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Indispensabili – La Terra che vogliamo – Cap 8) AGRICOLTURA SOCIALE E LEGALITÀ

Posted by giannigirotto su 4 agosto 2014

la-terra-che-vogliamo-il-futuro-delle-campagne-italiane-libro-70428Continuamo con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Questo libro tratta della visione che, sempre più persone, hanno dell’agricoltura e della gestione del territorio in generale. Una gestione rispettosa e di lunga durata, che non comprometta le basi di sviluppo per le generazioni future. Un’agricoltura che si stacchi dalla deleteria dipendenza dal petrolio (e dalle relative implicazioni di inquinamento ed effetto serra) e dalle monoculture industriali, e riscopra metodi più naturali e la valorizzazione delle varietà locali, e faccia ripartire un nuovo circolo virtuoso di tutta l’ampia filiera di settore collegata.

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Cap 8) Agricoltura sociale e legalità

MULTIFUNZIONALITÀ. L’azienda agricola non è una scatola chiusa dove da una parte si immettono risorse naturali (terra, acqua, semi) e dall’altra escono derrate alimentari. Dal ventunesimo secolo, il tema della multifunzionalità è stato introdotto anche in Europa. Per molti aspetti, la multifunzionalità rappresenta il passaggio del settore agricolo a una dimensione post-industriale, dove non esistono più rigidi steccati culturali e organizzativi tra settori produttivi, ma si riconosce la funzione dell’agricoltura nell’assicurare benefici capaci di elevare la qualità della vita.

L’AGRICOLTURA SOCIALE. La teoria economica si basa sul fatto che ogni impresa debba espandersi al fine di risparmiare nell’uso di capitali e di impianti grazie all’economia di scala. In realtà spesso le cose sono diverse, e l’agricoltura sociale ne è la prova: non esistono costi e prezzi standard per i servizi che eroga. Di aziende così in Italia ce ne sono più di 1000 e comprendono terapie assistite con animali e terapie orto-culturali, e attività di formazione e sociali e di riabilitazione. L’agricoltura sociale si caratterizza per esprimere il ruolo multifunzionale dell’agricoltura nel campo dei servizi alla persona, affiancando alla tradizionale funzione produttiva la capacità di generare benefici per fasce vulnerabili della popolazione, dando luogo a servizi innovativi. Le pratiche generano servizi per il benessere delle persone e delle comunità, migliorano la qualità della vita e creano beni relazionali. Il fenomeno dell’agricoltura sociale è molto diffuso in Italia ed è in grado di rivitalizzare le aree rurali offrendo una concreta possibilità per un innovativo sistema di welfare. Un segmento particolare è rappresentato dalle cooperative sociali.

UN SERVIZIO ANCORA POCO RICONOSCIUTO. Alcuni elementi di debolezza dipendono dall’isolamento tipico dell’agricoltura sociale. La metodologia più risolutiva è quella di avvicinarsi alla persona non in maniera assistenziale, bensì facendo emergere le sue potenzialità. Si ritiene urgente, in Italia, un intervento normativo che metta sullo stesso piano tutte le attività connesse, facendo riferimento alla sussistenza di una prestazione con valenza sociale con i mezzi dell’azienda agricola. È necessaria anche una legge sull’agricoltura sociale che assecondi e favorisca le esperienze che sono state già messe in campo in rapporto alle esigenze del territorio. Infine, una maggiore visibilità delle esperienze realizzate potrebbe stimolare interesse e attenzione da parte di operatori pubblici e privati.

IL NODO CRITICO: LE FILIERE DI DISTRIBUZIONE. La disponibilità a collaborare tra gli agricoltori italiani e tra questi e i consumatori è storicamente ridotta e limitata. Complessivamente, il sistema italiano di distribuzione dei prodotti agricoli è ben poco efficiente, soprattutto se paragonato ad altri paesi europei. Infatti ci sono troppi intermediari e il costo unitario del trasporto è alto, concentrato principalmente su gomma e non su nave o treno: in questo modo il prezzo finale sale, se va bene, del 200%, altrimenti anche fino al 300% rispetto al prezzo riconosciuto dall’agricoltore. Inoltre, quando compriamo un prodotto, nella maggior parte dei casi non sappiamo dov’è stato prodotto. Negli ultimi vent’anni, in Italia, le piccole botteghe si sono dimezzate e il crollo sta proseguendo, mentre la Grande distribuzione organizzata copre ormai il 54% del commercio di alimenti.

LAVORO NERO E ILLEGALITÀ. L’illegalità è una delle più gravi minacce per il settore delle produzioni agroalimentari. Infatti le aziende gestite in modo illegale prosperano a danno di quelle oneste. Il lavoro vero è fatto dagli extracomunitari che lavorano 9-10 ore al giorno guadagnando sì e no 3 euro all’ora. I prodotti tipici del nostro paese patiscono anche la concorrenza sleale da parte di produzioni che si rifanno a esse (come l’Italian sounding), usufruendo della loro notorietà.

MANI SPORCHE SUL CIBO. Le filiere dei nostri prodotti alimentari sono deboli e lunghe. Circa un terzo del fatturato dell’industria agroalimentare e agroindustriale italiana è realizzato a partire da materie di importazione. Gli interessi della criminalità organizzata non si limitano alle contraffazioni o alle sofisticazioni, bensì si estendono fino a cercare di controllare l’intera filiera di distribuzione e formazione dei prezzi, dai trasporti ai mercati generali. Nel settore, infatti, gli interessi della criminalità organizzata crescono in maniera incisiva. Questo costa 3,5 miliardi all’anno alle aziende, cioè 5400 euro ad azienda.

TIRANDO LE FILA… Per arginare il fenomeno dell’illegalità, è necessario spingersi a livello comunitario verso un sistema di tracciatura completa del prodotto alimentare: su un’etichetta indicare il luogo di produzione di tutti gli ingredienti e di tutte le successive trasformazioni. Un inizio è dato dal Regolamento comunitario 1169 del 2011, che ha introdotto una serie di obblighi in etichetta per le carni. Oltre alla legge, questo è un problema che riguarda la cultura organizzativa e associativa del nostro paese. È forte la tentazione del lavoro nero, di rifarsi sui più deboli, con ricatti, omertà e ingiustizie. Occorre, quindi, fare squadra tra agricoltori e che i consumatori diventino co-produttori.

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A Cura di Alessia Biral, che ringrazio sinceramente.
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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… mentre i precedenti capitoli li trovate qua,  in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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