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Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – 2° Parte

Posted by giannigirotto su 3 gennaio 2014

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

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Seconda Parte – LE POLITICHE DEL GOVERNO LETTA

INTRODUZIONE. DAL DECRETO DEL FARE ALLA LEGGE DI STABILITÀ

… Il governo Letta, mantiene un profilo orientato ad associare la crescita con interventi finalizzati a aprire cantieri (grandi opere) ed a effettuare interventi normativi di deregolamentazione a favore delle imprese. I ceti meno abbienti vengono trascurati, eccezione fatta per gli interventi per la cassa integrazione e per gli esodati, come veicolo per fare ripartire l’economia nonostante il parere di molti economisti sottolinei proprio come la crisi abbia origine da una distribuzione dei redditi iniqua che non riesce a stimolare la domanda interna…Nel complesso la Legge di Stabilità non sposta il peso dell’onere fiscale dal lavoro alle imprese che contribuiscono assai meno al complesso delle entrate (50 miliardi di Ires più la parte di Irpef delle società e degli autonomi). Il mondo della finanza contribuisce ancora meno alle casse pubbliche data la moderazione impositiva su capital gain e transazioni finanziarie: viene riconfermato un modello in cui il lavoro viene tassato più della rendita e della speculazione… Lo spostamento del gettito Imu da un’imposta patrimoniale a una tassazione sui servizi locali comporta un ulteriore appesantimento del carico fiscale proprio per le classi meno abbienti… Se la manovra non troverà una correzione la crescita economica diventerà un miraggio, e pur lasciando al margine il problema distributivo, la spirale tasse-recessione, inaugurata con le manovre estive del 2011 e acuita dal governo Monti, potrebbe deprimere ulteriormente la domanda interna, ancora oggi assai fiacca, vanificando ogni altro sforzo mirato alla crescita.

FISCO E FINANZA

Politiche fiscali: La progressività dell’imposta sui redditi è sempre stato un punto fermo delle economie moderne per redistribuire le risorse che il mercato tende a concentrare in poche mani. La globalizzazione ha agito in senso opposto creando una sorta di competizione fra stati per attrarre ricchezza tramite una sorta di “tax dumping”… Invece i redditi alti beneficiano di una aliquota contenuta (43%) oltre a vantaggi evidenti per quanto riguarda la parte di redditi provenienti dalla rendita fondiaria (cedolare secca) e da quella finanziaria (tassazione del capital gain)…Invece di introdurre aliquote elevate per i redditi alti, sul modello francese, incrementare la tassazione sulle rendite fondiarie e finanziarie, il governo Letta ha preferito dare un contentino ai redditi medio bassi e non riformare profondamente il sistema fiscale… Lo spostamento di una patrimoniale verso i servizi pubblici segue il modello degli ultimi anni: le classi meno abbienti, prevalentemente lavoratori e pensionati, e con minori patrimoni devono accollarsi l’onere del debito pubblico, mentre le classi più ricche composte di rentier e “imprenditori” devono essere premiate per incentivarle ad aumentare la ricchezza del paese…

C’è una zavorra che ancora impedisce il pieno ed effettivo utilizzo dei beni immobili confiscati alle mafie: le ipoteche bancarie. Il dato, relativo ai beni confiscati fino al dicembre 2012, è impressionante. Sono ben 1.666 bloccati gli immobili (ville, appartamenti, terreni, intere palazzine) bloccati dalle ipoteche bancarie… asce da queste considerazioni l’iniziativa “LiberaMutuo”, promossa dalla Fisac Cgil (la Federazione italiana sindacato assicurazione e credito) e sostenuta da Libera per “liberare” i beni immobili dalle ipoteche. Tre le richieste rivolte al sistema bancario e in particolare all’Abi: velocizzare la cancellazione dell’ipoteca; mettere a punto una soluzione transat- tiva che faccia da modello per i beni confiscati; rinunciare almeno a parte degli interessi contrattuali e di mora.

Finanza privata: Tempi difficili per le banche italiane. A fine 2012, il settore ha registrato una perdita netta aggregata di oltre 2,3 miliardi di euro. La rischiosità dei prestiti continua a crescere… Quello bancario è un settore al centro di una vera e propria “alluvione normativa”, che nasce come legittima reazione dei regolatori alla crisi finanziaria, ma che non riesce ad incidere sui problemi di fondo della finanza. Anzi. Oggi è più facile rispetto a cinque anni fa giocare in derivati, anche per il piccolo investitore (on-line), mentre è più difficile costituire una banca cooperativa e dedicarsi a finanziare
l’economia reale, cioè famiglie e imprese che producono.

… nel 2012 le banche italiane hanno tagliato alle imprese 44 miliardi di euro di finanziamenti. La stessa Abi segnala nell’ultimo anno un calo dei prestiti del 2,77% mentre la raccolta bancaria non cala (+0,66% rispetto a un anno prima)… Oltre la metà del denaro preso in prestito dalla Bce è andata ad acquistare titoli di Stato che rendevano 5 o 6 volte di più… Rimane la domanda del perché la Bce non possa finanziare direttamente gli Stati al 1%… La questione qualitativa è probabilmente ancora più rilevante di quella quantitativa: non solo quanti soldi prestano le banche italiane, ma a chi li prestano e perché… In molti casi le banche sono obbligate a rifinanziare i prestiti per i “soliti noti”, anche se questi versano in situazioni di estrema difficoltà. In caso contrario gli imprenditori potrebbero fallire, e le banche essere costrette a iscrivere a sofferenza i crediti oggi in essere. Per evitarlo vengono concessi nuovi prestiti per sostituire quelli in scadenza, spostando il problema nel futuro e sperando in un qualche miracolo… questo significa poco credito per l’economica “normale” e quindi ricorso all’usura

Finanza pubblica: Con la crisi abbiamo toccato il fondo negli investimenti pubblici: solamente il 2% dei 760 miliardi di euro della spesa pubblica… il capitolo prosegue poi con la descrizione di come Cassa Depositi Prestiti potrebbe risolvere da sola gran parte dei nostri problemi di finanziamento, per cui rimando al libro specifico che tratta appunto di questa “truffa delle truffe” che è Cdp… in più però c’è un piccola sezione sugli strumenti finanziari chiamati “derivati”… Difendere oggi i derivati come strumento di copertura dei rischi significa sostenere che non si possono condannare unicamente per l’uso speculativo che ne viene fatto nel 99% dei casi. Viene da domandarsi quanto i disastri e l’instabilità che provocano siano in qualche modo compensati da una qualsivoglia utilità sociale. In altre parole, perché non esiste un
principio precauzionale per questi e altri strumenti e operazioni finanziarie? Perché, come avviene per qualsiasi settore merceologico, l’onere di provare l’utilità e la non rischiosità non ricade su chi intende metterli in commercio, ma in ambito finanziario i regolatori devono inseguire con mesi o anni di ritardo…

LE POLITICHE DEL LAVORO E DEL REDDITO

Misure per l’occupazione:

… le strategie delle grandi imprese vanno sempre più nella direzione di trasferire la produzione in quei paesi che presentano meno regole, tutele del lavoro e dell’ambiente. La concorrenza a ribasso in termini di costi del lavoro ha spinto anche l’Italia a peggiorare salari e tutele nel tentativo, illusorio, di recuperare competitività.

La politica del governo Letta non sembra segnare una discontinuità…

… Un futuro caratterizzato da un sistematico eccesso di offerta sul mercato del lavoro non può che tradursi in un deprezzamento (in quantità e qualità) del valore del lavoro, accentuando l’attuale polarizzazione della distribuzione dei redditi che vede favorita la quota da capitale (profitti e rendite)… Si possono creare almeno 300mila posti di lavoro in settori strategici come la messa in sicurezza di edifici pubblici (in particolare edilizia scolastica), energie rinnovabili, riassetto idrogeologico, valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico, servizi alla persona e istruzione… I contratti di lavoro devono essere ridotti, dai 47 esistenti, a un massimo di 5 (tempo indeterminato, tempo determinato, contratto di apprendistato e formazione, contratto di collaborazione, contratto di consulenza)…

La sperimentazione del reddito minimo garantito: … il nostro sistema di welfare è, per frammentarietà e categorialità dell’intervento, del tutto insoddisfacente nell’offrire tutele adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale, espulsi dal mercato del lavoro o che non riescono ad entrarvi…

Lavoro pubblico: la politica attuale prevede solo tagli di finanziamenti, e blocco del turnover, quindi meno persone e meno servizi. Non affronta compiutamente una riqualificazione e riorganizzazione della P.A., che potrebbe portare a numerosi e corposi benefici, partendo dall’applicazione di una vera meritocrazia e la lotta al clientelarismo e agli interessi privati nel settore pubblico.

CULTURA E CONOSCENZA

… l’Italia è l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria mentre negli altri Paesi è aumentata in media del 62%… Nel periodo 2008- 2015 il Fondo (per le università) è stato tagliato di 1,5 miliardi di euro… blocco del turn-over del 20% il del personale uni-versitario. Una misura che già quest’anno ha prodotto quest’anno dei risultati sconcertanti in termini, tagliando la prospettiva a centinaia di giovani ricercatori e riducendo la qualità della didattica per migliaia di studenti…

proponiamo:

• Un piano straordinario di investimenti che porti in tre anni l’investimento in formazione, università e ricerca al 5,7% del Pil (costo: 18 miliardi di euro, in media, all’anno) e in particolare il finanziamento di università e ricerca da 8672 a 12907 dollari per studente (media Ocse). Ripartizione equa dell’Ffo sulla base dei costi effettivi di mantenimento e gestione…

… l’università italiana è terza tra i paesi europei, dopo Regno Unito ed Olanda, per ammontare medio delle tasse universitarie e tredicesimo su quindici per beneficiari di servizi del diritto allo studio… Il finanziamento del Fondo Integrativo Statale (principale fonte di finanziamento del Dsu è stato decurtato per il 2013 di ben 95 milioni di euro, passando così dai 246 milioni del 2009 agli appena 151 messi a bilancio quest’anno…

a fronte di ciò le proposte della Controfinanziaria sono numerose e dettagliate, impossibile riassumerle…

… le conseguenze del definanziamento della scuola sono drammatiche: una per tutte, la dispersione scolastica. Mentre in Europa la tendenza è in calo, con una media del 12,8% di giovani che lasciano prematuramente gli studi (vicino all’obiettivo di Europa 2020 fisso al 10%), in Italia questa si attesta – secondo i dati Eurostat di Aprile 2013 – al 17,6%…. si sceglie di stanziare 400 milioni di euro per l’istruzione pubblica e 220 milioni per le scuole private, dopo aver sottratto alle prime oltre 80 miliardi negli ultimi 12 anni e poco o nulla alle seconde nello stesso arco di tempo. La direzione verso cui si procede è sempre più esplicitamente quella di una privatizzazione de facto del sistema d’istruzione…

anche in questo caso le proposte della Controfinanziaria sono precise e numerose, e una parte di queste mirano all’aumento dei finanziamenti… anche sull’edilizia scolastica la situazione è sconfortante, e sono necessari corposi investimenti per ripristinare una situazione consona…così come per ridurre gli ostacoli economici per l’accesso allo studio per le famiglie meno abbienti…

Politiche culturali

… il bilancio del Ministero dei Beni culturali è passato dai 2.386 milioni del 2001 ai 1.546 milioni del 2013… Il quadro è reso ancora più drammatico dal protrarsi dei tagli alle autonomie locali… quindi la prima misura correttiva è il ripristino dei tagli degli ultimi anni al ministero dei Beni e delle attività Culturali riportando il suo bilancio come minimo a 1.800 milioni di euro cifra intorno alla quale si aggiravano gli investimenti nel 2000…

AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE

Sono due i segnali interessanti in campo ambientale contenuti nella manovra 2014 presentata dal governo Letta al Senato: il primo riguarda il Bilancio di previsione 2014, con lo stop alla caduta verticale delle risorse assegnate a questo dicastero iniziata nel 2010; il secondo riguarda il ri-orientamento delle risorse già assegnate alle contabilità speciali che fanno capo a commissari che devono far fronte al dissesto idrogeologico… Ciò non assolve questo Governo che, comunque, decide di destinare alle misure in campo ambientale solo l’1% (!) della Legge di Stabilità 2014… mancano interventi circostanziati sull’adattamento ai cambiamenti climatici anche se il 29 ottobre il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha lanciato un segnale interessante, sancendo l’avvio del percorso per la definizione della Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, richiestaci dall’Europa… Nessun segnale sull’attuazione della Strategia Nazionale della Biodiversità, approvata nell’ottobre 2010, che doveva portare a una più diffusa protezione della natura, a cominciare dai siti della Rete Natura 2000, di derivazione comunitaria, e delle reti ecologiche e tutelare le risorse che forniscono i servizi eco sistemici che garantiscono il progresso del nostro Paese (l’Italia è il paese europeo con la più ricca biodiversità d’Europa)…

… non c’è alcuna revisione sostanziale delle politiche in materia di infrastrutture e di trasporti, quando si consideri che ben il 19,3% (poco più di 2 miliardi di euro) dell’ammontare complessivo della Legge di Stabilità 2014 (AS 1120) viene destinato alle c.d. infrastrutture strategiche, garantendo ancora lo sviluppo, in gran parte indiscriminato e incontrollato, delle grandi opere, che ha visto lievitare il Primo Programma delle Infrastrutture Strategiche dai 125,8 miliardi di euro, per 115 opere, del 2001 ai 390 miliardi di euro, per 375 opere, del settembre 2012, pur di soddisfare gli appetiti dei potentati locali, dei grandi studi di progettazione e delle grandi aziende di costruzione. Un Programma che è anche inefficiente, posto che al settembre 2012 risultavano ultimate, a partire dal 2001, opere del valore di soli 7 miliardi di euro, equivalenti all’1,8% del valore attuale dell’intero programma… mentre rimane lettera morta il programma per le piccole e medie opere, deliberato dal Cipe nel 2009 su richiesta dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, che prevedeva di investire 825 milioni di euro in interventi diffusi sul territorio, con lavori da avviare e completare in tempi certi, in funzione anticongiunturale…

… scandalosa è, al contrario, la conferma delle sovvenzioni in favore dell’autotrasporto che nella Legge di Stabilità 2014 ammontano a 330 milioni di euro…

… Dal Governo si attende, inutilmente sinora, l’abbandono della Sen e la stesura di un nuovo Piano Energetico Nazionale che contempli una roadmap per la decarbonizzazione, nella quale punti sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, lo stop a nuove centrali a combustibili fossili e la progressiva dismissione di quelle esistenti… Inoltre, ed è un altro aspetto che non viene colto nella Manovra 2014, si potrebbero addirittura recuperare risorse, da investire per aiutare le famiglie, cancellando i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, gli sconti ai grandi consumatori e gli oneri impropri. Si tratta di diversi miliardi di euro che vengono prelevati direttamente in bolletta a cui aggiungere altre forme di sussidio che non gravitano in bolletta e di cui beneficiano persino le centrali a carbone. Sono benefici da cancellare immediatamente che vanno traslati, invece, su interventi di efficienza che aiutino le imprese e le famiglie a ridurre i consumi, e quindi la spesa energetica…

WELFARE E DIRITTI

Politiche sociali

Cambiano i governi, ma la ricetta è sempre la stessa. Tagliare la spesa pubblica, in particolare quella sociale: è questo l’imperativo categorico che ci sentiamo ripetere ormai da diversi anni. I diritti sociali di cittadinanza sono ridotti a “costi” da tagliare e si fa strada un modello di welfare “selettivo”, che liquida come “insostenibile” l’universalità di alcuni diritti sociali fondamentali… 15,8% della popolazione, vive al di sotto della soglia di povertà…

Negli anni la spesa pubblica per la protezione sociale è cresciuta, diventando il primo capitolo di spesa pubblica (dal 30% del totale nel 1990 al 40% nel 2011), ma l’efficacia del nostro sistema di welfare è sempre più limitata. La nostra spesa sociale resta molto sbilanciata a favore della previdenza e della sanità a danno dell’assistenza… i fondi destinati a finanziare i servizi e gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie hanno subito tagli consistenti… tra le cose da fare indicate dalla Controfinanziaria:

Occorre definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (Liveas)… È necessario aumentare le risorse per i Fondi Sociali… Non è rinviabile un Piano di edilizia popolare pubblica…

Sanità

Il finanziamento e la spesa del Servizio Sanitario Nazionale

… L’ammontare complessivo delle riduzioni di stanziamenti per il Fondo Sanitario Nazionale per gli anni 2012–2015, considerando anche le misure del governo Berlusconi, è pari a € 35 miliardi… Si riduce l’offerta, si impongono oneri aggiuntivi per i cittadini e si rende più competitivo il ricorso alle prestazioni private. Ma non tutti possono permetterselo…

Immigrazione: Le politiche del rifiuto oltre ad essere profondamente ingiuste, sono costose, inefficaci e inefficienti. Tra il 2005 e il 2012 sono almeno 1 miliardo e 668 milioni di euro le risorse nazionali e comunitarie stanziate per il controllo delle frontiere esterne… Siamo ancora in attesa di una riforma della legge sulla cittadinanza n.91/92
benché siano state depositate in Parlamento circa trenta proposte di legge in materia, tra le quali quella su cui la campagna nazionale L’Italia sono anch’io ha raccolto tra il 2011 e il 2012 più di centomila firme, e nonostante i ripetuti interventi del Presidente della Repubblica a sostegno della riforma… È necessario ribaltare completamente le priorità delle politiche migratorie e sull’immigrazione a partire dalla piena ed effettiva garanzia dei diritti di cittadinanza (segue un dettagliato elenco di specifiche misure proposte).

Parità tra sessi …attuare la legge che imponeva di destinare alle politiche per la conciliazione i risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego…

Carcere: L’Italia ha il tasso di sovraffollamento più alto di tutta l’area Ue… 22 anni fa i detenuti erano 31.053. 12 anni fa erano 55.393. Oggi sono 64.458… Le leggi sulla recidiva (ex Cirielli), sulle droghe (Fini-Giovanardi) e sulla immigrazione (Bossi-Fini) sono alla base della crescita della popolazione detenuta negli ultimi 22 anni. La loro abrogazione costituisce una parte del contenuto delle tre proposte di legge di iniziativa popolare (3leggi.it) promosse da decine di organizzazioni e associazioni…I detenuti erano 28 mila nel 1990 quando gli omicidi erano il triplo di quelli attuali. Non va mai dimenticato che il
sistema penitenziario è l’esito di una giustizia penale che non funziona. Cinque anni e mezzo è la durata media di un processo penale. Intorno ai nove anni la durata media di un processo civile…potremmo risparmiare 255 milioni di euro annui decriminalizzando la vita di consumatori di droghe e immigrati… Infine vi sono
400 milioni circa di euro a copertura del piano di edilizia carceraria. Basterebbero 182 milioni di euro – meno della metà – per liberare 10 mila tossicodipendenti da mandare fuori per un anno in percorsi tutorati di affidamento sociale presso comunità o servizi pubblici. I restanti 200 milioni, piuttosto che nel costruire nuove prigioni, sarebbe utile usarli per la manutenzione delle carceri attuali facendo lavorare manodopera detenuta…

(segue)

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane…

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