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Indispensabili: ETS questo sconosciuto

Posted by giannigirotto su 12 giugno 2013

ETS, incentivi, e il lavoro che manca

Per molti di voi la sigla ETS non dirà assolutamente nulla, eppure il cosidetto ETS “Emission Trading Scheme” ha da anni un’importanza fondamentale nella vita presente e sopratutto futura di tutti noi.

Si tratta infatti di un meccanismo, ideato dall’Unione Europea, per facilitare il passaggio ad un sistema produttivo più “verde”, nel senso di meno inquinante, cioè con minore produzione del famoso gas serra CO2.

Orbene, questo sistema, inaugurato con grandi speranze ed entusiasmo sette anni fa, e basato sul commercio di tonnellate di CO2 (cioè chi è più virtuoso vende le sue quote di CO2 a chi è più inquinante…) si è rivelato negli anni un sostanziale fallimento, anzi peggio, sembra sia finito per diventare “un sistema di sussidi per i settori inquinanti dell’industria.“, infatti sembrerebbe che “La distribuzione di un numero di permessi troppo elevato ha favorito il continuo utilizzo delle stesse tecnologie eliminando qualsiasi incentivo a una transizione verso sistemi di produzione a basse emissioni.”

Insomma mentre si discute se l’ETS abbia sortito un qualche minimo effetto di riduzione delle emissioni inquinanti, l’unico dato certo è che “i costi sostenuti (200 miliardi  di Euro) avrebbero potuto generare un 40% di riduzione delle emissioni se, ad esempio, fossero stati investiti per migliorare le prestazioni delle centrali elettriche“.

Molte associazioni del terzo settore vogliono l’abolizione di questo sistema, e diverse altre vogliono la sua correzione, nel senso di alzare il prezzo di vendita della CO2, ora decisamente troppo troppo basso.

Terminato questo brevissimo ma tragico discorso sull’ETS, passo al punto successivo, quelli degli incentivi all’utilizzo di petrolio. Si, non avete capito male, avete capito benissimo, non ho scritto “incentivi all’utilizzo di fonti rinnovabili” come il solare o l’eolico o altro, ma proprio incentivi ad utilizzare una fonte inquinante e in via di esaurimento come il petrolio. Dovete infatti sapere che mentre i soliti ben informati e i mass media in generale sottolineano come le fonti rinnovabili non siano “trasparenti” nel senso commerciale del termine, poichè ricevono dei sussidi che ne falsano il prezzo “reale”, gli stessi massmedia “dimenticano” o peggio ancora ignorano che il petrolio, carbone e gas, sotto forma indiretta di incentivi all’agricoltura, alla pesca e molto altro, ricevono  almeno dieci volte tanto la quantità di aiuto che ricevono le fonti rinnovabili!!!

Ancora più dettagliamente, Per quanto riguarda i sussidi ai combustibili fossili, ecco il rapporto piu’ recente, quello del Fondo Monetario Internazionale, citato a questo blog http://grist.org/climate-energy/imf-says-global-subsidies-to-fossil-fuels-amount-to-1-9-trillion-a-year-and-thats-probably-an-underestimate/

Secondo FMI la cifra dei sussidi (alle fonti fossili) in totale raggiunge 1,9 “trillion” dollar”, equivalenti piu’ o meno a 1400 miliardi di euro… credo che ogni commento sia superfluo…

Insomma stiamo aiutando le “sette sorelle” (che in realtà sono cinque), e che certamente non hanno bisogno di aiuto, ad inquinarci, mentre i danni ambientali ovviamente li paghiamo e li pagheremo solo noi.

 

E ora arriviamo dritti al discorso del lavoro.

Infatti un sistema/filiera energetico basato sul petrolio genera un indotto lavorativo certamente importante, ma accentrato presso pochi operatori che operano appunto in un regime di oligopolio, e che, sopratutto nei Paesi industrializzati come il nostro, è pressochè saturo, per cui con scarse prospettive di crescita occupazionale.

Tutto il contrario invece è il panorama delle energie rinnovabili, nel quale operano una miriade di PMI in costante sviluppo e che, se minimamente supportato (perlomeno non osteggiago) da una politica adeguata, potrebbe generare un elevato numero di nuovi posti di lavoro. Basti guardare il caso della Germania, che ha deciso di puntare sul fotovoltaico anni fa, e si ritrova ora leader del mercato e con migliaia di relativi nuovi posti di lavoro.

Di seguito il link al rapporto della BMU – agenzia federale dell’ambiente tedesca – che, pubblicato nel 2006, calcolava a 170.000 il numero di occupati nel settore delle rinnovabili e, in base ai dati riscontrati in oltre 1000 aziende allora esistenti, proiettava un aumento del 50% dei posti di lavoro al 2010 http://www.bmu.de/fileadmin/bmu-import/files/pdfs/allgemein/application/pdf/employment_effects_061211.pdf

Le proiezioni della BMU si sono dimostrate esatte! Al link di seguito, della Agenzia per le Energie Rinnovabili tedesca, fondata nel frattempo (2008) trovate infatti i numeri piu’ recenti: al 2011, i posti di lavoro erano 380.000 e le proiezioni per il 2020 stimano 500.000 occupati nel settore http://www.unendlich-viel-energie.de/en/economy/current-facts-and-figures.html
E scusate se è poco…
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