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Indispensabili – Petrolio e Politica

Posted by giannigirotto su 16 agosto 2014

PETROLIO-E-POLITICA-Continuamo a parlare di Energia, ed in particolare di Petrolio, con un altro libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“. Già vi ho inserito il libro “Trivelle d’italia” nel quale viene descritto come il nostro Belpaese sia meta agognata delle industrie del settore grazie alla bassissima tassazione applicata alle industrie del settore, nonostante i pesantissimi danni ambientali e sanitari derivanti, che pertanto ripaghiamo noi tutti tramite le fiscalità generale, le operazioni di bonifica (che in realtà devono ancora iniziare) e i tragici costi sanitari.

Con il presente libro “Petrolio e Politica“, risaliamo decisamente più a monte, alle origini di questa situazione, e cioè alle scelte dettata dalla politica degli ultimi 40 anni e più.

E’ infatti la politica, con la “p” volutamente minuscola, che ha consentito questo stato di cose, che si è accorta cioè, mezzo secolo fa, di quale afflusso finanziario si poteva ricavare dall’intrallazzo, sì ribadisco “intrallazzo”, con le società petrolifere.

Ecco allora nascere, svilupparsi e fiorire tutto un mercato di compravendita di favori, vuoi sotto forma di leggi compiacenti, di proroghe, di regimi fiscali agevolati, di “neutralizzazione” di indagini compromettenti, di riforme giudiziarie, di non voto da parte del Parlamento per portare i politici accusati davanti al tribunale, insomma di tutto ciò che poteva fornire “mazzette” di denaro da una parte per la politica, e agevolazioni per le industrie del settore dall’altra.

Il libro è molto lungo, molto dettagliato, ma la sostanza è questa che vi ho appena descritto, esposta nel riassunto che inserisco immediatamente qui di seguito. Ci vuole un’oretta per leggerlo, ma è tempo speso bene… Buona lettura.

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Petrolio e Politica

Il padre di tutti gli scandali raccontato dal magistrato che lo scoprì.

Mario Almerighi – Editori Riuniti – 2006
1- In seguito alla guerra del Kippur nel 1973 inizia un periodo di austerity petrolifera. In base ad alcune leggi del periodo fascista l’industria petrolifera e chimica possono essere sottoposte ad interventi da parte del Ministero dell’Industria: in particolare si possono sanzionare penalmente i titolari dei depositi che non mantengono scorte. A fine 1973 fioccano alcune denunce nel genovese per mancate forniture ad istituti sanitari e si scopre che il petroliere R. Garrone ha venduto una scorta di gasolio in Francia.

2- I mass-media italiani esaltano la “responsabile rassegnazione” degli italiani costretti ad affrontare l’inverno al freddo; ma l’Unità rivela invece uno scandalo sulle forniture da parte delle grandi aziende.

3- I petrolieri sostengono di non avere gasolio e il governo si prepara a disporre controlli. Da intercettazioni ambientali emergono però esportazioni di combustibile da parte delle aziende nazionali, che invece hanno i depositi pieni.

4- Si vedono petroliere nei pressi del porto di Genova. Comincia a montare lo scandalo.

5- La politica chiede ai petrolieri di rispettare gli obblighi di fornitura per i fabbisogni nazionali ma senza applicare sanzioni agli inadempienti. Emerge una lista di regali natalizi consegnati dai Garrone a personaggi influenti. Intanto i prezzi del combustibile salgono, a spese di famiglie ed imprese.

6- I petrolieri italiano continuano a vendere all’estero declinando le richieste interne. Dalle intercettazioni emergono evidenti manovre speculative che potranno dar luogo alla Procura la formulazione dell’accusa di aggiotaggio.

7- Ad inizio 1974 si attuano le prime perquisizioni presso l’azienda di Garrone. Emergono documenti che attestano ingenti trasferimenti di combustibile. Si ha la sensazione che anche i signori del petrolio possono essere accusati.

8- Garrone e soci, tramite i loro legali, cercano appoggi presso alcuni funzionari del Ministero della Giustizia e politici compiacenti. Si accampa come scusa la non competenza territoriale per cercar di togliere le indagini ad Alberighi, che riceve però anche molta solidarietà.

9- Altre intercettazioni ambientali rivelano le censure messe in atto dai redattori di testate genovesi per sminuire la portata dello scandalo, mentre altri giornali, sia italiani che stranieri, iniziano a prevedere un grande scandalo. L’opinione pubblica sembra parteggiare per Almerighi, ora che emergeva come i petrolieri trattenessero molto greggio nei depositi in attesa di rialzi dei prezzi, anziché distribuirlo ai richiedenti.

  1. a) Un docente di liceo riassume questi primi 9 capitoli ai suoi studenti, che poi fanno domande, alle quali il professore risponde. Emerge lo sdegno per l’arroganza e l’avidità dei petrolieri, convinti di poter dirigere il sistema a loro piacimento, grazie ai loro appoggi. Al tempo l’indagine è stata condotta da un pretore, figura giuridica non più esistente perché ritenuta dalla politica troppo indipendente e la cui soppressione ha provocato un forte distacco tra amministrazioni di giustizia e territorio. La disinformazione diffusa dai mass-media asserviti al potere economico non ha permesso all’opinione pubblica di poter impedire questa decisione.

10- In Pretura si percepisce la grandezza dello scandalo. Da documenti sequestrati alla ditta di Garrone emergono pagamenti ed inadempienze da parte delle imprese coinvolte nello scandalo.

11- Da altri documenti sequestrati emergono disegni di legge in favore alle attività dei petrolieri. Gli elementi emergenti fanno ipotizzare una serie di reati concatenati in modo tale da svelare un fitto intreccio di accordi nascosti fra politica e imprese. Tutto ciò inquieta il pretore Almerighi, che si fida però dei suoi colleghi, collaboratori e dell’allora Presidente della Camera, S. Pertini.

12- Servono altre prove; si lavora anche di notte per predisporre le autorizzazioni a nuove perquisizioni, stavolta a Roma; servono massima discrezione ed un appoggio logistico, che viene trovato.

13- Le perquisizioni a Roma fruttano il ritrovamento di importanti documenti, il cui valore viene taciuto alla stampa. Il procuratore a Roma sostiene l’indagine.

14- Un articolo dell’Espresso racconta come gli imprenditori del settore finanziano i politici. Lo stesso giornale descrive anche il ruolo di un personaggio chiave dell’industria petrolifera italiana, il cav. V. Cazzaniga (pres. UPI), e quello dell’ENI, di garante fra petrolieri e governo per quanto concerne i prezzi del greggio. Un altro pezzo pone l’accento sulla corruzione dilagante nelle varie sfere del potere costituito: politica, economia, burocrazia; Pertini, Presidente della Camera, si augura che lo Stato isoli al suo interno i disonesti. I partiti manifestano imbarazzo.

15- Si rafforza il personale che segue l’indagine. Almerighi però prima rischia il sequestro della documentazione oggetto d’indagine e poi viene convocato a Roma per accertamenti procedurali. Riceve anche una visita casalinga dai vigili urbani perché c’è chi teme che la sua sola presenza costituisca pericolo per gli inquilini del suo palazzo. Si rafforzano le misure di sicurezza per i documenti.

16- Emergono prove di un coinvolgimento dell’ENEL nel sistema delle tangenti.

17- Il cav. Vincenzo Cazzaniga ottine un prestito bancario col quale paga una grossa tangente all’ENEL. Buona parte della somma sarebbe sarebbe finita nelle casse dei partiti di governo, che dovevano affrontare anticipatamente una campagna elettorale. Sono coinvolti la banca Italcasse, l’AGIP e l’UPI. Le compagnie petrolifere avrebbero dovuto rimborsare quote della somma totale (1 mld. di lire) in proporzione al combustibile venduto negli ultimi 3 mesi del 1971 e nei primi 3 del 1972. Nell’operazione sono state emesse fatture false gestite da prestanomi. L’ENEL dal canto suo ottenne dai politici un rialzo del prezzo di vendita del combustibile a vantaggio dei petrolieri, ai quali sarebbe stato concesso di ingrandire o costruire altre centrali termoelettriche.

18- Le lettere dell’UPI confermano tutto: concessioni, ritocchi sui prezzi di combustibile più raffinato, campagna stampa pro centrali. Si elude, con apposita legge autorizzativa per nuovi impianti di raffinazione, la normativa anti inquinamento ad uso degli enti locali. L’opinione pubblica percepisce la situazione.

  1. b) Riprende il dibattito al liceo fra studenti ed insegnante. Qui si cambiano le norme su ambiente, salute e sicurezza pur di far realizzare nuovi impianti, mentre all’estero si verifica prima se ce n’è effettivo bisogno. Risultato: in Italia si raffina (e si inquina) anche per gli altri, usando risorse preziose che vengono sottratte all’agricoltura, in primis le falde acquifere, che non vengono tutelate. All’epoca dei fatti vigeva un sistema basato interamente sulla corruzione, incapace però di immaginare che un magistrato avrebbe potuto sconvolgerlo. Si è cercato quindi di fargli togliere il caso: ma la legge e la gran parte dei magistrati lavora nell’interesse del popolo. E’ il popolo però che deve vigilare su chi elegge, per non venirne sopraffatto.

19- Arrivano ulteriori segnali di solidarietà dall’opinione pubblica e di spirito di collaborazione dai colleghi. Si emette mandato di cattura per V. Cazzaniga, che però si rende latitante.

20- Almerighi e i suoi colleghi (Adriano Sansa e Carlo Brusco), tramite il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Genova (Lucio Grisolia) incontrano l’on. Francesco Cattanei, presidente della commissione parlamentare inquirente, allo scopo di accertare le responsabilità dei politici apparentemente coinvolti nel sistema: le prospettive sembrano buone.

21- Cominciano le strumentalizzazioni verso il processo in corso. Si decide di chiedere un incontro col Presidente della Camera, Sandro Pertini, per legittimare istituzionalmente il lavoro del team. L’incontro si svolge in segreto. Pertini rimane molto turbato nel conoscere i fatti, ma promette pieno appoggio ai magistrati: posizione poi ribadita pubblicamente, al fine di far punire i responsabili senza per questo infangare anche i politici non coinvolti.

22- Non avendo grandi giacimenti di idrocarburi, l’Italia si è specializzata nella raffinazione, diventando la prima nazione al mondo per quantità. I petrolieri riuscivano, costruendo impianti più grandi di quanto dichiarato, a raffinare più greggio rispetto alle quantità ufficialmente palesate: con ciò si garantivano guadagni extra, a discapito di ambiente e salute pubblica.

23- Il petroliere R. Garrone, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, tenta di far ampliare i suoi impianti ma non ottiene le autorizzazioni; si offre così di pagare una tangente. Almerighi rintraccia assegni e documenti che l’aiutano a ricostruire la vicenda e ne dispone il sequestro presso la banca utilizzata per tali operazioni. I progetti di Garrone erano ostacolati anche dagli ambientalisti.

24- Emerge l’intercettazione d’un colloquio fra Garrone e personalità influenti, nella quale si combina un incontro per stabilire come superare l’avversione dell’opinione pubblica verso i nuovi impianti. Insospettito da nuove perquisizioni, Garrone abbandona parte del progetto.

25- Un’industria siciliana, la ISAB, si rende disponibile a pagare una tangente pur di realizzare una raffineria in Sicilia. Il progetto presenta vari ostacoli, per questo l’impresa si accorda col gruppo Garrone e un’altra azienda, l’IFI, al fine di versare una somma più alta ai politici locali: così la concessione arriva, disattendendo i piani regolatori locali.

26- Un gruppo di tecnici esperti però prevede un impatto ambientale devastante per la raffineria, che sarebbe sorta vicino ad altri impianti industriali inquinanti: perciò la Regione Sicilia decide di rivedere la concessione. Un assessore reg. riuscì però a far rovesciare la situazione tramite la promessa di molti posti di lavoro, poi in buona parte disattesa.

  1. c) Il professore seguita nel riassumere i capitoli del libro ai suoi studenti. Qualcuno si chiede se non vi siano preconcetti da parte dei magistrati verso i petrolieri: l’insegnante pone l’attenzione sulla propaganda disinformativa da essi divulgata. Segue un breve dibattito sulle fonti alternative alle fossili, nel quale si evidenziano i limiti dell’atomo e le potenzialità delle rinnovabili, finora poco sviluppate per tutelare proprio i petrolieri. Sembra che in queste vicende non fosse coinvolta la mafia. Non si spiegano, alcuni studenti, perché alcuni avvocati volessero screditare le indagini, ipotizzando fini persecutori. Il docente spiega che c’è chi, per propri fini, vorrebbe tornare ai tempi in cui la magistratura era soggetta alla volontà della politica. L’attuale indipendenza testimonia invece il raggiungimento di un altissimo grado di civiltà, che andrebbe esportato. La magistratura è comunque dotata di organi di controllo interni, che funzionano meglio se c’è una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni sull’importanza dell’autonomia di questo settore.

27- La guerra del Kippur comportò la chiusura del canale di Suez. Il governo sovvenzionò i petrolieri costretti a far circumnavigare l’Africa alle petroliere. Le aziende però, grazie alle tangenti, si fanno finanziare anche i trasporti dai paesi mediterranei e addirittura riescono a far approvare una proroga fiscale, oltre alla citata condizione d’emergenza, che la politica giustifica con l’erogazione di fondi per il terremoto del Belice del 1968. I petrolieri tardano però nel versare il pattuito: per questo il governo ritira il decreto di proroga. Ma con l’intermediazione di Cazzaniga la situazione si sblocca, a  danno dei contribuenti italiani.

28- L’UPI propose ed ottenne dai partiti di governo, nel 1968, la dilazione del pagamento delle imposte di fabbricazione e generale sulle entrate. Le proroghe furono ottenute mediante tangenti che però le aziende pagavano in ritardo: per questo i politici concessero proroghe brevi nel corso del 1971. L’intermediario Cazzaniga riuscì ad ottenere un prestito col quale pagò i partiti che corressero i tempi di dilazione dei decreti. Tali manovre fecero intascare, dal 1968 al 1972, 8 miliardi ai partiti di governo e ne fecero intascare 160 ai petrolieri.

29- Nel 1971 il governo riduce altre imposte ai petrolieri, scaricando le differenze di entrata sull’erario. Il solito cazzaniga sollecitò le aziende a versare le tangenti nei tempi stabiliti al fine di ottenere le proroghe fiscali richieste. Tra il 1971 e il 1972 si successero 3 governi, tutti concedenti proroghe a suon di tangenti. Il segretario di Cazzaniga, Carlo Cittadini, redisse nel 1972  un promemoria (poi utilizzato dai magistrati) per quantificare i vantaggi ottenuti dalle aziende in base al pagamento delle quote di tangenti, pagate in proporzione alle situazioni debitorie e ai vantaggi ottenuti dalle singole imprese. I versamenti venivano effettuati sempre tramite la banca Italcasse di Roma. Ma i dati delle prime tabelle vengono contestati dai petrolieri, così si rifanno i calcoli. Ci vogliono alcuni mesi ma alla fine si giunge ad un accordo.

30- Le pratiche, negli uffici delle aziende, riportano definizioni giustificative per le tangenti: oneri, defiscalizzazioni… Si riporta un episodio singolare sull’azienda Garrone, che nel 1972 chiede un rimborso ad un suo partner commerciale perché dai calcoli risulterebbe aver pagato per far defiscalizzare una certa quantità di prodotto che in realtà era detenuto in parte da altri.

31- I politici emanavano le leggi richieste dai petrolieri solo dietro pagamento. Era addirittura una finanziaria dell’ENI (quindi pubblica), la SOFID, ad anticipare le tangenti dei petrolieri, presso un conto della Italcasse. Il funzionamento del meccanismo è stato confermato durante gli interrogatori agli amministratori coinvolti, che spesso dichiaravano d’aver creduto che quei soldi finanziassero altro (es. pubblicità).

32- Per i partiti è più facile giustificare uscite non ufficiali rispetto alle aziende. Gli amministratori italiani della Esso hanno ritoccato spesso le scritture contabili, venendo anche richiamati qualora le spese non risultassero giustificabili; l’importante però alla fine era che i conti, in qualche modo, quadrassero.

33- Fine giugno 1972: Cazzaniga deve restituire alla SOFID il prestito per le tangenti e far prorogare la defiscalizzazione vigente. Nonostante un cambio di governo il provvedimento auspicato viene approvato, però di soli 3 mesi anziché 6. Questo per opera dello stesso Cazzaniga, che voleva così costringere i petrolieri a versare i rimborsi dovuti, poiché erano in ritardo sui tempi pattuiti. Le compagnie, in  particolare la Esso Italia, contestano i metodi di Cazzaniga, ma alla fine la proroga semestrale viene accordata. Cazzaniga viene ancora contestato dalla Esso: l’effetto è che la proroga già concordata non viene convertita in legge. La maggioranza alla fine, pur di non perdere il resto delle tangenti, riesce a superare le resistenze dell’opposizione e a far approvare l’intera proroga.

34- Si profilano 2 fazioni fra i petrolieri: una vorrebbe trattare direttamente coi ministri competenti, l’altra attraverso un’intermediazione Partitica. La disponibilità dei ministri fece prevalere la prima opzione, che portò risultati: un’ulteriore proroga di un anno sulla defiscalizzazione, più una sanatoria di un mese sulla copertura dei deficit contributivi. Le opposizioni danno battaglia ma le pressioni dei petrolieri (minacce sulle forniture) alla fine prevalgono. Cazzaniga viene destituito dal suo incarico all’UPI.

35- I petrolieri, sempre tramite Cazzaniga, si lamentano del mancato aumento dei prezzi finali e minacciano forniture insufficienti per il successivo inverno. Il ministro De Mita minaccia di nazionalizzare il settore: le industrie forniscono dati ridotti sulle effettive produzioni, così il governo, truffato, cede. Ma questo darà inizio all’indagine…

36- Le intercettazioni dimostrano le forniture al governo di dati falsi sulle reali quantità di combustibile nei depositi dell’azienda Garrrone. Cominciano a scarseggiare le forniture e i politici, ingannati, concedono gli aumenti… ma nel frattempo scattano le indagini.

37- L’autore si chiese se la stessa democrazia italiana sia legittimata. Dai documenti emerge insoddisfazione delle parti sui metodi di Cazzaniga; si studiano nuove strategie per il raggiungimento degli obiettivi. Le compagnie petrolifere stendono un programma vantaggioso per la loro posizione, senza l’intermediazione dell’UPI, come avvenuto finora, e dei partiti, rapportandosi cioè direttamente coi ministri competenti.

38- Impiegati e contabili delle aziende, nonché funzionari dei ministeri, durante gli interrogatori minimizzano i loro ruoli sulle vicende oggetto di inchiesta.

  1. d) Il prof. Rossi prosegue nel riassunto del libro ai suoi studenti. Emerge sdegno per la compravendita di leggi: purtroppo chi detiene le fonti energetiche è rivestito di troppo potere e chi vi si oppone, come E. Mattei, o S. Allende, spesso ne fa le spese. L’ENI di Mattei cercava accordi diretti coi paesi produttori, senza ricorrere alla mediazione delle multinazionali, con le quali l’Ente si alleò solo dopo la morte del finanziere. Anche queste compagnie pagavano tangenti al governo, solo non sopportavano che qualche intermediario ci facesse la cresta. Per sfuggire ai controlli della magistratura, la politica è ricorsa ad ogni mezzo possibile che le consentisse di ostacolare i magistrati: trasferimenti, modifiche alle leggi sulle procedure, riforme giudiziarie.

39- Almerighi spedisce gli atti processuali al presidente della Camera, S. Pertini, che li invierà poi all’apposita commissione d’inchiesta, e alle procure di Genova e Roma; intanto scattano gli arresti per i collaboratori di Cazzaniga. Scoppia una crisi di governo e alcuni giornalisti paventano abusi di potere da parte della magistratura.

40- L’inchiesta viene divisa in 3 settori: corruzione relativa al fisco, tangenti ENEL, aggiotaggio. Per la vicenda ENEL figurano 42 imputati e si distinguono 5 ministri. Il processo per corruzione viene affidato alla Commissione, che però la riaffida alla giustizia ordinaria dopo mesi di inattività, di fatto favorendo la prescrizione dei reati, nonostante l’emersione di elementi che fanno allargare ulteriormente le indagini. Passano 4 anni, dopo i quali cadono anche le accuse ad alcuni dei ministri coinvolti.

41- La Esso Italia usava nomi fittizzi per indicare le persone influenti con cui trattava. Il pretore si chiede quale esempio le istituzioni diano ai giovani.

42- Intanto negli U.S.A. emergono vari episodi di corruzione attuati dalle aziende statunitensi, sia in patria che in vari altri Paesi, tra cui l’Italia. I senatori che conducono l’inchiesta, preoccupati dai buoni risultati ottenuti dal PCI alle ultime elezioni, pretendono ed ottengono chiarezza da parte della Exxon (Esso) sulle elargizioni ai politici italiani.

43- La Commissione d’indagine tenta di archiviare i procedimenti verso 4 dei 6 ministri indagati, ma i membri dell’opposizione interna insorgono, chiedendo a più riprese di mantenere aperte le istruttorie. Il dibattito si trascina per un anno e mezzo, fino alle elezioni di giugno 1975. Ad autunno riprende il dibattito, con l’emersione di nuovi capi di imputazione per i ministri che la maggioranza aveva cercato di salvare. Si punta allora all’accusa contro “funzionari ignoti”, che di fatto sancisce la definitiva archiviazione, dopo altri mesi di dibattito.

44- Il ministro Valsecchi, al processo, giustifica le proroghe trimestrali del 1973 come atti prudenziali per non influire eccessivamente sui prezzi al consumo. Il ministro Ferri minimizza la portata delle concessioni produttive fatte ai petrolieri nel corso del suo mandato. Vengono archiviate anche le posizioni dei ministri Ferrari-Aggradi e G. Boschi, firmatari delle proroghe fiscali del 1969 e 1970. L. Preti fu autore dei provvedimenti inerenti la defiscalizzazione, per la quale fu corrisposta da parte dei petrolieri la tangente del 5% proporzionata ai vantaggi economici derivati; fu anche l’autore della legge che permise di promulgare le proroghe fiscali dal 1968 al 1973. Fu comunque nel 1972 che i vari ministri concessero i maggiori vantaggi alle imprese petrolifere. Coinvolto ma alla fine prescritto anche G. Andreotti.

45- Cazzaniga sostiene di aver operato nell’interesse del settore petrolifero, trascinatore dell’economia, e smentisce alcune affermazioni del suo segretario, C. Cittadini. Il successore di Cazzaniga all’UPI, D. Albonetti, parla di accordi separati ma non illegali con politici ed esibisce un’attestazione a suo favore da parte della sua azienda, la Total Italia. A. Sala, dirigente della Esso Italia, nega le tangenti: giustifica la tabella coi nomi in codice come una misura cautelativa a protezione dei dati in oggetto d’analisi.

46- C. Cittadini è uno dei pochi a finire in carcere. Non potendo negare il suo coinvolgimento, insiste nel ribadire il suo ruolo di semplice tramite tra Cazzaniga e l’on. Micheli, nonché di funzionario nell’azienda in cui lavorava. Cittadini comunque conferma e descrive le modalità di pagamento delle tangenti. A. Pileri, funzionario AGIP, nega invece ogni coinvolgimento suo e dell’azienda, anche di fronte all’evidenza.

47- R. Garrone ammette i contributi ai partiti, giustificandoli, come contributi alla democrazia. Dice di non ricordare determinati dettagli, per lui poco importanti. Garrone risponde anche sui finanziamenti ad alcuni giornali legati alla DC, concessi per rispondere ad una cattiva campagna stampa, e nega relazioni tra questa somma e la costruzione di una nuova raffineria. G. Arcidiacono, funzionario dell’azienda Garrone, accusa Cittadini di essersi inventato impegni mai stipulati di pagamento ai partiti, descritti quasi come enti benefici; alcune intercettazioni telefoniche però lo smentiscono. Nelle memorie processuali si ricorda come gli amministratori dei partiti avessero approfittato della crisi del canale di Suez per pretendere fondi dalle aziende.

48- I giudici interrogano N. M. Bain, rappresentante Shell Italia. Bain acconsentì a finanziare i partiti, concordando un’elargizione conforme a quanto versato da altri; esclude particolari favoritismi per l’azienda. Per G. Scarito, della BP Italia, era necessario pagare per sostenere il sistema politico economico della democrazia italiana. N. Pignatelli, della Gulf Italia, sostiene che le tangenti servono anche a garantire i lavoratori. Anche altri dirigenti sostengono di aver pagato nell’interesse generale del Paese (Italia). G. Svoboda, della TWF Italia, una controllata della tedesca Gesenberg, sostiene d’aver pagato per seguire la prassi italiana: va in crisi però quando gli si dimostra che era a conoscenza delle vere ragioni dei pagamenti. Nelle memorie processuali si fa cenno alla coercizione vessatoria subita dalle aziende operanti nel nostro Paese.

49- L’on. F. Micheli si difende al processo dichiarando che quanto ha fatto è stato nell’interesse dei giornali di partito, strumento di democrazia; la difesa risulta comunque abbastanza impacciata. Ai dirigenti di PSI e PSDI non importava troppo da dove arrivassero i soldi e declinavano varie responsabilità di loro competenza. U. La Malfa del PRI ammette invece le proprie responsabilità.

50- Nel gennaio 1979 la commissione inquirente redige le proprie conclusioni. E’ stato accertato come la vicenda che ha interessato il canale di Suez abbia favorito in Italia, dal 1967 al 1973, la costituzione di un sistema di accordi fra politici e petrolieri che ha notevolmente favorito i secondi sotto l’aspetto economico, grazie a provvedimenti legislativi emanati ad hoc. L’utilizzo di codici segreti per rendicontare determinate operazioni testimonia il carattere illecito di determinate azioni politiche, che hanno arbitrariamente favorito precisi interessi a discapito del bene comune. Ci si chiede quindi se gli stessi organismi politici che stanno conducendo il processo siano effettivamente legittimati a condurlo. Si chiede pertanto di archiviare le posizioni di alcuni ministri coinvolti e di ricondurre alla giustizia ordinaria i reati stabiliti in concorso coi petrolieri. La maggioranza della commissione contesta le posizioni di coinvolgimento o di esclusione di determinati ministri, dichiara che i provvedimenti legislativi sono stati varati in conformità alle norme CEE e contesta la consistenza delle prove a carico dei suddetti ministri, sostenendo l’assenza di relazioni fra vari versamenti definiti illeciti e le attività dei ministri maggiormente accusati. Il Parlamento deliberò a loro favore e il processo tornò ai giudici di Roma.

51- Cazzaniga aveva beneficiato, nonostante la latitanza, della revoca di ogni provvedimento restrittivo durante l’operato della commissione. Ma il sostituto procuratore di Roma, E. De Nicola, gli commutò l’accusa di corruzione (già insabbiata dalla commissione) in quelle di appropriazione indebita e falso in bilancio, riuscendo così a tradurlo in carcere, dove però rimase pochissimo.

52- La giustizia U.S.A. rinunciò ad avvalersi contro Cazzaniga a causa dei tempi lunghi della giustizia italiana. Uscì un lungo articolo sul Wall Street Journal, secondo il quale le compagnie petrolifere statunitensi erogarono dei versamenti in conformità alle leggi dei governi degli Stati dove operavano. In Italia in particolare la DC aveva bisogno di molti fondi per contrastare il forte PCI. Viene illustrato come la commissione abbia stabilito che dei politici locali abbiano messo in piedi un sistema di estorsione per le imprese petrolifere, e che ora la stessa politica stia operando per insabbiare lo scandalo.

53- Sulla vicenda, il giornalista Enzo Biagi scrive al neo Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, per denunciare un sistema che manda in galera i funzionari e salva dei politici corrotti e indegni di rappresentare le Istituzioni.

54- Dai documenti sequestrati emergono quietanze di pagamento ai segretari amministrativi dei partiti ma non ai ministri… il Parlamento approva quindi l’archiviazione per questi ultimi. Sempre al Parlamento spetterebbe anche concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti degli amministratori dei partiti, dato che sono tutti parlamentari. I giudici ordinari inviano le richieste, che in qualche modo o si arenano o vengono respinte. La maggioranza parla di fumus persecutionis, mentre la minoranza sostiene che la posizione di parlamentare non solo non esula dal commettere reati ma può invece costituire un’aggravante se le accuse vengono accertate. A presiedere la votazione c’è addirittura uno dei ministri inquisiti. Vengono respinte 2 richieste ma una viene concessa.

55- Nell’estate 1979 viene sostituito il Procuratore della Repubblica a Roma. Il processo si concentra sugli imputati che non siedono in Parlamento. Alla fine sono molti i prescritti e pochi i rinvii a giudizio. Le intercettazioni furono considerate scarsamente probanti in merito alle accuse di aggiotaggio. L’aumento dei prezzi del carburante venne imputato non all’operato delle aziende ma alla scarsità di greggio sul mercato internazionale.

56- Ci furono solo un paio di condanne, poi sospese. I tempi lunghi del processo (9 anni) e 2 amnistie hanno prodotto questo risultato. Assoluzioni per falso in bilancio perché il fatto non sussiste; lo stesso per i reati di corruzione e peculato. Nel 1985, in appello, anche i 2 condannati in 1° grado vengono assolti. Nel 1986 il tribunale di Siracusa, competente per alcuni reati inerenti alla vicenda, emette alcune condanne, poi annullate ai successivi gradi di giudizio nel 1988 e nel 1990. Garrone addirittura si candidò alle elezioni del 1992, negando ogni coinvolgimento nelle tangenti. Al solito, i potenti non sono stati toccati dalla giustizia.

57- Nel 1974 venne promulgata una nuova legge sul finanziamento ai partiti, che prevedeva una maggiore trasparenza gestionale. Si rifiutò l’idea, dettata tempo prima da don L. Sturzo, di conferire personalità giuridica ai partiti (poiché avrebbe conferito loro maggiori responsabilità di fronte alla Legge) ma anche la soluzione di addebitarne le spese alle Camere (troppi oneri procedurali); in realtà essa comportò maggiori introiti ai soggetti interessati. Neppure le successive leggi del 1981 e 1982 regolarizzarono i partiti sotto il profilo giuridico; alcuni politici in seguito cambiarono posizione ma ugualmente non si fece nulla. Passi in avanti si fanno con altre leggi nel 1993 e 1995 ma ancora non basta. Nel 1996 viene ripresa un’altra proposta del 1993 che mirava a depenalizzare il reato di finanziamento illecito ai partiti, che però si blocca e nel 1999 viene bocciata. Nel frattempo (1997) si affida la verifica dei bilanci ad un’apposita commissione bicamerale. Nel 2002 un passo avanti: la nuova legge prevederebbe scritture contabili (di fatto, un riconoscimento giuridico) sottoposte però ad apposita commissione parlamentare e con sanzioni solo pecuniarie; anche questo progetto verrà abbandonato.

58- Chiuse le indagini (1974) la politica prese contromisure. Fu smantellato il nucleo genovese di polizia tributaria. Fu limitata progressivamente la facoltà operativa dei pretori, fino a farli scomparire dall’ordinamento giuridico. In seguito, l’inchiesta Mani Pulite provocherà tali danni al sistema da provocare, da parte dello stesso, reazioni massive. Si cercherà di delegittimare i giudici, anche con l’insulto, oltre a limitarne sempre più l’operatività, in particolar modo depenalizzando il falso in bilancio, misura essenziale per garantire uno status di illegalità ed impunità.

  1. e) Il prof. Rossi finisce di riassumere il libro. Gli studenti hanno l’amara impressione che le cose peggiorino, specie dopo Tangentopoli. Il docente risponde che la magistratura può solo mostrare ma non curare i mali della società: a questo dovrebbe pensare la politica, la quale riflette però la mentalità di una popolazione: ed è proprio la mentalità a dover cambiare se si vogliono migliorare le cose. La cultura è un punto di partenza, serve poi che il cittadino si attivi per esercitare il suo potere di sorveglianza sulle istituzioni, in primis col voto.

59- La vicenda rivelò il caos imperante nelle nostre istituzioni. Il PSI nel 1986 redasse un documento interno nel quale si auspicava una rigenerazione da dentro… ma ciò non avvenne. Il pericolo per la democrazia viene più che altro dalla pressione esercitata sulla stessa dal sistema economico: è lì, sulle lobbies, che bisogna vigilare.

60- Ultimo garante della legalità, Sandro Pertini. In un’intervista auspica che l’inchiesta proceda col massimo rigore anche in Parlamento; difende i magistrati e rifiuta i compromessi: predica e pratica sobrietà. I giudici possono fare ben poco se non vige la cultura della legalità.
 

Riassunto a Cura di Loris Donazzon, che ringrazio sentitamente.
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