Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – 2° Parte

Posted by giannigirotto su 20 gennaio 2014

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

_____________________

Seconda Parte – LE POLITICHE DEL GOVERNO LETTA

(la prima tranche di questo lunghissimo capitolo la trovate qui)

COOPERAZIONE, PACE E DISARMO
Spese militari

… Le risorse a disposizione del Ministero della Difesa non sono state toccate in maniera sensibile, così come non è avvenuta alcuna revisione delle modalità di selezione e di implementazione degli investimenti in sistemi d’arma, assai costosi per le casse dello Stato e di dubbia utilità per le prospettive di politica estera… Dal 1948 la spesa militare in Italia è sempre cresciuta in termini reali e proprio negli ultimi vent’anni, secondo la base dati della spesa pubblica per funzioni pubblicata dall’Istat, ha registrato un aumento di quasi il 25% in termini reali per la sola Funzione Difesa grazie alla spinta alla crescita dovuta all’azione di tre elementi: burocrazie militari, obiettivi di politica estera e industria militare.

Il costo elevato delle forze armate italiane deriva anche dalla composizione verso un “esercito di comandanti”: nel 2012, su un totale di 180mila militari e 30mila civili, le Forze Armate avevano in organico 23mila ufficiali, 72mila sottoufficiali e appena 83mila volontari di truppa. Un numero tanto elevato di ufficiali e sottoufficiali fa lievitare i costi e crea inefficienze nelle catene di comando e nelle procedure decisionali, inevitabilmente più lunghe e complesse.

Purtroppo si ripete la consuetudine di spezzare la spesa militare italiana complessiva su più capitoli e su più Ministeri. Ciò rende difficile valutare appieno con un semplice sguardo l’impatto di queste scelte di bilancio, considerando anche che nei documenti preliminari a disposizione di Parlamento ed opinione pubblica non tutti i dettagli sono disponibili. Le stime elaborate dalla Campagna Sbilanciamoci! (a partire dalla situazione
precedente la discussione parlamentare) porta ad una spesa militare complessiva per il 2014 di almeno 23,6 miliardi di euro.

Servizio civile nazionale

In termini di dotazione annuale le risorse provenienti dal bilancio dello Stato sono precipitate da euro 296.128.000 del 2007 a euro 69.990.000 del 2012, ulteriormente limitate per effetto dei tagli lineari messi in atto negli ultimi anni. A questo trend liquidatorio hanno posto un piccolo argine le decisioni del ministro Riccardi a giugno 1012 di devolvere al fondo del Scn 50 milioni straordinari e della ministra Idem, nel suo breve incarico, di devolverne altri 16. È poi recentissimo l’ulteriore stanziamento sul 2013 di 1,5 milioni di euro e sul 2014 di 10 milioni.

A fronte di questo stallo è invece ripartito con inusitata energia il confronto sulle finalità, le dimensioni, l’organizzazione del servizio civile. Uno dei tre principali motivi è “la ricerca di percorsi e strumenti che diano ai milioni di giovani esclusi dall’occupazione un’opportunità di imparare sia competenze specifiche che competenze trasversali, incluse quelle di cittadinanza”.  Sbilanciamoci! con la sua Legge di Stabilità avanza alcune proposte che sono in linea con il dibattito sinteticamente riportato e che propongono fondi per il 2014-2016 che stabilizzino il contingente annuo a 40.000 unità in Italia e 1.000 all’estero full time per un investimento statale nell’arco del triennio di euro 810 milioni.

ALTRAECONOMIA

“Mentre il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale è più che triplicato dal 1950 – scrivono nel saggio – il benessere economico, così come stimato dal Genuine Progress Indicator (Gpi), è in realtà diminuito dal 1978”.

Nonostante l’Europa di Bruxelles non brilli per coerenza delle politiche, è da molti anni che indica ai Paesi membri come antidoto alla crisi e alla disoccupazione l’elaborazione di politiche pubbliche che puntino a sostenere una rigenerazione ecologica del territorio. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quantificando le potenzialità di creazione di opportunità lavorative nei diversi settori produttivi a livello globale, indica la strada della sostenibilità come quella con il maggiore potenziale espansivo nei prossimi anni

L’Europa scommette sull’economia “verde”

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro afferma che il passaggio “verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni, aiutando decine di milioni di lavoratori anche per quanto riguarda l’Unione Europea”.

L’UE per questo da poco più di un anno ha messo in piedi una Strategia comune sull’economia sostenibile, cercando di spostare l’ambiente dai margini al centro delle politiche che influenzano il comportamento di produttori e consumatori, favorendo così il lavoro.

Strategia che si basa sul minor uso delle risorse tramite aumento dell’efficienza, puntando sull’investimento tecnologico e sul maggior riciclaggio. La sfida è di mobilitare gli investimenti, così da avere innovazione su una scala abbastanza grande da fare la differenza. La Commissione Europea calcola che per ogni euro investito, la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto green sarà pari a dieci euro entro il 2025.

Negli sporadici casi in cui anche la politica di casa nostra ha scelto di investire verde, i risultati sono stati eccellenti, nonostante essi siano arrivati nell’apparente distrazione generale.

… Tutte le politiche di stimolo e austerity che il governo Letta ha messo in campo fino a oggi, in realtà, sono andate nella direzione di provare a sostenere la produzione, senza tuttavia introdurre alcuna condizionalità “verde”, sociale, occupazionale…

… Nulla più di quanto scritto fino ad ora dimostra, ad ogni modo, che non basta tingere di verde la vecchia economia per portare il nostro Paese a rispondere alla crisi in modo efficace e premiante per tutti: ecosistema, beni comuni, comunità umane… La caratteristica di questa transizione è il passaggio dal gigantismo dell’economia sviluppista alla diffusione, differenziazione e interconnessione degli impianti, delle imprese e degli agglomerati urbani rese possibili alle strategie di rete, con un occhio al futuro, ma con i piedi ben piantati in un’agricoltura e una gestione delle risorse (e dei rifiuti), dei suoli, del territorio e della mobilità condivise e sostenibili. Una rilettura e attualizzazione del concetto di mutuato anche dalla Rete di economia solidale italiana, che coordina la maggior parte delle esperienze di produzione alternativa nazionale, e le loro piattaforme regionali, per riacquisire spazio politico, capacità di regia e d’indirizzo dei cittadini- produttori-consumatori e delle loro autorità locali. L’espressione “Distretto di economia solidale” è nata il 19 ottobre 2002 quando la Rete italiana di Economia Solidale (Res) si riunì per la prima volta a Verona realizzando una carta di principi, che fu poi presentata pubblicamente a Padova nel maggio 2003. In tale carta si definisce un Des come: “una realtà territoriale, economica e sociale che persegue la realizzazione dei seguenti tre principi: cooperazione e reciprocità, valorizzazione del territorio, sostenibilità sociale ed ecologica […] attraverso il metodo della partecipazione attiva dei soggetti alla definizione delle modalità concrete di gestione dei processi economici propri del distretto stesso”. I Des locali, quasi una trentina ad oggi in tutto il Paese, hanno una struttura nazionale di coordinamento, il Tavolo Res, che a sua volta fa riferimento a Ripess Europa, nodo della Rete Intercontinentale per la Promozione dell’Economia Sociale e Solidale.

Se di un Piano Marshall per l’Italia c’è bisogno, come da più parti si invoca, deve andare in direzione di una riconversione ecologica come processo di riterritorializzazione, come anche teorizzano molti studiosi come Guido Viale: cioè di riavvicinamento fisico e organizzativo tra produzione e consumo… Dai Des stanno nascendo proposte concrete di cambiamento del modo di produrre e consumare in Italia: dal Tavolo nazionale sulla Piccola distribuzione organizzata, a quello sull’Energia… L’esperienza dei Gruppi di Acquisto solidale, del fair trade, delle biomense e tutte le altre pratiche dell’economia solidale tradizionali, sono ormai solo la punta dell’iceberg rispetto al lavoro che, sul territorio nazionale, comunità, società civile organizzata, sindacati, lavoratori precari stanno facendo nascere alle radici della crisi…

…torniamo a circa quarant’anni fa, quando Georgescu-Roegen ragionando sulla necessità di pensare ad una economia con risorse finite, affermava: “E se questo ritorno diventa necessario, la professione degli economisti subirà un curioso cambiamento, invece di essere esclusivamente preoccupati di crescita economica, gli economisti cercheranno criteri ottimi per pianificare la diminuzione”. La crisi, nonostante tutto, può offrirci un’occasione preziosa per ritrovare quella ambizione e quella capacità di visione che il Paese e l’Europa non solo necessitano, ma meritano. La società civile, il mondo del lavoro, la comunità scientifica e produttiva hanno dimostrato con teorie e fatti di esserne all’altezza: e la politica?

_________________

L’ultimo capitolo seguirà nelle prossime settimane, i precendenti li trovate qui

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: