Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Indispensabili – Prepariamoci – L’impronta ecologica

Posted by giannigirotto su 10 febbraio 2014

Continuiamo con la pubblicazione di un estratto di un altro libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“. Il libro è stato scritto dal noto meteorologo Luca Mercalli, che è un convinto praticante della strategia delle 4R, nonchè delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il sottotitolo qui a fianco è sufficientemente esplicativo, dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, produrr, consumare, e sopratutto “eliminare” gli scarti, ed uso la parola scarti volutamente al posto di “rifiuti”. Questo ci consentirà di vivere tutti, finalmente, meglio.

Queste sintesi sono a Cura di Erica Reitano, che ringrazio sentitamente.

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ITALICI MODELLI DI SOSTENIBILITÀ

Vi è una visione del futuro azzerata, nonostante tutto attorno stia cambiando.

Vi è comunque ancora del pensiero innovativo da mettere a disposizione per l’ambiente e da poter esportare.

I LIMITI DELLO SVILUPPO

L’economista, manager e politico Aurelio Peccei, morto negli anni 80, commissionò negli anni 70 uno studio che produceva un rapporto sui limiti dello sviluppo (1972), che diede come esito l’ipotesi che, in base agli standard dei consumi, entro qualche decennio l’umanità si sarebbe scontrata contro i limiti fisici del globo.

Finita la crisi petrolifera degli anni 70, la teoria fu presto dimenticata.

Nel 1992 fu publicato l’aggiornamento allo studio, e fu titolato “Oltre i limiti dello sviluppo” .

Nel 2006 ne seguì il terzo aggiornamento a cura di Meadows e Randers.

Venne spiegato che il mondo sceglierà un futuro relativamente sostenibile, ma lo farà in un tempo così tardivo, da procurarsi delle caratteristiche meno gradevoli di quelle che avrebbe potuto avere agendo in modo tempestivo. Ne seguirà un collasso che si verificherà senza preavviso.

L’ingresso dentro il periodo dalle crisi globali dovute alla crescita esponenziale è previsto attorno al 2020.

L’IMPRONTA ECOLOGICA

Mathis Wacker-Nagel, direttore del Global Footprinting Network ( Istituto che studia l’impronta ecologica), definisce biocapacità la quantità di superficie terrestre di cui ogni umano ha necessità per vivere. Essa è costituita da superficie agricola, forestale o oceanica con materie prime, alimenti, energia e sistemi di depurazione dai rifiuti. L’unità di misura per quantificarla è quella degli ettari

Se suddividiamo la biocapacità terrestre per il numero di abitanti della Terra, che sono 7 miliardi circa, ricaviamo una biocapacità di 1,8 ettari per persona.

Viene invece definita impronta ecologica l’impatto dell’utilizzo di risorse e della produzione di inquinanti sul territorio. Viene per essa stimato un valore di 2,2 ettari per persona.

Dalla differenza tra l’1,8 ettari di biocapacita’ e il il 2,2 di impronta ecologica si evince che di sta usando, a persona, in media 0,4 ettari in più di quanti ne esistano (pari al 25% in più).

Il sovrasfruttamento può reggere per un po’ di tempo, dato il capitale di risorse accumulato nei millenni. Alla fine resteremo però senza risorse.

Se ad esempio un americano ha una impronta ecologica di 10 ettari, ma, avendo il territorio una biocapacita di 4,7, procura un deficit di soli 5 ettari globali a persona, diverso è per un italiano.

Quest’ultimo infatti, facendo parte di una popolazione di 60 milioni di abitanti, ognuno dei quali ha un’impronta di 4,2 ettari, e disponendo di risorse pari a 1,1 ettaro per persona, procura un deficit di oltre 3 ettari, a cui deve supperire sottraendo risorse altrove.

Le nostre sole risorse interne infatti ci consentirebbero un tenore di vita pari a quello medio attuale dei paesi africani (ossia dell’1,1 ettari per persona).

CATASTROFISMO E PREVENZIONE

La quantità di energia di cui necessita una società per mantenersi cresce molto anche in relazione alla sua complessità.

Sono state elaborate le teorie che seguono:

la teoria di Olduvai di Duncan lega l’esistenza della civiltà industriale alla disponibilità di petrolio, che sta però gradualmente calando.

Per riferimenti bibliografici di questi quadri catastrofici : http://www.oilcrash.com/italia/olduvai.html oppure http://www.dieoff.org

Leggermente meno pessimista è la teoria di Kunstler, descritta nel libro “Collasso”. Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato”. Nel libro l’autore individua nella riduzione delle attività della vita quotidiana, l’unica inevitabile soluzione.

La consapevolezza della catastrofe

La consapevolezza della catastrofe è il primo passo che ci permette di evitarla.

Caso paradigmatico degli effetti devastanti della soppressione dell’avvertimento è il caso della città di Casale Monferrato, dilaniata dalle scie di morti causate dall’amianto dell’Eternit. Eppure qualcuno arrivò ad affermare: “Se l’obiettivo era quello di non fare ammalare la gente, allora era meglio non inventarlo il cemento amianto” perché, una volta inventato, ” il coraggio di fermare la fabbrica non lo aveva nessuno”.

Innanzi ai 4 punti certi della continua crescita della popolazione, dell’aumento del conflitto per le risorse, dello spostamento del potere economico in Asia e dell’accesso universale alle informaziomi, la svolta evolutiva necessita di partire .

Agire ora aiuterà infatti a non soccombere poi.

Perché poi, come descrive Dario Fo ne “L’Apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe”, ci potremmo sentire rispondere ” Eh no: è troppo tardi, cog___ni!”

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… in ogni caso valutate se acquistare l’originale che trovate anche in versione digitale qui…

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