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Indispensabili – La Terra che vogliamo – Cap 9) AGRICOLTURA IN CITTÀ E SUOLO URBANO

Posted by giannigirotto su 12 agosto 2014

la-terra-che-vogliamo-il-futuro-delle-campagne-italiane-libro-70428Continuamo con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Questo libro tratta della visione che, sempre più persone, hanno dell’agricoltura e della gestione del territorio in generale. Una gestione rispettosa e di lunga durata, che non comprometta le basi di sviluppo per le generazioni future. Un’agricoltura che si stacchi dalla deleteria dipendenza dal petrolio (e dalle relative implicazioni di inquinamento ed effetto serra) e dalle monoculture industriali, e riscopra metodi più naturali e la valorizzazione delle varietà locali, e faccia ripartire un nuovo circolo virtuoso di tutta l’ampia filiera di settore collegata.

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Cap 9) Agricoltura in città e suolo urbano

LA RINASCITA DEGLI ORTI. L’orto è una presenza costante nella città, infatti, nasce dall’esigenza di concentrare molte risorse vitali in spazi ristretti.

ORTI URBANI, ORTI SOCIALI. Gli orti urbani disegnano nuove tendenze e stili di vita orientati alla sostenibilità ambientale e si diffondono tra le abitudini dei cittadini sempre più attenti alla qualità degli alimenti. L’orto permette di migliorare la qualità della vita, di recuperare il contatto con la natura e di conoscere metodi di produzione sostenibili, regalando relax e benessere psicofisico. La pratica dell’orticoltura coinvolge una fetta ampia e varia della popolazione. Gli orti urbani più diffusi sono quelli realizzati su terreni pubblici dati in concessione dai comuni ai cittadini. Gli orti condivisi, invece, sono spazi recuperati dai cittadini che desiderano riappropriarsi di un’area verde. Gli orti urbani esistevano anche in passato, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale sono andati scomparendo, lasciando il posto alla ricostruzione urbana e al consumismo, e spostandosi nelle periferie.

UNA FUNZIONE CULTURALE E SOCIALE. Gli orti urbani nelle metropoli si sono rivelati in grado di rimediare alle distorsioni provocate dall’industrializzazione e consentono l’agricoltura biologica priva di sostanze chimiche di sintesi, che è in contrasto con l’agricoltura intensiva, il cui unico obiettivo è massimizzare la resa. Gli orti urbani nascono per rispondere al bisogno sociale e culturale delle persone trapiantate in città dalle campagne. Dagli orti urbani si può ottenere molto in termini di rese colturali. L’orto urbano, quindi, coniuga il recupero di uno spazio pubblico con il bisogno di cibo sano, locale e solidale e con l’aggregazione sociale. I risvolti ambientali positivi includono il rifiuto della pratica intensiva, la coltivazione di prodotti sani, il recupero di aree dismesse e una fonte di ossigeno rappresentata dagli orti stessi, senza contare il rapporto che unisce l’uomo e la natura.

UN ORTO ROMANO AL MOMA DI NEW YORK. L’orto sarà ospitato al MoMA (luglio-dicembre 2013), ma in realtà è progettato per il Lanificio di Oslo. L’orto viene realizzato secondo i principi della coltivazione sinergica e prevede la consociazione di più specie differenti: piante orticole, aromatiche, officinali e ornamentali.

LE ESPERIENZE ITALIANE: ROMA. In alcuni contesti metropolitani sono nati orti urbani e sociali nati dalla collaborazione tra enti e associazioni locali. La community garden Zappata romana si occupa della manutenzione del verde e di censire gli orti urbani sul territorio comunale, individuandone più di cento. Nella cura degli orti sono coinvolte scuole, associazioni, famiglie e anziani.

I 2.700 ORTI DI BOLOGNA. Bologna si distingue per la collaudata collaborazione tra Associazioni e Comune, che ha prodotto un’esperienza radicata nel territorio. Dal 1980, i primi orti sono stati dedicati agli anziani con lo scopo di socializzare. Oggi il comune ha venti aree ortive di proprietà, all’interno si contano 2.700 orti di circa 40 metri quadrati l’uno. dal 2009 Bologna ha un nuovo regolamento per la conduzione e la gestione di terreni adibiti ad aree ortive. Sono stati avviati diversi progetti legati agli orti, alcuni anche con finalità educative.

I GIARDINI DI BARRIERA A TORINO. Il comune di Torino si occupa del progetto Tocc – Torino città da coltivare, approvato nel maggio del 2012. Questo è uno dei progetti più interessanti in Italia: verranno analizzate le aree verdi per poi essere riqualificate. Il comune ha già promosso un modello di urbanistica partecipata. I Giardini di barriera sono un progetto di rigenerazione urbana per creare una rete istituzionale di aree condivise, andando a sfruttare i terreni incolti per creare giardini, orti e zone di ritrovo. Per sostenere le associazioni che partecipano al progetto, è nata la Carta del giardino condiviso.

PADOVA APRE AGLI UNDER 30. Il progetto Orti urbani nasce dal bisogno di riqualificare aree periferiche favorendo anche l’integrazione sociale e prevede di quintuplicare la rete degli orti (da 120 a 660), assegnandoli potenzialmente ad ogni cittadino maggiorenne, coinvolgendo scuole, famiglie e giovani. Si contano 27 under 30.

GLI ORTI AL SUD: POTENZA. Potenza si è attivata per risollevare la particolare condizione delle sue aree verdi. Il primo orto comunitario urbano è nato nel parco Baden Powel dal progetto Orti in città. Per supportare le attività ortive, c’è un corso tecnico: Coltiviamo la città.

NONNET: ORTI URBANI DIGITALI. La Campania è l’unica regione italiana che ha utilizzato fondi europei per la realizzazione di orti urbani. Nonnet è un progetto all’avanguardia che tratta di orti urbani digitali: i pensionati insegnano agli studenti la coltivazione biologica e i ragazzi diventano tutor per l’alfabetizzazione digitale degli over 60. Dopo aver imparato a coltivare i prodotti biologici, potranno tutti condividere la loro esperienza online.

UN MOSAICO DI REGOLAMENTI E FINALITÀ. Per gli orti urbani non esiste una normativa nazionale di riferimento, ma ciascuna amministrazione si dota a propria discrezione di un regolamento per affidare i terreni all’agricoltura urbana. Una normativa è essenziale per poter accrescere i benefici per la collettività e massimizzare l’utilità degli orti. Dove non esistono regolamenti, gli enti locali delegano spesso alle associazioni. A Bologna c’è il regolamento più moderno: l’amministrazione individua delle aree da adibire a orti urbani e li affida ai quartieri, che si occuperanno dell’assegnazione. Questa attività è rivolta a tutti i cittadini, senza distinzioni di età e classe sociale. A Firenze e a Torino, il regolamento per la gestione degli orti urbani prevede per ogni quartiere una commissione che si occupa di assegnare i lotti ai cittadini.

AGRICOLTURA PERIURBANA: STOP AL CONSUMO DI SUOLO. Il suolo agricolo periurbano è stato il principale oggetto degli appetiti edilizi dell’ultimo mezzo secolo, comportando distruzione di suolo, bellezza e senso di comunità. Le peggiori conseguenze attorno alle città sono a Mestre (Venezia), la Piana (Firenze), Camucia (Cortona). Dal 2006 al 2010, l’Italia è passata da poco più di 8.000 chilometri quadrati di consumo di suolo a oltre 20.500 chilometri quadrati, ma negli ultimi 15 anni il ritmo è raddoppiato. Alcune regioni stanno tentando di bloccare ulteriori espansioni del suolo edificato, ma difficilmente si otterranno risultati finché resta una tale disparità di valori tra suoli a uso agricolo e suoli ad altri usi. L’esperienza più interessante per la conservazione del suolo urbano è il sistema tedesco di contabilità ambientale, basato sullo scambio di “eco-punti”: gli investitori devono dimostrare di mettere in opera misure compensative pari al numero di eco-punti assegnati al loro progetto per azioni di conservazione della natura. In alcune zone della Germania, si è verificata un’inversione di tendenza, per esempio a Dresda gli investitori possono realizzare opere di compensazione da sé oppure pagare un’imposta di compensazione all’autorità ambientale. Circa quattro ettari di terreno all’anno risultano di nuovo permeabili.

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A Cura di Alessia Biral, che ringrazio sinceramente.
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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… mentre i precedenti capitoli li trovate qua,  in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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