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Indispensabili: La posta in gioco – Introduzione e Cap.1)

Posted by giannigirotto su 4 dicembre 2013

Aggiungo nella mia sezioni “Indispensabili” questo libretto, tanto piccolo quanto veramente indispensabile, visto che effettua una approfondita “radiografia” alla più grande “banca” pubblica o semipubblica italiana. Una “banca” che è nata pubblica e che tale è rimasta per 153 anni, salvo poi venire violentata dal governo Berlusconi, che l’ha trasformata in Spa di diritto privato. La sua finalità quindi, che era sempre stata di fornire aiuto finanziario “disinteressato” ad Enti Pubblici ed Imprese, si è tragicamente tramutata in ricerca di guadagno e dividendi per gli azionisti, tra i quali figurano 64 fondazioni bancarie, che inoltre hanno pesantissime facoltà di nomina degli amministratori.

Da allora il suo raggio d’azione si è ampliato a dismisura, fino a farla intervenire in tutti i settori della politica economica del paese e su tutto il mercato finanziario internazionale, mentre le condizioni contrattuali per gli Enti Pubblici debitori sono persino peggiori di quelle di mercato.

Il libro effettua una vera radiografia su Cdp, mettendone a nudo le tante ombri, lacune, conflitti di interesse, clientelarismi e quant’altro di peggio la politica italiana offre. Qui il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro. Diffondetelo e buona lettura.

Introduzione

Nel 2003 il governo Berlusconi trasforma Cdp, dopo 153 anni come Ente di diritto pubblico, in una Spa di diritto privato. Cdp continua a raccogliere il risparmio delle famiglie italiane attraverso i 14mila uffici postali, però inizia a diventare socio di maggioranza di molte importanti società (Snam, Eni e Terna per citarne qualcuna). La gestione privatistica dà i suoi frutti, per esempio con un utile netto di quasi 3 miliardi di euro nel terribile (per l’Italia) 2012.

Cap. 1) Abbiamo una Banca

Questo libro parla di tutto ciò che noi tutti già abbiamo ma non sappiamo di avere, e di quel poco che andrebbe fatto per soddisfare i bisogni più importanti nella nostra società e uscire da questa crisi in un modo del tutto diverso da quello che abbiamo tentato negli ultimi 20 anni.

i soldi ci sono: da anni ci ripetono sempre come un mantra che “non ci sono i soldi”, ma non è vero! Gli italiani posseggono €3300 miliardi in titoli finanziari, e di questi ci sono 230 miliardi sottoforma di risparmio postale gestito da Cdp.

Cdp presta innanzitutto soldi agli Enti Pubblici, anche con mutui trentennali. Questo ruolo è/sarebbe essenziale in quanto gli Enti Pubblici spesso implementano progetti non redditizzi (bonifiche, manutenzioni e sistemazioni edifici pubblici, scuole ecc.); quale impresa o investitore privato si degnerebbe di investire ingenti capitali immobilizzandoli per anni in opere che potranno dare un ritorno economico (indiretto) solo dopo alcuni decenni. Con l’arrivo del mantra “privato è bello” si è pensato che sarebbero state le imprese private a preoccuparsi di investire nel nostro futuro, ma gli anni sono passati e gli investimenti da parte dei privati non ce ne sono stati. Viceversa in questi anni il privato si è garantito lauti profitti grazie a tariffe più alte e senza investire sulle opere strutturali.

Quindi il passaggio a Spa di diritto privato di Cdp nel 2003 ha comportato che la stessa da allora ha seguito la logica del mercato, finanziando per lo più ciò che è profittevole, e non gli enti locali, le loro scuole o le opere di interesse generale, se non a tassi elevati per conseguire appunto un profitto. E questo ha comportato che Cdp si è comportata come una qualsiasi Banca “speculativa” che ha giocato d’azzardo con la finanza speculativa.

Una delle strade che proporremo nei prossimi capitoli, per gestire in altro modo la nostra banca potrà essere quella del “risparmio di scopo”, che significa in sostanza che dobbiamo essere noi a decidere a quali progetti devono essere dedicati i nostri risparmi depositati in Cdp (similmente a quanto si può fare con Banca Etica, ndr).

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Nelle prossime settimane i prossimi capitoli, di nuovo ecco il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro.

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