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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Riciclaggio – plastica: cosa ricicliamo, cosa costa, chi paga.

Posted by giannigirotto su 30 agosto 2013

Ecco il secondo post sul tema “Riciclaggio”!

Con questa serie di articoli vorrei da una parte informare i cittadini sulla situazione nel nostro Paese su questo enorme problema (e contemporaneamente opportunità di sviluppo di business e posti di lavoro), e dall’altra comunicare quali sono le possibili soluzioni pratiche e legislative che gli esperti del settore propongono.

Raggrupperò tutti i post sull’argomento, in maniera che cliccando qui o sull’immagine a lato chi è interessato possa leggere appunto tutti gli articoli, ed inoltre ho creato una cartella pubblica nella quale sto inserendo man mano altri documenti utili.

Ecco quindi il secondo articolo di introduzione, scritto sempre da Paolo Glerean, buona lettura!

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Buongiorno a tutti,

 

Come promesso nel post precedente, l’argomento di questo post è: cosa effettivamente ricicliamo, quanto ci costa riciclare in Italia e soprattutto chi paga?

Mi riferisco in questo caso sempre al mondo degli imballaggi plastici che rappresentano la fetta più rilevante degli utilizzi di materie plastiche (40% circa in Europa) e, a causa della brevità della loro vita utile, la parte maggiore dei rifiuti plastici in generale.

 

COSA EFFETTIVAMENTE RICICLIAMO?

Parlando di imballaggi occorre distinguere tra diverse tipologie che, secondo la normativa EU, sono:

–          Imballaggi primari (sono i cosiddetti imballaggi di vendita, quelli a diretto contatto col prodotto, ad es. la bottiglia d’acqua)

–          Imballaggi secondari (sono gli imballaggi che raggruppano più imballaggi primari, ad es. il fardello di sei bottiglie d’acqua)

–          Imballaggi terziari (sono gli imballaggi di puro trasporto, ad es. il pallet ed il film plastico che avvolge l’intero bancale di acqua per il suo trasporto dal produttore al punto vendita)

Questa distinzione è importante soprattutto per capire chi si occupa della raccolta e del successivo avvio a riciclo/recupero che spiegherà poi i costi di questa attività.

La raccolta differenziata urbana (circuito domestico) raccoglie principalmente i rifiuti prodotti dalle famiglie e da piccole attività economiche (per assimilazione dei rifiuti da queste prodotte); le tipologie di rifiuti raccolti sono, di conseguenza, quelli da imballaggi primari e, parzialmente, secondari. Sono praticamente esclusi gli imballaggi terziari che sono invece oggetto – normalmente – di servizi di raccolta e avvio a recupero Business-to-Business nel circuito Commercio e Industria (ad esempio un’azienda privata di raccolta rifiuti andrà a contrattare un prezzo con il centro commerciale che produce e accumula imballaggi terziari per il servizio di asportazione e avvio a recupero; poi cercherà di valorizzare tale rifiuto selezionandolo, se serve, rivendendo alle aziende che si occupano di riciclo la parte riciclabile e sostenendo dei costi per lo smaltimento dei residui).

 

I quantitativi di imballaggio immessi nei diversi circuiti sono (anno 2012 – fonte Rapporto sulla Gestione 2012 Co.Re.Pla.):

–          Circuito domestico: 1.321.000 tons (64% dell’immesso)

–          Circuito Commercio e Industria: 731.000 tons (36% dell’immesso)

I quantitativi di imballaggio raccolti nel circuito domestico sono 693.314 tons (52% dell’immesso nello specifico circuito), dei quali 395.024 tons avviate a riciclo (57% della raccolta nel circuito domestico; 30% dell’immesso nello specifico circuito e 19% del totale immesso al consumo).

 

Cosa si ricicla dal circuito domestico?

–          185.940 tons di contenitori in PET (bottiglie di beverage perlopiù)

–          61.829 tons di contenitori in HDPE (bottiglie di detersivi perlopiù)

–          1.693 tons di cassette

–          42.338 tons di film

–          4.894 tons di imballaggi misti in PET

–          Altre quantità di rilievo sono gli imballaggi misti in poliolefine (PP e PE) per 66.211 tons

–          20.723 tons di sottoprodotti

–          8.881 tons di agente riducente per acciaieria (la plastica viene cioè bruciata in altoforno al posto del coke; tale recupero viene considerato riciclo in materia)

Nel circuito Commercio e Industria vengono raccolte e riciclate 359.157 tons (49% dell’immesso nello specifico circuito e 18% del totale immesso al consumo). Queste quantità si riferiscono soprattutto a imballaggi flessibili in PE che servono per avvolgere i pallets durante il trasporto.

 

 

QUANTO CI COSTA RICICLARE E SOPRATTUTTO CHI PAGA?

La raccolta differenziata in Italia viene pagata dal cosiddetto Contributo Ambientale CONAI (CAC). Come funziona?

Il CONAI è un consorzio tra produttori ed utilizzatori di imballaggi istituito nel 1997 dal cd. Decreto Ronchi, in attuazione della Direttiva EU sugli imballaggi del 1994. Si basa sulla cosiddetta “responsabilità estesa del produttore” cioè chi produce ed immette un imballaggio sul mercato deve anche preoccuparsi di gestirne il fine vita (raccolta ed avvio a recupero/riciclo). In sostanza chiunque produce/immette sul mercato italiano un imballaggio si iscrive a CONAI e paga un contributo commisurato ai kg. di imballaggi immessi; questo denaro serve a CONAI principalmente per finanziare i costi (aggiuntivi) della raccolta differenziata ai Comuni in base all’accordo ANCI-CONAI e per pagare le attività di selezione che consentono una maggiore valorizzazione del rifiuto. CONAI demanda poi tutta l’attività operativa a dei consorzi di filiera, specifici per la gestione di ciascun materiale (es. CIAL per alluminio, Co.Re.Pla. per plastica, Ri.Legno per legno, etc.) ai quali gira il CAC incassato per ogni rispettivo materiale, trattenendosi un aggio a copertura delle spese di funzionamento.

Parlando di plastica il CAC ad oggi è fissato in 110 Euro alla tonnellata. Questo viene pagato, sì, in origine dal produttore di imballaggi ma viene poi traslato con un meccanismo simile all’IVA fino al consumatore finale per cui, alla fine, è pagato da ciascuno di noi quando facciamo la spesa.

 

E’ da rilevare il fatto che il CAC viene pagato da TUTTI gli imballaggi, per cui:

– primari (sicuramente gestiti dalle raccolte differenziate urbane per le quali il CAC dovrebbe rappresentare la copertura dei maggiori costi);

– secondari (parzialmente gestiti dalle raccolte differenziate urbane);

– terziari (non gestiti dalle raccolta differenziate urbane; per questi imballaggi viene pagato un contributo ambientale senza che vi sia da parte del sistema CONAI alcun tipo di gestione/servizio).

Nell’anno 2012 CONAI ha incassato un totale di 496,8 Milioni di Euro; di questi 302,3 Milioni relativi agli imballaggi in plastica.

Nel prossimo post vorrei affrontare l’argomento: Quali sono le aree critiche e i possibili miglioramenti per il sistema italiano?

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