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Indispensabili – Trafficanti (di morte) – Cap 4) Uno strano ingegnere

Posted by giannigirotto su 9 gennaio 2014

Proseguiamo con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“, libro che tratta in particolare dei traffici di sostanze inquinanti, con particolare riguardo chiaramente a quelli che avvengono, in entrate ed in uscita, in Italia.

E’ un libro durissimo, che definire indigesto è un eufemismo. Un libro che mette a nudo una piccolissima parte delle più sporche ma sopratutto mortali porcherie che da decenni vedono piccole e grandi imprese infrangere la legge e smaltire illecitamente rifiuti pericolosissimi semplicemente sversandoli nel territorio, interrandoli, ammassandoli l’uno sopra l’altro, caricandoli su navi che poi vengono affondate, e in mille altri modi ugualmente deleteri.

In questi estratti troverete date, nomi, luoghi, cifre, fatene l’uso che riterrete più opportuno, ma per favore, non voltatevi dall’altra parte, ne va del futuro dei nostri figli.
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Cap. 4 – Uno strano ingegnere

Uno strano ingegnere
Fatture relative a qualche missione ed una audio cassetta dalla spasmodica durata di 90 minuti. No, non si tratta del menù di un divorziato disperato, che dopo aver spiato l’ex moglie, si consola con la voce provocante di una cortigiana del ventesimo secolo, filtrata attraverso un recipiente, stimolante la fantasia. Concerne altresì, l’intervento dello Stato a favore della ricerca della verità, all’interno dell’inchiesta della procura di Bolzano, coordinata da Guido Rispoli.

Imputato del reato, prima di concussione, poi mutato in tentata estorsione, è Giorgio Comerio. Originario di Busto Arsizio, per anni residente in Peter Port street, Guernsey, piccolo paradiso fiscale nel Canale della Manica stretto tra la Francia e la Gran Bretagna. Comerio ha scontato 12 giorni dei 4 anni al fresco, previsti dalla procura di Bolzano e dalla Corte di Cassazione, e poi si è letteralmente librato e volatilizzato verso la Tunisia. Ma per lui, tale condanna, non fu altro che un abietto incidente di percorso, di fronte ad altre accuse ben più gravanti terminate tutte con l’archiviazione. Inoltre Comerio non sembrò minimamente temere le azioni della procura, anzi, adoperando un’affermazione di sua matrice, “lui con le procure era solito collaborare”. Come quando cooperò con Antonio di Pietro a Zibido San Giacomo, servendosi di uno strumento americano, denominato georadar, con il fine verificare l’esistenza di una discarica abusiva. Tutto procedeva sublimamente. Fino al 1996, quando Comerio commissionò ad un imprenditore un affare apparentemente irrinunciabile. Ma l’imprenditore in questione, sospettato dalla magistratura, di aver indebitamente risparmiato sui lavori e sul materiale, mettendo a rischio la sicurezza dei convogli ferroviari, con lo scopo di evitare ingenti e deleteri danni, rivelò la proposta fattagli da Comerio alla Guardia di Finanza. Microfonando il suddetto imprenditore, in un ristorante di Bolzano, la Guardia di Finanza incastrò e castrò l’attività, volta a delinquere, del reverentissimo Giorgio Comerio.

In fondo al mare

La Calabria è terra di verità sottili, capaci di sfuggire allo sguardo più solerte. Ė terra di poteri inverosimilmente possenti, radici millenarie che ti avvolgono, soffocando ogni tuo vitale fonèma. Un labirinto scarno di ogni umana sembianza, che secerna da ogni suo intrigo, un passo in più di lontananza, rispetto alla consapevolezza dell’importanza di vivere. In questa terra la verità è un mito sbiadito, defunto, sepolto, dimenticato. In questa terra, la mentalità vigente mette sul piatto un ragionamento per il quale i castelli sociali edificati dal potere valgono più della misera esistenza umana, vanificata da un abitante nativo dell’omertà, il tumore. La neoplasia (inteso come patologia che grava sul corpo) è l’edera che cresce attorno al rispetto verso tumori di malignità incommensurabile, forze arcane bandite dal limite, concernante un tipo di rispetto di gran lunga più nobile nei confronti del primo, la libertà e la dignità altrui.

E così la vicenda dei traffici dell’ingegner Comerio è il simbolo più eloquente del mondo complesso e riservato dei broker di armi e rifiuti.

In questa storia un omicidio non vi è mai un omicidio, una nave affondata è in grado di sparire per sempre e i veleni diventano impalpabili, nascosti per sempre in fondo al mare. Il mare domina, il mare è il vero centro della rete.

La luce che accecò con precisione disarmante, la carriera maleodorante del fetido Giorgio Comerio, brillò nel cielo della trasparenza nel 1994 con un esposto di Legambiente. In quegli anni molti asserivano al fatto che le grotte oscure della Calabria, oltre a fungere da rifugio utile per i sequestri, da deposito per le armi, venivano adibite a nascondiglio di rifiuti pericolosi.

Scorgere quelle caverne era un’impresa assai ardua, considerato il monopolio millimetrico, in quelle zone, esercitato dalla ‘ndrangheta. Tuttavia, accadde un fatto che differì le cornee dello spettatore, verso il mare; una nave albanese, la Korabi, vagava tra la Sicilia e la Calabria alla ricerca di un approdo, con un carico ritenuto radioattivo dalle autorità. A Reggio Calabria instradò le indagini un giovane ufficiale della Guardia Costiera, al secolo Natale De Grazia.

I migliori uomini

Milano, 1989, un ingegnere di nome Andrea Rossi viene denunziato per “smaltimento continuato di rifiuti tossici e nocivi e rifiuti speciali senza autorizzazione”. Era il titolare della Petrol Dragon e spacciava per valida un’idea immersa nella più pura insania: trasformare i rifiuti pericolosi in petrolio. Poi il petrolio, con una magia, paragonabile all’improvvisa ritirata della luce, durante un’eclissi solare, scompariva nel nulla. Di tal , misteriosa vicenda, si occupò la Guardia di Finanza, ma la parte ambientale fu condotta da un gruppo di ufficiali della Forestale di Brescia, guidato da Rino Martini. Quel nucleo di Brescia subì una subitanea estinzione. Non è chiaro il fatto che portò allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato di Brescia, proveniente da una decennale esperienza, che maturò ai tempi dell’ annullamento, un insistente interesse nei confronti del gruppo di imprenditori che gravitava attorno alla Petrol Dragon, il quale era la chiave per aprire nuove stanze di indagini. Il problema delle scorie industriali era più attuale che mai e l’esperienza di Seveso aveva mostrato la potenza della rete dei trafficanti. Nel 1995, le supposizioni di Martini si rivelarono fondate, quando a Chiasso venne fermato l’imprenditore Elio Ripamonti, legato alla cordicella della Petrol Dragon, con una valigia colma di risposte. Ovvero l’idea di Giorgio Comerio di riempire alcuni penetratori di scorie radioattive, al fine di inviarli, via morte, nei fondali marini. La rete di interessi e di aziende è smisurata, come abnorme è la non curanza, ed il diletto a contrapporre la lardosa ricerca della prevaricazione materiale, alla macilenta coscienza del respiro altrui.

Il paradiso svizzero

Dato il suo immane amore nei confronti dei paradisi fiscali, Comerio stabilì il suo centro operativo tra Lugano, nel Canton Ticino, e il Lussemburgo.

L’obiettivo per Martini, De Grazia &company era ricostruire l’arcipelgo delle società legate a Comerio, incrociando i dati con le rotte delle navi dei veleni che avevano solcato il Mediterraneo per almeno un decennio. Un gran contributo alla risoluzione di tale obiettivo, è da rintracciarsi nel mondo ambientalista, in particolare in Greenpeace che dopo aver esaminato i movimenti di Luciano Spada e di Comerio, riversò il suo sudore ad analizzare i traffici verso l’Africa (rotta, negli anni ottanta, prediletta per la Jelly Wax, una società italiana).

Nel 1992 l’Onu denunciò che due imprese (l’italiana Fin Chart e la svizzera Achair) avevano da poco concluso un accordo con il governo Somalo per smaltire mezzo milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Tutto ciò dimostra quanto precario fosse il valore della Convenzione di Basilea del 1989, atto che soggiace inerme in uno stato vegetativo, in attesa che venga staccata la spina, che lo alimenta attraverso dosi di inutile formalità. A combattere la moda che spopolò negli anni ’80, concernante il lancio di scorie tossiche in mare, ci pensò l’ Ocse, organizzazione erede del piano Marshall. Ma il progettò, denominato Dodos perì nel 1986, in seguito all’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. La cosa buffa quanto inquietante, sta nel fatto che anche Comerio partecipò al Dodos, cercando di sbolognare la riprovevole idea dei penetratori.

Tralasciamo le creature mostruose, confluenti nella persona di Comerio, per parlare di chi si è opposto al sistema delittuoso del traffico dei rifiuti, confidando in se stesso per erigere la natura ai livelli eterei che meriterebbe, in un nome, Stefan Weber, uno dei principali attivisti di Greenpeace. Weber, con la complicità di un altro militante di Greenpeace, Roberto Ferrigno, dedicò sangue e neuroni alla rappresentazione nitida della galassia dei traffici, che venne poi riportata nel dossier “The network”.

La camera di compensazione

Weber mostrò un documento agghiacciante. È datato 3 febbraio 1988 ed è una sorta di circolare inviata alle principali industrie chimiche e farmaceutiche tra la Svizzera e la Germania. L’intestatario è una delle principali società finanziarie svizzere, la Fidinam Fiduciaire di Ginevra, che si incariva di smaltire le eventuali scorie, delle industrie, in Africa.

Dietro la Fidinam si nasconde una delle principali menti delle riservate architetture finanziarie svizzere, Tito Tettamanti. L’intreccio scoperto da Greenpeace conduce dritto al cuore del potere politico italiano. Giuseppe Berlini, rappresentante della Montedison in Svizzera, arrestato da Antonio di Pietro nel 1993, dichiarò ai magistrati di Milano che la Fidinam, con la Valina Etablissement, avrebbe fatto parte della lista di compagnie utilizzate dal gruppo Ferruzzi per “organizzare e gestire in maniera occulta i propri fondi esteri”. La Valina aveva la stessa sede legale della Instrumag di Luciano Spada, a Vaduz, in Liechtenstein. Lo scenario, appena riesumato, è il medesimo dal quale Di Pietro stanò la “madre di tutte le tangenti”, il tesoro Enimont che segnò la storia di tangentopoli. Una masnada di società off-shore dedite all’intento di rendere i soldi invisibili, senza odore, privi delle tracce dei loro genitori, ovvero marchingegni, che mostrano ozianti, la loro vergogna.

All’alba del 27 settembre del 1997 un ristretto gruppo di militanti di Greenpeace si appressò agli uffici dell’Odm di Giorgio Comerio, e fotografò la documentazione rilevata. Successivamente consegnò tutta la documentazione raccolta, allegata ad una distinta denuncia, alla polizia. Morale di questa favola bagnata dalla più aspra e fervida antinomia, fu la condanna di Greenpeace per aver accostato la parola mafia alle società riconducibili alla galassia della Fidinam. A mio avviso apostrofare tali società con l’ epiteto di “avanzi di carcasse ridotte a carogna , germogliate dall’intestino saturo di un blobfish” è il più grande complimento che la mia modesta alfabetizzazione mi permetta di partorire.

Lo strano circolo di Giorgio Comerio

Via della Costa, nel piccolo borgo di Garlasco di Pavia, è un budello, che si dirama verso il bosco. . Da anni Giorgio Comerio ha abbandonato questo indirizzo, l’ultimo conosciuto in Italia. Qui arrivarono, il 12 maggio 1995, gli ufficiali del Corpo Forestale dello Stato con due sottoufficiali dei carabinieri e con il capitano Natale De Grazia, alla ricerca di prove che certificassero l’affondamento in mare di rifiuti pericolosi e radioattivi. Aprì la porta Giuliana Giunta, convivente e socia di Comerio. La perquisizione durò dieci ore e fu la sorgente dalla quale sgorgò una corrente di informazioni, tutt’altro che futili:nella villa di Garlasco, la coppia riuniva imprenditori, politici lombardi, nobili più o meno in disgrazia e avventurieri a caccia di qualche opportunità; l’Odm sicuramente era operativa; Giorgio Comerio girava vorticosamente tra veri o presunti rappresentanti di Stati africani; viaggiava nei paesi dell’ex blocco sovietico, dove le scorie radioattive pullulavano, in seguito alla caduta dei regimi. Inoltre furono raccolte decine di cartelline, dedicate interamente al progetto dei siluri dell’ Odm, i penetratori che avrebbero dovuto trasportare sotto i fondali marini le scorie radioattive. Era questo il cuore dell’attività di Giorgio Comerio, il progetto più importante, al quale lavorava dal 1992. Tra i paesi contattati per lo smaltimento dei rifiuti, ve ne sono solamente due di non africani, l’Argentina e il Brasile, da poco usciti da un frangente dittatoriale, ma da sempre terreno fertile per l’iniezione di gruppi massonici italiani. I paesi africani coinvolti sono i seguenti:Nigeria,Guinea francese, Guinea Bissau, Guinea equatoriale, Capo Verde, Congo, Mauritania, Togo, Ghana, Sudafrica, Angola, Benin, Costa d’ Avorio, Zaire, Liberia, Camerun, Gabon, Senegal, Sierra Leone e Somalia. Era dunque evidente che dietro la sigla Odm vi fosse una rete potente, in grado di aprire le frontiere dei paesi in guerra alle scorie nucleari europee. Una via africana dei rifiuti. Concludo questo capitolo menzionando nuovamente, l’esempio di Stefan Weber, affinché si comprenda che anche un solo uomo, se agisce seguendo il suo cuore, può diventare un pericolo per il pericolo, una finestra di fine amore per il mondo, e per chi lo vive, che affaccia, diretta, sull’eternità.

A cura di Giacomo Carlesso

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per leggere i precedenti potete cliccare qui

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