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Il Fotovoltaico … questo “conosciuto”

Posted by giannigirotto su 10 aprile 2013

Prima un po’ di dati …

Nel 2011 in Europa la potenza fotovoltaica installata cumulativa è cresciuta di oltre il 50%, con 21 GWp connessi in rete prevalentemente nei tre principali mercati (Italia, Germania e Francia). E a chi sembra poco ricordo che sono l’equivalente di 4 grandi centrali nucleari.

L’Italia è diventata il maggior mercato mondiale con i 9 GWp di nuovi impianti fotovoltaici connessi in rete, anche grazie agli incentivi Feed in tariff (FIT) veicolati in modo vantaggioso dal 3° Conto energia, in vigore nella prima parte dell’anno e poi ridotti senza vanificare la propensione alla richiesta di connessione nel 4° Conto energia, in forza durante la seconda parte dell’anno.

Malgrado la riduzione degli incentivi FIT abbia rallentato la crescita delle installazioni, in particolare nel primo trimestre, in Germania il mercato si è mantenuto sostenuto (7,5 GWp) al secondo posto della graduatoria mondiale, grazie a un robusto ultimo quarto dell’anno favorito anche dalla stabilizzazione degli incentivi.

Il fotovoltaico francese ha registrato un record di connessioni in rete (1,5 GWp), risultato che non trova però corrispondenza nel dato annuale delle nuove installazioni e beneficia degli impianti realizzati nel 2010, giustificandosi con l’aspetto negativo dei tempi molto lunghi dell’iter di connessione alla rete (fino a 18 mesi).

Anche in Gran Bretagna si è assistito a uno sviluppo senza precedenti del FV, con 700 MWp di nuova potenza installata, frutto di un sistema FiT introdotto nell’aprile del 2010 ma rapidamente rivisto al ribasso.

Tra gli altri mercati europei, molto condizionati in questa fase dall’indebolimento dei programmi statali di sostegno finanziario al settore, si segnalano due casi, uno in positivo e l’altro in negativo:
il Belgio, in particolare il fotovoltaico fiammingo, che fa registrare un vero boom di nuovi impianti (550 MWp) pur in presenza di un depotenziamento degli incentivi; la Repubblica Ceca dove si verifica la scomparsa del FV (10 MWp di nuova potenza), dopo due anni crescita entusiasmante (2
GW).

Per quanto riguarda i mercati extraeuropei, sono da rilevare i risultati dei mercati cinese, in forte crescita (2 GWp installati e connessi) per gli incentivi FiT erogati a livello provinciale, USA, capace di raddoppiare le nuove connessioni (1,6 GWp) rispetto all’anno precedente, giapponese,
con oltre 1 GWp di nuove connessioni in rete promosse da uno schema FiT rivisitato, e australiano (700 MWp).

Fonte dati: Epia, Market report 2011

Ma vediamo quanto costa produrre energia con il sole.

Costi Fotov

Nei trenta anni passati i costi del fotovoltaico si sono ridotti vertiginosamente. Il costo dei moduli è diminuito all’incirca del 22% a ogni raddoppio della capacità installata (in MW).

Conseguentemente si sono ridotti in modo considerevole anche i costi di generazione dell’energia elettrica da FV.

Oggi in Europa i costi del kWh oscillano tra 0,15 € e 0,29 €, considerando il valore inferiore caratteristico di una località nel Sud con una insolazione operativa annuale di 1.650 h, e un’energia solare annuale disponibile di 1.900 kWh/m2, mentre il valore superiore è tipico di una località
scandinava con circa 850 h operative in un anno e con disponibilità energetica solare di 1.000 kWh/m2.

Ancora più basso il costo in zone medio-orientali o subsahariane, dove il kWh scende a 0.12€ e l’irraggiamento sale a 2.200 kWh/m2. Le proiezioni prevedono ulteriori riduzioni dei costi dell’elettricità fotovoltaica che dovrebbe scendere in fascia 0,05-0,17 €/kWh al 2020 e 0,04-0,11 €/
kWh al 2030, a causa di fattori favorevoli quali l’innovazione tecnologica, l’ottimizzazione della produzione, le economie di scala, l’incremento del ratio performance, l’estensione del ciclo di vita dei sistemi PV, lo sviluppo degli standard e delle specifiche tecniche.

E fin qui tutto regolare.

Vediamo come il nostro paese ha affrontato la questione.

Per arrivare a essere praticamente il primo paese europeo per Energia generata è chiaro che si è dovuto ricorrere a forti incentivazioni.

Ma dove sono finiti questi incentivi?

Chiaramente ne hanno beneficiato i produttori di pannelli che hanno visto crescere a dismisura il propri bacino di utenza.

E cosa fanno i produttori quando hanno di fronte un ottimo mercato?

Investono in ricerca per rimanere leader e mantenere costanti prorpi margini di guadagno.

E dove si producono i pannelli?

Dovunque ma non in Italia.

E perché succede questo?

Il motivo più ovvio sarebbe quello di pensare che i pannelli si producono tutti in oriente a costi bassi e quindi in Italia sarebbe antieconomico investire.

E se invece lo Stato destinasse una parte di quegli incentivi alle industrie italiane propense a investire in ricerca in tali settori (magari tramite un credito d’imposta ad hoc e quindi evitando di cadere negli aiuti di stato che sono strettamente regolamentarti a livello europeo)?

No, questo non lo abbiamo fatto.

E cosa hanno fatto i paesi Europei con le economie più forti e consolidate (Nord Europa)?

Hanno agito in modo lobbystico e il risultato è stato che i “conti energia” italiani hanno premiato chi installava pannelli di produzione Nord europea accreditando al gestore dell’impianto una maggiorazione del +10% sugli incentivi del GSE.

Quindi, ala fine dei conti, il contribuente italiano che paga il sovvenzionamento degli impianti sta foraggiando la ricerca fatta in altri paesi e quindi sta aumentando a dismisura il divario di competitività tra le aziende estere e quelle italiane produttrici di pannelli fotovoltaici.

Ma oltre il danno anche la beffa …

I pannelli Nord europei sono studiati per funzionare alle latitudini nord europee. In quei siti l’avanzamento tecnologico ha portato a un aumento della resa molto significativo.

I moduli fotovoltaici proposti nel nord Europa rendono di più perché meglio si adattano alla temperatura ambiente media di quelle latitudini essendo essa più bassa rispetto alla temperatura ambiente media del sud Europa.

Quegli stessi pannelli, la cui installazione è dall’Italia incentivata, se installati alle latitudini italiane rendono meno di quelli di generazione precedente – sigh 😦

Ogni commento è superfluo.

Noi italiano stiamo finanziando la ricerca fatta in paesi esteri e quindi stiamo gettando solide basi per l’affossamento dell’industria del fotovoltaico italiana già comunque destinata a decrescere per effetto della fine dei “drogaggi” artificiali dovuti agli incentivi statali.

Fra poco quindi nuovi disoccupati, e aumento delle quote di mercato estere nel mercato italiano —> economia italiana sempre meno competitiva.

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