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Indispensabili: La posta in gioco – Cap.4) Il sovrano ingordo e la preda

Posted by giannigirotto su 24 dicembre 2013

Aggiungo nella mia sezioni “Indispensabili” questo libretto, tanto piccolo quanto veramente indispensabile, visto che effettua una approfondita “radiografia” alla più grande “banca” pubblica o semipubblica italiana. Una “banca” che è nata pubblica e che tale è rimasta per 153 anni, salvo poi venire violentata dal governo Berlusconi, che l’ha trasformata in Spa di diritto privato. La sua finalità quindi, che era sempre stata di fornire aiuto finanziario “disinteressato” ad Enti Pubblici ed Imprese, si è tragicamente tramutata in ricerca di guadagno e dividendi per gli azionisti, tra i quali figurano 64 fondazioni bancarie, che inoltre hanno pesantissime facoltà di nomina degli amministratori.

Da allora il suo raggio d’azione si è ampliato a dismisura, fino a farla intervenire in tutti i settori della politica economica del paese e su tutto il mercato finanziario internazionale, mentre le condizioni contrattuali per gli Enti Pubblici debitori sono persino peggiori di quelle di mercato.

Il libro effettua una vera radiografia su Cdp, mettendone a nudo le tante ombri, lacune, conflitti di interesse, clientelarismi e quant’altro di peggio la politica italiana offre. Qui il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro. Diffondetelo e buona lettura.

Cap. 4) L’economia italiana “preda” di un sovrano ingordo

Premessa: in questo capitolo facciamo un breve elenco degli interessi ed investimenti di Cdp. E non c’è nulla di sbagliato nel fare investimenti, per carità , ma siccome sono fatti con soldi di 24 milioni di italiani, sarebbe coerente che gli eventuali ricavi andassero a questi 24 milioni, e non a pochi soggetti, banche in primis, ma prima ancora che tali investimenti non comportassero maggiori spese per il pubblico (sotto forma di tariffe più alte e/o altri oneri) ndr…

Diciamo intanto che Cdp ha sempre costantemente alla sua porta gente che bussa per essere finanziata, da Alitalia a Telecom (sino a poco tempo fa), da comuni ad altri enti pubblici, da aeroporti a autostrade ecc.

Edilizia: Cdp, tramite un suo fondo (FIA) investe, o meglio dovrebbe investire sul mattone, sopratutto quello sociale. Il problema è che il settore, semplicemente, non è abbastanza redditizio per i canoni di Cdp. Parlando del c.d. “piano casa” del governo Letta, Cdp non presta direttamente agli italiani, ma alle banche, le quali, dopo aver caricato i propri costi di intermediazione, potranno (non dovranno) erogare nuovi mutui decidendo in autonomia a che e a fronte di quali garanzie offerte (bella forza, ndr…). E poichè tali prestiti sono comunque rischiosi, le banche finiscono per per investire nei mercati speculativi, che perlomeno permettono maggiori guadagni. Addirittura, una parte dei 4 miliardi del “Piano Casa” servirà per aquistare titoli emessi dalle banche, “impacchettando” mutui in essere problematici, liberando i bilanci delle banche e permettendo loro di prestare ulteriormente. Insomma, quello che si faceva allegramente negli ultimi anni prima delle crisi finanziaria dei mutui sub-prime del 2007. Soltanto che adesso è lo Stato a comprarsi i probabili titoli immondizia.

Autostrade: la tangenziale di mestre (32 Km) è costata €1,3Mld, circa il 68% in più di quanto previsto (principale costruttore Impregilo) e nei fatti l’idea che doveva ripagarsi con i (soli) pedaggi è fallita (i dati di traffico indicano “transiti” inferiori a quelli programmati), a fronte di un enorme aumento dei pedaggi per i pendolari. Nonostante un rapporto di Banca d’Italia spieghi che il nostro Paese è dotato di una rete autostradale più “densa” della media europea (2,2 Km ogni cento contro 1,5), Cdp ha finanziato €1,5 Mld per la BreBeMi e €150Mln per 3a corsia Venezia-Trieste, e questo in pratica per garantire commesse ai soliti noti.

Aeroporti: Cdp ha ingerenze su parecchi dei principali aeroporti italiani. Ma i due problemi principali sono la mancanza di un Autorità (di regolazione) degna di questo nome, dal momento che soggetti privati hanno molto più potere dell’Enac e la mancanza di una volontà politica di gestire la rete aeroportuale come risorsa pubblica, lasciando fare invece totalmente al mercato privato.

Banda larga: Cdp sta investendo sulla fibra ottica, tramite metroweb, peccato che i presidenti di questi due soggetti siano sempre la stessa persona, Franco Bassanini. Peccato anche che l’alta velocità serva sopratutto per l’intrattenimento (leggasi film e TV su Internet) e poco al mondo industriale. Sarebbe invece molto ma molto più utile garantire una banda minima decente a tutti, e cioè coprire quei centinaia di comuni ancora “isolati”. Invece gli investimenti di Cdp rischiano di creare un ulteriore “divario” digitale tra le grandi città, che avranno la fibra ottica, ed il resto d’Italia. Ed infine va sottolineato come gli investimenti su infrastrutture necessitano di una visione strategica la cui redditività si misura nell’arco di decenni, un periodo di tempo decisamente troppo lungo per i politici che pensano costantemente alle prossime elezioni.

Supermercati: la GDO (grande distribuzione organizzata) è un settore che continua ad assistere ad una sempre maggiore concentrazione degli operatori, quindi sempre più oligopolio, pochi operatori sempre più grandi. E poiché il settore è altamente profittevole, ecco che Cdp non poteva lasciarselo sfuggire, per cui dal 2007 ha iniziato ad investirvi.

Acqua: il mercato dei servizi idrici fa gola. Durante la campagna dei referendum su “acqua bene comune” il presidente di Cdp Bassanini si era attivamente impegnato per il “comitato per il no”… dall’altra parte alcuni comuni saltano il fosso e da responsabili e garanti del servizio idrico diventano uno dei tanti socj che aspettano solo di sapere quale sarà il loro dividendo annuale…
Questi  campioni della liberizzazione, che vanno letteralmente “a caccia nel settore idrico”, sono però allergici alla concorrenza e più di una  volta sono stati puniti dall’antitrust…

Gas: l’assalto di servizi pubblici continua. La prossima rivoluzione toccherà al settore distribuzione gas, da autunno 2013 gli enti locali potrebbero essere chiamati a mettere in gara le reti metano e il rischio e quello di una forte concentrazione nelle mani di pochi soggetti. Il governo promette che da ciò “deriveranno minori costi per i cittadini e significative entrate per gli enti locali” ma gli assessori che ci lavorano nei comuni dicono che non è vero, anzi. Il decreto è scritto male e limits l’azione degli enti locali. Le gare finiranno per massacrare le piccolissime gestioni, che oggi sono la maggioranza, e verranno vinte semplicemente chi potrà accedere a finanziamenti bancari, mentre gli oneri degli stessi ricadranno sulle bollette.

E per finire,  Cdp possiede il 25% fi Eni, 30% di Snam e 30% di Terna , e quindi di fatto svolge un ruolo chiave nel settore energetico italiano. Sarà anche per questo che le bollette non calano mai?

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Nelle prossime settimane i prossimi capitoli, mentre i precedenti li trovate qui, e di nuovo ecco il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro.

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