Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Indispensabili: Un piano per salvare il Pianeta – Cap. 7) Cittadini, aziende, comunità: la forza dell’esempio

Posted by giannigirotto su 19 marzo 2013

Continuo ad inserire un nuovo capitolo del libro in oggetto nella mia sezione di “Indispensabili“. Il titolo come potete vedere è piuttosto ambizioso, ma non l’ho scelto io, anche se lo condivido.

D’altronde l’autore, Nicholas Stern, ha spalle e competenze sufficientemente forti per prendersi tutte le responsabilità di quanto scrive, ed io sono lieto di diffondere gli estratti/riassunti di tale pubblicazione.

Inseriamo dunque oggi il riassunto di questo capitolo, e nelle prossime settimane, come sempre, cercherò di inserire i prossimi. Non credo sia necessario dilungarsi sull’anticipazione dei contenuti, è chiaro che si parlerà di energia, agricoltura, produzione industriale, effetto serra, cambiamenti climatici già in corso, Paesi in via di Sviluppo e Paesi già sviluppati, insomma di come far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile che fermi il degrado ambientale ed anzi ripristini delle condizioni che possano garantire il miglior futuro possibile per i nostri figli e nipoti.

Buona lettura, gli altri capitoli li trovate cliccando sull’immagine di copertina qui a lato.

_______________________________________________

Cap. 7) Cittadini, aziende, comunità: la forza dell’esempio

I cittadini, le aziende e le comunità non devono limitarsi ad aspettare che i governi prendano le decisioni e facciano le scel­te. Ci sono molte cose che anche loro possono e devono fare per rispondere ai rischi e alle opportunità che i cambiamenti clima­tici portano con sé, lavorando insieme e attivandosi politicamente per fare pressione sul governo affinché decida di intervenire su scala adeguata.

Una constatazione che mi è continuamente capitato di fare nel corso della mia vita professionale è come la forza dell’esem­pio sia un formidabile catalizzatore per motivare all’azione con­creta… quan­do mi capitava di illustrare a livellò governativo una possibile opzione di politica economica, i ministri delle Finanze o i primi mi­nistri che mi ascoltavano facevano quasi sempre la stessa do­manda: “C’è qualcuno che ha già provato a fare così?”. Non c’è discorso che valga quanto vedere con i propri occhi un altro che riesce a fare bene una cosa, e gli esempi riportati qui di seguito non sono che una piccola selezione di singoli cittadini, aziende e comunità che hanno fatto, bene, la cosa giusta.

Individuare le opportunità e motivare comportanienti consapevoli
Il capitolo inizia con una serie di suggerimenti piuttosto noti su lampade a basso consumo, migliore isolamente dell’edificio, auto/moto più efficenti ecc. ecc…
In uno studio della Food and Agricolture Organisation (Fao), l’Onu calcola che, a livello mondiale, la quota delle emissioni di gas serra dovuta alla produzione di carne è pari al 18 per cento, mentre quella dovuta ai trasporti è “solo” del 13 per cen­to.
… Cosa bisogna fare allora per invogliare le persóne a cambiare le lord abitudini, i loro comportamenti e le loro de­cisioni d’acquisto?
Per motivare le persone a fare scelte responsabili bisogna che queste siano rese facili e che ci siano esempi pratici da imi­tare. Per esempio, non basta convincerle della convenienza di migliorare l’isolamento termico della casa, bisogna anche che nei supermercati locali si trovino facilmente i materiali neces­sari, che sia reperibile personale specializzato, che il governo offra prestiti significativi con un iter semplice e rapido, che le banche facciano crediti agevolati…
… È di grande importanza riuscire a proporre, alternative nel settore dei trasporti, in assenza delle quali invitare semplicemente la gente a usare meno l’automobile risulta inefficace; Un sistema conveniente di trasporti pubblici a prezzi competitivi può trasformare le abitudini di spostamento della popolazione, come dimostrano i nuovi sistemi di metropolitane che si stanno instal­lando in molte parti del mondo, Pechino e Delhi comprese. A Lon­dra il miglioramento della rete urbana degli autobus ha prodot­to un fotte aumento di passeggeri. Per rendere la bicicletta più sicura e spingere a usarla ci vogliono piste ciclabili sicure e ade­guate norme di traffico. A Parigi ha avuto un grande successo il servizio pubblico di noleggio biciclette Velib e molte altre città europee stanno seguendo il suo esempio. In America latina, a Bogotà, la dipendenza dall’automobile degli abitanti, e di conse­guenza le emissioni, sono state ridotte dalla creazione della Ck ciò Ruta, una vasta rete di piste ciclabili.
… nel mondo in via di sviluppo è meno diffusa la consapevolezza del legame fra il rischio fisico immediato e i cambiamenti climatici e ciò costituisce l’ostacolo principale a che le famiglie contadine povere possano rafforzare le proprie difese contro questo tipo di minacce. L’Onu ha sviluppato vari programmi educativi come il Climate Outreach Programme dell’United Nations Environment Programme (Unep) sostenuto dall’Unfccc, un progetto che suggerisce ai governi co­me sviluppare la consapevolezza a livello nazionale e che sostie­ne gli sforzi delle organizzazioni non governative per inviare mes­saggi corretti e accessibili sulle implicazioni del lavoro dell’Ipcc. Pensando soprattutto al processo di apprendimento dall’espe­rienza, l’Onu ha anche sviluppato un sito web per la condivisio­ne di esperienze in tema di adattamento, l’Adaptation Learning Mechanism (www.adaptationlearning.net), che qon una dotazio­ne di un milione di dollari raccoglie e diffonde esperienze e stu­di su casi specifici.

L’opinione pubblica e la pressione sulle istituzioni politiche
Oltre a cercare di ridurre le proprie emissioni, i cittadini pos­sono, sia agendo individualmente, in quanto votanti, sia in mo­do collettivo nella società civile e nelle organizzazioni non go­vernative, esercitare pressione sui governi perché adottino poli­tiche sul clima e si muovano concretamente verso un accordo globale.
I gruppi di pressione internazionali, come Greenpeace, gli Amici della Terra e il Wwf, si battono da molti anni su questi tema negli ultimi tempi, accanto alle tradizionali campagne di sensibilizzazione e all’azione diretta, alcuni stanno cercando al­leanze nella società civile per agire più efficacemente…
… I giornali, la radio, la televisione, il web e tutti coloro che la­vorano nel mondo dei media hanno una grande responsabilità e devono impegnarsi a presentare i dati in modo accurato ed equi­librato. Troppo spesso invece si lasciano trasportare dalla voglia di stupire, oppure per malintesa par condicio, danno lo stesso spa­zio agli scienziati e agli avversari, mentre per la logica dell’argo­mentazione e per la quantità delle evidenze la spartizione non dovrebbe essère paritetica, bensì novantanove a uno a favore del­la scienza…

… . In realtà la cosa va nei due Sensi: una guida chiara e decisa da parte dei leader politici e de­gli industriali può informare e influenzare l’opinione pubblica e un’opinione pubblica più impegnata eserciterà una maggiore pressione sui propri rappresentanti in favore dell’intervento.

Le aziende: opportunità, rischi e leadership
Le aziende sono in una buona posizione sia per agire diretta­mente sia per spingere all’azione. Da un lato possono informare clienti e dipendenti sulle conseguenze del business aziendale nei cambiamenti climatici e dall’altro possono sviluppare prodotti e politiche che consentano loro un’azione pratica per contrastarlo…

… gli studenti tendono a prendere sempre più le distanze dalle aziende che considerano poco responsabili dal punto di vista ambientale, un po’ come già succede con quelle poco “etiche” che producono sigarette o armi…

il 60 per cento dei dirigenti con responsabilità globali considera importante che nella strategia complessiva della loro azienda siano presi in conside­razione i cambiamenti climatici…

… Sono sempre più frequenti i casi di aziende che prendono l’impegno di ridurre volontariamente le proprie di emissioni di carbonio. Nel farlo si rendono conto che esistono molte strade alternative ed energeticamente più efficienti per svolgere il loro lavoro…

… le organiz­zazioni non governative pubblicano nei loro siti web sia la provenienza delle materie prime e dei prodotti impiegati dalle azien­de sia i parametri ambientali dei loro processi produttivi: i nascondigli per le aziende che vogliano occultare scelte produttive discutibili, pericolose o irresponsabili dal punto di vista ann­ientale si vanno facendo sempre più rari.

Il settore assicurativo, poi, potrebbe andare incontro a perdite si­gnificative a causa di eventi atmosferici estremi, e l’ammontare delle perdite assicurate è già passato dai 5 miliardi di dollari l’anno del 1970 ai 34 miliardi l’anno del periodo 2002-2006.24 Alcune compagnie stanno reagendo positivamente a questo cambia­mento del profilo di rischio: lo devono fare, è il loro mestiere. Ci sono compagnie come la svizzera Swiss Re e organizzazioni co­me la Association of British Insurers che hanno investito risorse significative nello studio dei possibili effetti dei cambiamenti cli­matici sull’attività del loro settore. Il loro lavoro sarà prezioso, non solo per il settore industriale, ma anche per le persone e per i governi, quando si tratterà di pianificare una risposta sul piano dell’adattamento...

Ci sono rischi, ma anche opportunità. Nel campo della gene­razione di energia, il passaggio da un sistema basato sui compo­sti del carbonio a uno tendenzialmente a “carbonio zero” apre nuovi mercati con Un potenziale dell’ordine di molti miliardi di dollari, che stanno cominciando ad attirare capitali in misura si­gnificativa. Nel 2007 gli investimenti nelle fonti energetiche pu­lite sono arrivati a 117 miliardi di dollari, con un aumento del 41 per cento rispetto all’anno precedente. Secondo alcune stime, da oggi al 2017, il mercato dell’eolico crescerà dagli attuali 30 a ‘ più di 80 miliardi di dollari l’anno, quello del solare fotovoltaico da 20 a più di 70 miliardi di dollari l’anno…

… Impegnarsi nella transizione verso un’economia a basso car­bònio può aprire le porte di una nuova era di innovazione e crea­tività. Un esempio molto promettente è il carbóne agricolo {eco-char), ottenuto riscaldando la biomassa in assenza di ossigeno, un processo termochimico noto come pirolisi. Una volta pro­dotto, il carbone agricolo viene seppellito nel terreno e ne au­menta la fertilità. Quindi, considerando il ciclo completo, du­rante la crescita delle specie (piante e animali) che formeranno la biomassa, si ha assorbimento di C02 dall’atmosfera, ma quan­do questa viene sottoposta a pirolisi, non c’è alcun rilascio di CO2 come avviene invece nei processi in cui viene bruciata come bio-combustibile. Inoltre il carbone agricolo sostituisce fertilizzanti normalmente ricavati dagli idrocarburi. Si tratta dunque di un ciclo che porta a uu risultato migliore del “carbo­nio zero”, perché è “carbonio negativo” ossia produce una rimozione netta di C02 dall’atmosfèra...

Anche il mercato delle emissioni di carbonio è destinato a un ruolo centrale in questo processo. Nel 2007-2008 il commercio delle emissioni è cresciuto, in volume, dell’80 per cento raggiungendo i sessanta miliardi di dollari… Con l’estendersi in tutto il mondo degli scambi commerciali di emissioni si fa sempre più importante il ruolo degli intermediari finanziari, mentre il carbonio genera una serie di nuove forme di investimento nel por­tafoglio delle finanziarie. Per adesso la maggioranza degli investimenti a basso profilo di emissioni sono allocati nei paesi sviluppati, ma il potenziale di crescita nei paesi in via di sviluppo è molto forte…

c’è anche molto che le aziende pos­ano fare per spingere i governi ad avviare una forte politica di intervento pubblico mantenendo i costi sotto controllo. Le gran­di aziende sono ascoltate dai governi e si trovano anche in condizione di capire meglio di altri da quale tipo di normative e di politiche potrebbe nascere un sistema di incentivi effettivamen­te in grado di rimediare alle imperfezioni dei mercati e di inco­raggiare l’innovazione. Così le aziende, muovendosi spesso di concerto fra loro, stanno giocando un ruolo positivo nel dibattito po­litico…

All’inizio del 2007, un gruppo di alti dirigenti di alcune delle maggiori aziende Usa, fra cui Alcoa Aluminum, bp America, Caterpillar, DuPont, General Electric, Lehman Brothers e di tre dei maggiori fornitori di energia, Duke, pg&e e fp&l, hanno dato vita allo US Climate Partnership, scrivendo al presidente Bush per chiedere chiari segnali politici in tema di cambiamenti climatici. Questa iniziativa ha dato l’avvio a un ammorbidimento della posizione precedentemente presa sul clima dalla Casa Bianca, poi ufficializzato in un discorso tenuto poco prima del G8- 2007 in cui il presidente dichiarava senza ambiguità di conveni­re sulla necessità di passare all’azione sul problema del clima…
..Analoga consapevolezza si è fatta strada anche fra le aziende dei paesi in via di sviluppo. Nel febbraio 2008, la Confederation ul Indian Industry ha pubblicato un notevole documento, dal ti­tolo Building a Low Carbon Indian Economy (Come costruire un’e­conomia indiana a basso carbonio) che presenta un elenco degli interventi e delle soluzioni tecnologiche da adottare a breve, me­dio e lungo termine allo scopo di arrivare a una maggior effi­cienza energetica in vari settori (alluminio» cemento* ceramiche, vetro, carta» cogenerazione a vapore, zuccheri, tessile, fonderie, siderurgia, fertilizzanti e impiantistica)…

In molte occasioni l’industria ha dimostrato di essere più avan­ti dei govèrni quanto a capacità di guardare lontano nell’analisi delle politiche, dei rischi e delle opportunità. Mentre i governi hanno spesso orizzonti limitati (le prossime elezioni), le aziende che devono decidere su investimenti a lungo termine si trovano necessariamente a operare con un orizzonte temporale di alcuni decenni, e quindi hanno tutte le ragioni di domandare dove ci porteranno le politiche che adotteremo e di contribuire a che sia­no le più sensate possibili.

Comunità
Proprio come le persone e le aziende, anche le comunità possono, da sole o in coalizione, agire praticamente riducendo le pro­prie emissioni, fare pressione sui governi perché passino all’a­zione e partecipare all’elaborazione delle politiche di intervento, in paesi, città, stati o aree rurali. Le comunità possono proporre i loro obiettivi e mostrarne la fattibilità, fornendo così esempi uti­li per influenzare le politiche dello stato...
Stanno anche emergendo piani energetici molto creativi per le città di nuova costruzione. In Cina la città di Dongtan punta a essere la prima eco-città al mondo progettata come tale…
Fissando insieme i termini di riferimento e ricercan­do le tecnologie più adatte, le città possono promuovere la crea­zione di nuovi prodotti, tecniche e strutture mantenendo i costi bassi grazie alle allettanti economie di scala e alle grandi di­mensioni del mercato che si viene così a creare…

… Nel giugno 2008 la California ha fatto grandi passi nel suo ambizioso piano per l’auto pulita, le energie rinnovabili e limiti più severi per i grandi inquinatori, piano che resta il più completo finora adottato da uno stato americano.

__________________________________________

Gli altri capitoli riassunti li trovate qua…

Ricordo che trovate tra gli indispensabili anche il libro per passare alla pratica di quanto su esposto, cioè “Blue Economy“, che parla appunto di come modificare tutto il nostro sistema di produrre, coltivare e consumare, in maniera ecosostenibile, su scala industriale beninteso e non a livello di sperimentazione bensì produzione in serie.

_________________________________________________________

se ti piace condivi su Facebook e/o altri siti cliccando l’immagine qui a destra Bookmark and Share Gianni Girotto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: