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Indispensabili – Trivelle d’Italia – Cap 5) LE INFINITE VIE DEL GAS

Posted by giannigirotto su 13 febbraio 2014

Terminamo la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“, libro che tratta in particolare dei molti e gravi problemi legati all’estrazione di gas e petrolio in Italia. Un libro dal quale si evince che sono in pochi a guadagnare, ed in molti a perdere salute ed ambiente, con costi che vengono poi scaricati sulla fiscalità generale.

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Cap. 5) LE INFINITE VIE DEL GAS

A cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2012 in Italia è stata dichiarata l’emergenza gas, ma nessuno si è accorto di nulla, eppure problemi ce ne sono stati, soprattutto di approvvigionamento. Il 30% in meno di forniture dalla Russia ha pesato sulle riserve italiane avendo presente che il 90% del gas naturale indispensabile per usi civili ed industriali arriva dall’estero. Viceversa i numeri delle compagnie estere presenti in Italia sono in crescita, grazie alla facilità con la quale lo Stato concede nuovi permessi di ricerca, per le bassissime compensazioni ambientali pagate dalle compagnie e per l’investimento previsto in nuovi rigassificatori e centri di stoccaggio strategici.

Oggi c’è anche lo shale gas, meglio conosciuto come gas non convenzionale, che viene ricavato da rocce sedimentarie grazie ad una tecnica di estrazione chiamata fracking, che consiste nell’utilizzo di acqua mista a sostanze chimiche, sparata ad alta pressione per frammentare la roccia e ricavarne gas. Negli Stati Uniti, che detengono il più grande giacimento del mondo di gas non convenzionale, il fracking sta sollevando dubbi in merito al rischio d’inquinamento delle falde acquifere. Questa tecnica ha elevati costi ambientali ed è pronta ad arrivare anche in Italia. L’obiettivo sarà quello di produrre più gas possibile, non per limitarne le importazioni, bensì per rivenderlo ad altri Paesi quando costa di più. Un mercato parallelo e di transizione che non inciderà positivamente sulle spese correnti del cittadino le quali resteranno del tutto invariate, forse aumenteranno, per via di un problema di gestione delle reti e degli investimenti affrontati dagli operatori. Dietro agli alti prezzi del gas al consumatore finale ci sarebbe il ruolo di Eni. Perché l’Ente nazionale di idrocarburi, già multato per 20,4 milioni di euro per aver ostacolato l’ingresso di altri operatori nel mercato dell’approvvigionamento all’ingrosso fermando il potenziamento del gasdotto Ttpc che porta gas dalla Tunisia, controlla i gasdotti italiani e quelli stranieri che portano gas in Italia. L’Italia ambisce quindi a diventare un grande hub che gestisca le forniture di gas per l’Europa, data la posizione favorevole al centro del Mediterraneo e già crocevia di importanti gasdotti internazionali.

Sul versante adriatico si aggiunge un mega gasdotto. E’ il Rete adriatica della Snam Rete Gas Spa, progetto del 2004, composto da 678 chilometri di tubo da Massafra (TA) a Minerbio (BO). Un’infrastruttura modulare che si sviluppa su cinque grandi tronconi, concepita in una complessa programmazione energetica e strategica in grado di far fronte all’arrivo del gas dal Caucaso e dal Mar Caspio con il gasdotto Edison Poseidon, con il Tras Adriatic Pipeline della Elg e con il South Stream Eni – Gazprom. Il Rete adriatica dovrebbe attraversare 10 regioni dello Stivale, 3 parchi nazionali, 1 regionale e 21 aree protette dall’Unione europea. Gli oppositori sono enti locali, associazioni ambientalistiche e comitati di cittadini che, anche in sede di Commissione europea, hanno denunciato l’assenza di procedura di valutazione ambientale strategica sull’impatto complessivo dell’opera su aree a gravissimo rischio sismico e idrogeologico.

In Basilicata invece è tutto pronto per un mega stoccaggio di gas proveniente dal Mar Caspio con una portata da 1,5 miliardi di metri cubi e 400 milioni di euro di profitto pluriennale. Un hub, ubicato nella Valle del Basento (MT), che servirà a tutta l’Europa.

Al Nord il Wwf ha lanciato un preoccupante allarme: a Porto Marghera si dà il via libera al condono silenzioso su bonifica dei siti contaminati. Con il Decreto legislativo “Salva Italia”, 201/2011, è stata approvata una norma che permette di evitare la bonifica ricorrendo all’operazione definita “Messa in sicurezza operativa” (Miso). Una disposizione che sancisce come, nel caso di attività di reindustrializzazione dei Siti di interesse nazionale, i sistemi di sicurezza operativa già in atto possono continuare a essere esercitati senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate. Un accordo fondato sulla promessa che un giorno verrà fatta una bonifica o, molto più probabilmente, solo una messa in sicurezza definitiva. Una sorta di salvacondotto per lasciare la situazione così com’è. Quello di Porto Marghera è il sito più inquinato del nostro Paese con ricadute preoccupanti sulla laguna di Venezia e sulla salute dei cittadini. Gli abitanti nei pressi di Porto Marghera presentano, in entrambi i generi, una media superiore a quella nazionale per tutti i tumori e le malattie dell’apparato digerente.

A Cura di Erica Minto, che ringrazio sentitamente.
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