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Indispensabili – La Terra che vogliamo – Cap 5) SUOLO E FERTILITÀ: CRITERI DELLA NUOVA AGRICOLTURA

Posted by giannigirotto su 15 giugno 2014

la-terra-che-vogliamo-il-futuro-delle-campagne-italiane-libro-70428Continuamo con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Questo libro tratta della visione che, sempre più persone, hanno dell’agricoltura e della gestione del territorio in generale. Una gestione rispettosa e di lunga durata, che non comprometta le basi di sviluppo per le generazioni future. Un’agricoltura che si stacchi dalla deleteria dipendenza dal petrolio (e dalle relative implicazioni di inquinamento ed effetto serra) e dalle monoculture industriali, e riscopra metodi più naturali e la valorizzazione delle varietà locali, e faccia ripartire un nuovo circolo virtuoso di tutta l’ampia filiera di settore collegata.

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Cap 5) SUOLO E FERTILITÀ: CRITERI DELLA NUOVA AGRICOLTURA

SEQUESTRO DI CARBONIO E FERTILITÀ DEI SUOLI. Il suolo brulica di vita che si consuma e si decompone per dare origine a nuova vita: guardiamo il suolo per il nostro futuro. Se la popolazione cresce e il suolo si riduce, tutto diventa problematico. Quanta terra fertile abbiamo ancora a disposizione per nutrirci, scaldarci, curarci? Il destino disastroso di cui si ha finora parlato non è, però, irreversibile. Si deve riguadagnare suolo fertile. La fertilità del suolo è connessa alla presenza di sostanza organica, che è costituita dai residui vegetali e animali in fase di decomposizione, da cellule e tessuti di organismi viventi e da altre sostanze di origine biologica. Sono il nutrimento per gli organismi viventi nel terreno che ci restituiscono humus e sostanze minerali semplici. Nella sostanza organica, il carbonio è l’elemento predominante, ma non è equamente distribuito in Europa e nel mondo. Il sequestro di carbonio rappresenta l’89% del potenziale di mitigazione dell’agricoltura rispetto alle emissioni serra. Nel suolo, quindi, dipendono salute delle piante, la mitigazione dei cambiamenti climatici e degli eventi catastrofici.

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LE DIVERSE AGRICOLTURE: LA GALASSIA DEL BIOLOGICO. Le diverse agricolture hanno effetti diversi sulla salute e sull’ambiente. L’agricoltura intensiva degli ultimi decenni ha portato a un depauperamento della sostanza organica nei suoli, da cui per uscire è necessario modificare le abitudini alimentari. È un dato confortante la crescente affermazione dei prodotti biologici, dei prodotti da filiera corta, dei mercati locali, dei Gas e delle vendite dirette nelle aziende agricole. L’agricoltura biologica nasce all’inizio del Novecento e consiste in una vasta galassia di approcci e di esperienze, tra cui l’agricoltura biodinamica, l’agricoltura naturale e la permacultura, che assecondano i meccanismi naturali di regolazione e di difesa delle piante. Nel mondo sta avvenendo un grande movimento in campo di sperimentazione e perfezionamento dell’agricoltura sostenibile. Meno apporti esterni significa meno consumi di energia e meno alterazioni chimiche, il biologico propone di utilizzare al meglio l’enorme potenziale di energia racchiuso nella vita del suolo.

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LA VARIETÀ DI APPROCCI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA. L’agricoltura biodinamica concepisce l’azienda agricola come un organismo chiuso in grado di trovare al suo interno quanto necessario al proprio funzionamento, da qui scaturisce l’importanza del bestiame. Il principio fondamentale è attivare la vita nella terra, in modo che le sostanze nutritive siano liberate e assimilate dalle piante. La permacoltura è un sistema basato sull’organizzazione consapevole dei vari elementi del territorio in modo da stabilire rapporti funzionali e reciproci benefici con lo scopo di avvicinarsi il più possibile ad un ecosistema equilibrato, dove l’input energetico esterno e l’intervento umano siano ridotti al minimo. L’agricoltura naturale è basata sul concetto che il terreno tende naturalmente ad aumentare la propria fertilità. Prevede l’abolizione di ogni tipo di lavorazione o cura del terreno, l’agricoltore si limita alla semina e al raccolto.

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UNA SCUOLA ESEMPLARE DI AGRICOLTURA NELLA SELVA DEL PARAGUAY. L’agricoltura biologica implica un impegno continuo di apprendimento, sperimentazione e innovazione. In Paraguay c’è un grande centro di agricoltura e selvicoltura ecologica, dove si trovano orti e giardini inseriti tra le specie spontanee della foresta. Vi lavorano circa 5.000 contadini, 250 studenti sono ospitati lì e si fa sperimentazione attiva su consociazioni, principi biocidi e biofertilizzanti.

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IL PRINCIPIO DELLA COPERTURA DEL SUOLO: L’AGRICOLTURA CONSERVATIVA E L’ABBANDONO DELL’ARATRO. Il principio di una buona agricoltura è la copertura permanente del suolo, in maniera da ridurre i rischi di perdita di fertilità. Le operazioni che accompagnano lo sviluppo vegetativo sono la lavorazione del terreno, le concimazioni, il controllo delle infestanti, la lotta ai parassiti e alle malattie. La pratica di ripetere l’aratura a ogni nuovo ciclo colturale è una delle principali cause di erosione e perdita di sostanza organica, per questo nel Nord America si iniziò a sperimentare l’agricoltura conservativa, che si basa su una minima lavorazione del terreno e sul ritorno alle rotazioni colturali per garantire la copertura permanente del terreno. Anche in Italia l’agricoltura conservativa inizia a far proseliti. I vantaggi economici di questo tipo di agricoltura sono evidenti: si riducono i costi di acqua e gasolio e quindi i costi di coltivazione, diminuiscono le emissioni e le esigenze idriche della pianta e si aumenta la fertilità del suolo e la biodiversità. Ci sono anche i contro: all’inizio fa perdere reddito e aumentare i costi per investire in macchine particolari e occorrono fino a 10 anni per ottenere i primi benefici. Inoltre fa largo ricorso alla chimica e non disdegna gli Ogm.

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AVVICENDAMENTI E ROTAZIONI. La rotazione delle colture è la pratica più semplice e antica per la gestione della fertilità del suolo e per ostacolare lo sviluppo dei parassiti. Ma l’agricoltura convenzionale, convinta dell’onnipotenza della chimica, ha buttato a mare l’esperienza di millenni per perdere meno tempo e soldi, appoggiandosi alle monosuccessioni. Il risultato sono suoli sempre più poveri e piante deboli. Abitualmente il sistema di rotazione classico prevede una coltura preparatrice o “da rinnovo”, che richiede particolari lavorazioni di cui poi beneficiano anche le colture successive, una coltura forte consumatrice o “sfruttante”, che assorbe dal terreno molte sostanze nutritive per il suo sviluppo vegetativo, e una coltura miglioratrice, in grado di restituire gli elementi della fertilità al suolo e di impedire lo sviluppo di parassiti. Il sistema delle rotazioni ha molte varianti, tra cui l’avvicendamento, cioè una pratica più elastica: si progettano le rotazioni più liberamente e con maggiori vantaggi agronomici. Una buona rotazione biologica accoppiata ai metodi dell’agricoltura conservativa consente di sequestrare nel suolo mediamente una tonnellata di carbonio per ettaro ogni anno. Applicando questo metodo all’intera superficie agricola italiana, si azzererebbero le emissioni di gas serra dell’Italia rispetto al 1990.

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IL CASO DEL GRANO DURO: LA SPERIMENTAZIONE BARILLA E I CONTRATTI DI ALTA QUALITÀ. Senza buona agricoltura non c’è buon cibo. Anche la Barilla fa della qualità un suo punto di forza. Gran parte del grano duro che adopera proviene da coltivazioni di organizzazioni agricole per un grano di alta qualità. Tutti i cereali più diffusi sono colture “esigenti”, cioè che sottraggono fertilità al terreno e che richiedono attente tecniche di coltivazione. Tra i cereali, la coltura del grano duro è tra le più esigenti, e molte aziende cercano di compensare la perdita di fertilità del suolo con un crescente utilizzo di fertilizzanti di sintesi. Oltre il 60% dell’impronta ecologica della pasta deriva dalla coltivazione del grano duro. Barilla ha adottato un approccio “olistico” alla produzione agricola, cioè che considera un sistema compreso di tutte le interazioni tra le varie componenti. È stato accertato che le rotazioni tradizionali tra cereali e altre piante danno risultati superiori in tutti i campi rispetto a quelle di soli cereali. Invece, le pratiche di coltivazione molto industrializzate producono piante più deboli con costi economici e ambientali più alti e con meno redditività. Inoltre, l’adozione di corretti avvicendamenti colturali ha consentito l’aumento del 20% delle rese di produzione, la riduzione dei costi fino al 30%, la diminuzione superiore al 30% delle emissioni di anidride carbonica, e un uso più efficiente dell’azoto. Horta ha sviluppato grano duro.net, che assiste virtualmente gli agricoltori affinché effettuino gli interventi più corretti.

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SOVESCI: CONCIMI E BIOCIDI NATURALI. Prima dell’avvento della chimica, per aumentare o mantenere la fertilità del terreno si usavano il letame e il sovescio. Alcune piante “da sovescio” forniscono al terreno un notevole apporto di sostanze nutritive e spesso contengono naturalmente le infestanti. Una coltura da sovescio si può ruotare con altre colture che danno reddito. I benefici delle colture intercalari da sovescio sono di natura sia fisica che chimica. Nutrono, quindi, come fertilizzanti chimici, ma con un’azione più lenta, costante ed efficace per la crescita della pianta. Inoltre apportano biodiversità. Alcune colture da sovescio possono essere utilizzate anche come biocidi, infatti, negli ultimi anni si è sviluppato il criterio di “biofumigazione”, cioè di lotta ai patogeni presenti nel terreno attraverso sovesci.

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PACCIAMARE CON TELI IN BIOPLASTICA. Coprire il suolo intorno a una pianta con i residui di una coltura precedente o con altro materiale (pacciamatura) è un altro antico metodo per ottenere diversi benefici: un controllo delle infestanti e dei parassiti, una temperatura più adatta al terreno in tutte le stagioni, si evitano erosioni e gli effetti delle piogge battenti, mantenendo soffice il terreno. In orticoltura l’uso di materiali naturali è stato sostituito dall’impiego di teli neri di polietilene, che poi non si sanno come smaltire in quanto non biodegradabili. Da qualche anno, la chimica verde offre un’alternativa interessante, teli di plastica biodegradabili e compostabili, permettendo di eliminare i costi di smaltimento della plastica e di rilasciare nel terreno le sostanze benefiche del biotelo.

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CONSOCIAZIONI: LA COOPERAZIONE TRA SPECIE VIVENTI. In un ecosistema equilibrato convivono molte specie che svolgono diverse funzioni. In agricoltura si può tentare un’imitazione di questa varietà con due metodi: la copertura permanente di terreno e le consociazioni, per esempio tra specie erbacee ed arboree. Una buona consociazione tra due o più specie può dare numerosi benefici: apporto di sostanze nutritive, controllo delle infestanti, protezione della coltura principale dai parassiti. Spesso si associa una pianta da reddito con una leguminosa. Molti agricoltori non fanno consociazione per non perdere in resa della coltura principale e quindi reddito; in realtà le consociazioni consentono di aumentare anche le rese del cereale.

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LE POLITICHE DI TUTELA DEI SUOLI: LA DIRETTIVA NITRATI. Una delle prime direttive dell’Ue a carattere ambientale è stata la direttiva “Nitrati”, mirata a proteggere le acque dall’inquinamento prodotto da questi composti azotati. Oggi si assiste ad un aumento del consumo di fertilizzanti a base di azoto. Il punto più critico nell’attuazione della direttiva è l’obbligo di individuare le zone “vulnerabili”, cioè le zone dove le acque presentano un eccesso di concentrazione di nitrati, e di dimezzare l’uso di concimi e deiezioni azotate in quelle aree.22 ANNI DI RINVII. A distanza di 22 anni dall’uscita della direttiva, nel gennaio 2013 il Parlamento ha provato ad interromperne l’attuazione concedendo di usare i quantitativi di azoto previsti per le zone non inquinate. Il decreto ha avuto vita breve, anche grazie all’azione tempestiva di Legambiente alla Commissione europea. Nonostante i contributi agricoli ricevuti, l’Italia continua a chiedere proroghe. In ogni caso, dal 2008 al 2010 la distribuzione di concimi a base di azoto e potassio si è ridotta, lo stesso vale per i concimi a base di fosforo. Anche il bilancio dell’azoto nel terreno risulta più positivo: riducendo l’azoto, i rischi ambientali diminuiscono.

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L’ASSENZA DI UNA STRATEGIA GENERALE PER LA PROTEZIONE DEL SUOLO. La Strategia tematica per la protezione del suolo è una direttiva dell’Ue per la protezione del suolo. Si tratta di un breve documento che parte dal ruolo fondamentale del suolo come sede di stoccaggio dell’anidride carbonica e dalla constatazione che in Europa ci sono più di 320 tipi di suoli. Uno dei punti centrali è il riconoscimento del fatto che i costi del degrado del suolo sono sopportati dall’intera società. Fino ad oggi, però, la Ue non ha emanato una direttiva quadro sulla tutela del suolo. Resta aperta anche la questione della perdita progressiva di suolo agricolo, che ha sempre più importanza ai fini della sicurezza alimentare. Questo tema è stato dimenticato man mano che ci si allontanava dalla Seconda Guerra Mondiale, ma le impennate dei prezzi agricoli mondiali tra il 2008 e il 2010 hanno riproposto queste preoccupazioni, considerando anche il problema del cambiamento climatico che mette a rischio più di prima i raccolti. Dati recenti affermano che in Italia abbiamo un tasso di approvvigionamento alimentare complessivo pari all’80-85%, in contrasto coi dati Eurostat del 2009, che indicano che l’Ue è autosufficiente per carni, latte e derivati, cereali, bevande.

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A Cura di Alessia Biral, che ringrazio sentitamente.

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… mentre i precedenti capitoli li trovate qua,  in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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