­le marmitte catalitiche per ridurre l’inquinamento delle auto­mobili oppure là messa al bando del piombo dalla benzina per salvaguardare la salute infantile, che si sono rivelate più effica­ci, e sono probabilmente anche più economiche, di un’eventua­le tassa su questi specifici agenti inquinanti. Laddove i fabbri­canti sanno che queste normative tenderanno a essere globali e di lungo termine, tutte le automobili vengono progettate in mo­do conforme, vengono abbattuti i relativi costi e i risultati arri­vano rapidamente. E spesso le normative si rivelano molto me­no costose delle previsioni fatte dagli industriali: per esempio, negli Usa, nell’ambito del programma per il controllo delle emis­sioni dei veicoli della Environmental Protection Agency; l’aumento dei prezzi previsto dai fabbricanti di auto per ade­guarsi alla normativa si è rivelato da due a sei volte maggiore di quello poi verificatosi in pratica.

Per trovare la corretta miscela di questi tre tipi di possibili politiche, bisogna considerare attentamente le particolari circo­stanze in cui ci si trova a operare…

Nei piani per la commercializzazione delle emissioni si ma­nifestano relazioni complesse e determinanti per il loro succes­so: anche in questo caso si vede quanto contino i dettagli. In un libro breve e dall’argomento vasto come questo non tutti posso­no essere esaminati con l’accuratezza che meriterebbero. Voglio però passare in rassegna tre di questi punti cruciali, fra loro col­legati: come distribuire i certificati; còme rendere i prezzi tra­sparenti; come rendere il commercio internazionale…

… Il quantitativo totale di certificati allocati e la corrispondente riduzione totale delle emissioni devono essere chiaramente indicati e, perché i prezzi possano spingere a ridu­zioni significative, l’entità di queste ultime deve essere già “con­tenuta” nelle allocazioni stesse.

… L’estensione a livello internazionale della commercializza­zione dei certificati è un altro punto di capitale importanza, per­ché il flusso finanziario privato messo in azione dal mercato del­le emissioni consentirà di coinvolgere nel patto globale alcuni paesi in via di sviluppo…

Lo sviluppo di un mercato per lo scambio di certificati fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo è cruciale, ma deve preve­dere due tappe. La prima consiste nell’impostazione di uno scam­bio unilaterale, del tipo già oggi previsto dal Clean Development Mechanism (Cdm), ma organizzato con strutture differenti. Uni­laterale significa che un’impresa di un paese in via di sviluppo può ricevere crediti per ridurre le emissioni rispetto a un deter­minato riferimento, ma non viene penalizzata se supera, entro una certa misura, il riferimento stesso. Il riferimento del Cdm è definito per un’impresa dalle emissioni presumibili in base al suo comportamento passato, mentre per quanto riguarda le nuove tecnologie fa fede una lista di progetti d’eccellenza appositamente definita. Fra questi, per esempio, la costruzione di centrali idroe­lettriche in Sudafrica da parte di un gruppo inglese, oppure la ge­nerazione di elettricità dal metano proveniente dalle miniere di carbone finanziata in Cina da una banca di investimenti tedesca…

Come sviluppare la tecnologia: … Gli inve­stimenti pubblici nell’attività di ricerca e sviluppo e nell’accele­razione dello sfruttamento delle nuove tecnologie sono partico­larmente giustificati nell’ambito della lotta ai cambiamenti cli­matici non solo perché in questo campo è importante apprende­re dall’esperienza, ma anche per l’estrema urgenza che abbiamo di nuove idee, considerati i rischi gravissimi a cui andiamo in­contro. Questo è ancora più vero per le tecnologie più innovati­ve e per quelle ancora lontane dall’applicazione su scala indu­striale; è proprio qui che il funzionamento del mercato privato potrebbe rivelarsi particolarmente deludente, dato l’elevato fat­tore di rischio di questi investimenti nella ricerca.

Ci sono diverse strade per incoraggiare un rapido sviluppo di tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni. Per quel­le che richiedono ancora molto lavoro di base a livello di ricerca è sviluppo sono necessari l’intervento e la guida da parte di università e centri di ricerca; bisogna però dare ai ricercatori uni­versitari il tempo necessario per portare a termine il loro lavoro, finanziare i programmi che interessano le aree più promettenti oltre che il trasferimento dei risultati accademici alle applica­zioni pratiche su scala industriale. Si tratta di passaggi che per essere gestiti al meglio devono vedere incoraggiata la comparte­cipazione di capitali pubblici e privati. Un esempio di priorità nella ricerca, molto importante per le politiche sul clima, è rap­presentato dagli studi sull’accumulo dell’energia, che interessa­no tecnologie diverse, che vanno dai nuovi tipi di batterie (na-nobatterie comprese) alla generazione e l’accumulo di idrogeno, all’accumulo mediante pompaggio o riscaldamento dell’acqua e così via. Altre priorità in campo climatico sono il fotovoltaico con nuovi materiali, i biocarburanti, il potenziamento della fotosin­tesi e il nucleare. E di queste nuove vie tecnologiche se ne apri­ranno sempre di più…
… A fronte di queste priorità è preoccupante il progressivo di­simpegno della spesa pubblica dalle attività di ricerca e sviluppo nel settore energetico…

… L’avvio di un’inversione di tendenza di questo declino della spesa pubblica e privata nella ricerca è diventato un’urgente priorità, anche se non è facile specificare un obiettivo a causa dei tem­pi lunghi necessari per un’espansione delle attività di ricerca e sviluppo e della difficoltà di valutarne economicamente i risul­tati.

… Per chi investe, il sistema a tariffa differenziata offre la garanzia che il prezzo del­l’elettricità proveniente da una specifica fonte rimarrà costante per un periodo lungo, diciamo un decennio, trascorso; il quale en­tra in funzione una revisione del prezzo secondo regole precise-Questo sistema di tariffe differenti a seconda della fonte energe­tica utilizzata ha funzionato egregiamente in diversi paesi, come la Germania, la Spagna, il Portogallo e l’Austria, che sono così riusciti rapidamente ad allargare l’impiego di fonti alternative. Anche la concorrenza ne ha tratto vantaggio, grazie all’ingresso sul mercato di nuovi produttori, attratti dalla certezza del rendi­mento. Naturalmente il prezzo differenziato non spiega tutto, si è dimostrato anche importante facilitare l’accesso alla rete di di­stribuzione di nuovi fornitori, anche piccoli e sparsi sul territo­rio. Importanti sono inoltre la politica di pianificazione e la nor­mativa del settore…

Come arrivare all’elettricità a carbonio zero: il caso della Germania

Nell’ultimo ventènnio la produzione di energia eolica in Ger­mania è cresciuta rapidamente é il paese è passato dalla insigni­ficante capacità del ì 991 ai 23.000 MW del 2007… circa il 7 per cento del totale dei consumi elettrici del paese (dati del 2007)… Questa rapida e con­tinua crescita è dovuta àgli sforzi fatti dal governo per sostenere la generazione di elettricità a basso carbonio… Quello tedesco è un esempio molto chiaro della linea che un go­verno dovrebbe seguire per sostenere la transizione verso la ge­nerazione di energia elettrica a emissioni praticamente nulle.

… il potenziale di riduzione delle emis­sioni attraverso un aumento dell’efficienza degli edifici e degli impianti industriali è notevole, e altrettanto significativo è il con­tributo che il riciclo sta già dando al contenimento delle emis­sioni. In realtà, si fatica ad apprezzare le reali dimensioni di que­sto contributo, diventate uno dei “segreti meglio conservati” nel­la sfera dell’energia e dei cambiamenti climatici. A livello globa­le, già oggi il riciclo ci fa risparmiare emissioni pari al 67 per cen­to di quelle del trasporto aereo; in termini di valore, circa il 40 per cento delle materie prime che usiamo proviene dal riciclo e, nel caso dell’alluminio e dell’acciaio il risparmio energetico per tonnellata riciclata è pari rispettivamente all’80 per cento e al 95 per cento dell’energia per tonnellata “nuova”. In questo quadro è evidente il grande contributo che può venire dall’impiego di tec­nologie avanzate per separare i rifiuti…

Comunità progettazione urbana e trasporti pubblici: La struttura delle nòstre città e i prezzi dei trasporti pubbli­ci sono evidentemente temi politici di vitale importanza, con ef­fetti potenzialmente enormi sull’efficienza con cui usiamo il tem­po e l’energia…

Un’impostazione sostenibile della politica urbanistica e del trasporto pubblico dovrebbe prevedere le seguenti azioni:

1. Tassare le emissioni.

2. Tassare la congestione del traffico in modo da costringerci à usare più efficientemente le infrastrutture e contempo­raneamente incoraggiare il trasporto condiviso, per esem­pio riservando corsie per le auto con più passeggeri.

3. Cercare di migliorare in modo molto più netto l’efficienza energetica.

4. Investire di più nel trasporto pubblico, pur con la dovuta attenzione ai costi e all’efficienza.

5. Rendere più sicuro e più facile l’uso della biciclétta.

6. Regolare l’espansione delle città e migliorarne la struttu­ra, facendo particolare attenzione a che i cittadini non ab­biano necessità di usare l’auto quotidianamente.

7. Semplificare le procedure per autoprodurre energia e ven­derla alla rete elettrica.

8. Considerare la possibilità della distribuzione combinata di energia e calore: con particolare attenzione alle strut­ture decentrate per la generazione di energia.

9. Incoraggiare le iniziative imprenditoriali locali che consentono alla gente di recarsi al lavoro viaggiando di me­no e in tempi più contenuti.

10. Incoraggiare e facilitare il riciclo dei rifiuti.

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Gli altri capitoli riassunti li trovate qua…

Ricordo che trovate tra gli indispensabili anche il libro per passare alla pratica di quanto su esposto, cioè “Blue Economy“, che parla appunto di come modificare tutto il nostro sistema di produrre, coltivare e consumare, in maniera ecosostenibile, su scala industriale beninteso e non a livello di sperimentazione bensì produzione in serie.

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