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Indispensabili: La posta in gioco – Cap.5) Facciamo cassa noi…

Posted by giannigirotto su 29 dicembre 2013

Aggiungo nella mia sezioni “Indispensabili” questo libretto, tanto piccolo quanto veramente indispensabile, visto che effettua una approfondita “radiografia” alla più grande “banca” pubblica o semipubblica italiana. Una “banca” che è nata pubblica e che tale è rimasta per 153 anni, salvo poi venire violentata dal governo Berlusconi, che l’ha trasformata in Spa di diritto privato. La sua finalità quindi, che era sempre stata di fornire aiuto finanziario “disinteressato” ad Enti Pubblici ed Imprese, si è tragicamente tramutata in ricerca di guadagno e dividendi per gli azionisti, tra i quali figurano 64 fondazioni bancarie, che inoltre hanno pesantissime facoltà di nomina degli amministratori.

Da allora il suo raggio d’azione si è ampliato a dismisura, fino a farla intervenire in tutti i settori della politica economica del paese e su tutto il mercato finanziario internazionale, mentre le condizioni contrattuali per gli Enti Pubblici debitori sono persino peggiori di quelle di mercato.

Il libro effettua una vera radiografia su Cdp, mettendone a nudo le tante ombri, lacune, conflitti di interesse, clientelarismi e quant’altro di peggio la politica italiana offre. Qui il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro. Diffondetelo e buona lettura.

Cap. 5) Facciamo  Cassa noi…

Cdp è stata creata prima dell’unità d’Italia. Se il legislatore volesse potrebbe intervenire facilmente per renderla di nuovo pubblica.
Attualmente però vige il contrario: è la Cassa che impone al governo la propria strategia,  e non viceversa.
Le banche controllano Cdp, ed hanno beneficiato in questi anni di numerosi vantaggi, tra cui lucrare con le proprie commissioni e margini sui prestiti erogati, o addirittura ritardarne l’esborso per investire sui piu redditizi mercati speculativi.
Dulcis in fundo si sono permesse anche un braccio di ferro con il governo Monti nel 2012, per strappare una rivalutazione del proprio capitale iniziale di fronte alta scadenza delle azioni privilegiate in loro possesso da trasformare in ordinarie. Alla fine della  querelle, le Fondazioni hanno portato a casa circa 2 miliardi puliti, scendendo dal 30 al 20% di quota della Cassa. Un affare non male per chi, pur senza fare molto sino ad oggi ha avuto solo benefici dai dividendi della Cassa e dai prestiti di questa alle proprie banche e aziende di ritenmento.

Cosa fare: è necessario innanzitutto escludere la presenza proprietaria delle banche e rendere Cdp nuovamente un ente di diritto pubblico. Invece il ministero la gestisce con logica privatistica,  come uno strumento per fare cassa nei momenti di difficoltà e con un ossessione per il profitto.

Invece Cdp deve diventare una banca pubblica e del territorio, strutturata con sedi locali per prestare denaro al territorio,  direttamente e non passando per intermediari finanziari come ora. In questo modo si crea un circolo virtuoso che spinge i cittadini a investire le proprie ricchezza sui e per i propri territori.
Poi vanno creati “libretti di risparmio di scopo”, vincolati solamente ad alcuni utilizzi, che possono essere duraturi nel tempo oppure per singole necessità.

Andando oltre questi strumenti, potrebbero essere create vere e proprie nuove forme di rappresentanza per il funzionamento democratico delle Casse. Sia a livello centrale, che locale, i consigli di amministrazione dovrebbero essere composti in maniera ben diversa da quanto avviene oggi, aprendo a una rappresentanza diretta delle forze sociali e di organizzazioni che rappresentano un interesse diffuso, inclusi i nuovi movimenti sociali che stanno emergendo. Tra questi anche associazioni locali “per il risparmio di interesse
pubblico”, che unirebbero i singoli risparmiatori postali sui territori.

Ma perché non andare e tentare nuove strade anche su altre forme di risparmio e su altre strutture… È vero infatti che i cittadini e i lavoratori depositano i loro risparmi anche in altri strumenti ed istituzioni finanziari, che come la Cdp sono sempre più fuori del controllo pubblico e nelle mani di pochi interessi privati e di mercato, l fondi pensione integrativi potrebbero essere gestiti sempre in forma decentralizzata da questa nuova Cdp reinventata, come l’abbiamo descritta in questo capitolo. Così che sempre più fondi della collettività siano reincanalati e utilizzati sui territori fuori dalla logica speculativa dei mercati finanziari globali.
Si può allora immaginare che anche le tesorerie dei Comuni si possano appoggiare su soggetti bancari diversi e non più sulle banche private, anche se questo richiederebbe nuove banche commerciali risocializzate, e non solo nuove banche di investimenti come la Cassa dei territori e dei beni comuni.
E una logica nuova quella che proponiamo: pensiamo che le istituzioni finanziarie di interesse pubblico siano solo uno strumento al servizio degli interessi di gran parte della collettività da cui provengono i risparmi gestiti, secondo un sano principio di democrazia economica e finanziaria, ma anche che le istituzioni medesime debbano diventare uno strumento che permetta progressivamente di evitare ai risparmi dei cittadini le forche caudine dei mercati finanzjari privati, la cui ingordigia e ossessione per l’extra profitto, ai
danni della collettività e dei beni comuni, è all’origine della crisi sistemica che viviamo. “De-fìnanziarizzare” quindi l’economia e la società, finanziando i beni comuni e un futuro migliore.
E arrivato il momento di dire: “Facciamo cassa noi questa volta!’. Andiamo nell’ufficio postate di zona e iniziamo a chiedere libretti postali di scopo, andiamo in Consiglio comunale e chiediamo che si esca dalla crisi insieme riprendendo il controllo sui nostri risparmi.
Prima che lo speculatore di turno ce li tolga definitivamente,

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Nelle prossime settimane l’ultimo capitoletto, mentre i precedenti li trovate qui, e di nuovo ecco il link per chi volesse comprarlo, visto che costa solo 5 euro.

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