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Indispensabili – Trivelle d’Italia – Cap 3) Benzina quanto mi costi

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2014

Proseguiamo con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“, libro che tratta in particolare dei molti e gravi problemi legati all’estrazione di gas e petrolio in Italia. Un libro dal quale si evince che sono in pochi a guadagnare, ed in molti a perdere salute ed ambiente, con costi che vengono poi scaricati sulla fiscalità generale.

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Cap. 3)Benzina quanto mi costi

Con gli attuali prezzi medi dei carburanti un pieno costa Euro 65, Euro 26 in più rispetto al 2011. Sul prezzo della benzina e del gasolio alla pompa continuano a pesare l’Iva al 21% (presto al 23%) e le accise che sono 15. Sui carburanti paghiamo ancora 1 centesimo di Euro per la guerra in Abissinia del 1935, 10,6 centesimi per la missione in Libano del 1983, 1,1 centesimi per la missione in Bosnia del 1996, 4 centesimi per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011 e un’accisa di 8,2 centesimi per effetto del decreto “Salva Italia” introdotta a dicembre 2011. Con i nostri risparmi continuiamo a pagare costi economici affrontati dall’Italia in guerre. Questi accise posizionano l’Italia al primo posto in Europa per il prezzo della benzina. Da noi i carburanti costano il 27% in più che in Spagna, quasi il 15% in più che in Francia, il 14% in più che in Germania e il 9% in più che in Olanda. Sembrerebbe che a guadagnarci sia solo lo Stato grazie ad una tassazione totale su un litro di benzina che, a scanso di oscillazioni, arriva quasi al 60%. Resta un 40% di spesa industriale da suddividere tra costi di estrazione, raffinazione, trasporto, distribuzione e dal prezzo del carburante calcolato sull’indice Platts in base alla domanda ed all’offerta di prodotti petroliferi a livello internazionale. A filiera conclusa le compagnie dichiarano di spendere 15 centesimi lordi per ogni litro di benzina, guadagnando solo un centesimo. Un dato contestato dai gestori dei distributori. Davide Tarabelli, presidente di Nomisma Energia, sostiene che “in media il greggio di buon livello ha un costo industriale di estrazione di circa 3 dollari al barile. A questi, se ne devono aggiungere altri 2 per il trasporto verso la raffineria la quale ne spenderà circa 3 nella realizzazione dei diversi derivati del barile. In totale siamo a 8 dollari al barile che, se calcolato in Platts, significa un prezzo di 3 centesimi al litro. Tenendo per buona questa stima, ogni compagnia petrolifera guadagnerebbe, per ogni litro di benzina 12 centesimi andando a giustificare anche la differenza di costo del carburante presso i distributori no-logo, le cosiddette pompe bianche, presso le quali è possibile risparmiare fino a 8, 9, 10 centesimi di euro. A incidere maggiormente sul guadagno delle multinazionali di casa nostra sono i costi di estrazione (variabili a seconda del Paese in cui si estrae) ed il trasporto del greggio verso le raffinerie. Due costi che le raffinerie potrebbero limare ulteriormente, rivoluzionando l’intera filiera accorciandola e investendo di più nelle estrazioni Made in Italy dove pagano royalties tra le più basse del mondo e dove ammortizzerebbero il trasporto del greggio per il solo mercato interno. Per il momento però ci si accontenta di aumentare il prezzo alla pompa. Una corsa al rialzo che ha spinto la Guardia di Finanza ad avviare accertamenti, nelle sedi italiane di alcune compagnie petrolifere, mirati a verificare eventuali manovre speculative.

Da dicembre 2011 a oggi Eni ha apportato aumenti pari a 25 centesimi. I prezzari internazionale e nazionale dimostrano che quando il prezzo del greggio aumenta il prezzo alla pompa aumenta, ma quando il prezzo del greggio diminuisce il prezzo alla pompa resta invariato o aumenta. Dimostrano anche che, quando una compagnia aumenta il prezzo, tutte le altre si adeguano al “cartello”. Fegica (Federazione gestori impianti carburanti e affini) chiede di diminuire i prezzi alla pompa. Un’operazione possibile come “dimostrano i 10 centesimi al litro in meno che mediamente vengono praticati dagli impianti no-logo grazie al fatto che le stesse compagnie petrolifere riforniscono le pompe bianche con un prezzo di 12/14 centesimi al litro più Iva più basso che ai gestori”. Un abbassamento di 10 centesimi al litro significherebbe un risparmio per i cittadini di oltre 4 miliardi di Euro. I gestori sono parte lesa considerando che l’aumentare dei prezzi non aumenta il loro guadagno che resta fisso più o meno al 2%. Per mettere un freno a quella che è una speculazione lo Stato, che non toccherà mai i propri proventi, giocherà, con il Decreto liberalizzazioni, la carta di un incremento della concorrenza abolendo il contratto di esclusiva che oggi lega gestori e gruppi petroliferi e favorendo l’ingresso sul mercato della distribuzione di nuovi soggetti e la possibilità di rifornirsi di carburanti al miglior prezzo. Le compagnie subiranno l’obbligo di cedere un terzo dei distributori di proprietà.

Con decreto ministeriale del 12 novembre 2010, in attuazione delle disposizioni previste dall’articolo 5 della Legge n. 99 del 23 luglio 2009, lo Stato ha deciso di istituire un Fondo riduzione prezzi carburanti per i cittadini residenti nelle regioni italiane interessate da estrazioni petrolifere. Un tesoretto recuperabile dall’aumento dal 7 al 10% delle royalties versate dalle compagnie petrolifere per le sole estrazioni di gas e greggio in terraferma. Sette le regioni destinate del fondo: Molise, Calabria, Puglia, Emilia Romagna, Piemonte, Marche e Basilicata. I patentati lucani beneficeranno di un bonus da Euro 90 all’anno, come dichiarato dal ministero dello Sviluppo economico, a fronte di un raddoppio delle estrazioni che porterebbero ad una copertura del fabbisogno nazionale pari al 13%. Un incentivo che il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, ha più volte definito “elemosina”. In effetti di elemosina si tratta perché in Basilicata la benzina è più cara che in Trentino Alto Adige dove non c’è attività petrolifera e dove alcuni Comuni beneficiano di uno speciale fondo riduzione della benzina perché ricadenti in un raggio di 20 chilometri dalle vicine Austria e Svizzera dove i carburanti costano meno. Più vicini si è meno si paga.

A Cura di Erica Minto, che ringrazio sentitamente.
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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimanem mentre i precedenti li trovate quiin ogni caso valutate se acquistare l’originale che costa solo 12 euro…

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