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Indispensabili – Rifiuti Zero – Cap 1) Rifiuti Zero 2020: una panoramica

Posted by giannigirotto su 2 settembre 2014

rifiuti-zero-copertina-200Inizio oggi con la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo è naturalmente esplicativo, e al suo interno viene spiegato come attuare concretamente i 10 passi per giungere ad una società appunto “a rifiuti zero”.

Non è un caso che mi accingo a condividere con voi questa tematica, in quanto proprio pochi giorni fa il Governo, tramite il decreto legge c.d. “Sblocca Italia” vuole incentivare pesantemente l’incenerimento degli dei rifiuti, una pratica ambientalmente molto pericolosa, ed energeticamente pessima, visto che da un corretto riciclaggio e compostaggio si ricava molta ma molta più energia (per esempio 26 volte se si parla di PET) e si produce molto ma molto meno gas dannosi come la CO2 e altro (46 volte meno).

Spero pertanto che non soltanto leggiate l’estratto e magari vi approfondiate l’argomento, ma sopratutto che “agiate” per evitare politiche assolutamente dannose, che per far guadagnare i pochi soliti “furbetti”, lascino invece un pesante debito economico ed ambientale a tutti noi e alle future generazioni.

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Cap 1) Rifiuti Zero 2020: una panoramica

…i due Paesi che sono in testa al Movimento Rifiuti Zero nel mondo sono la California e l’Italia… Connect spiega l’insostenibilità del modello attuale di produzione e consumo e viceversa che una società sostenibile deve essere a Rifiuti Zero.

La prima fase da cambiare è quella delle “progettazione”, tutto deve essere “riprogettato” per essere riutilizzato a fine vita. Questo significa:

1) Design per la sostenibilità

2) Produzione pulita

3) Responsabilità estesa del produttore (EPR in inglese), cioè obbligare i produttori a riprendersi i loro prodotti dopo che il consumatore non li usa più. Questo fa risparmiare il produttore perchè può riutilizzare gran parte del materiale conferito.

Per raggiungere l’obiettivo sono suggeriti i seguenti 10 passi:

1) Separazione alla fonte;

2) Raccolta Porta a Porta;

3) Compostaggio (utile anche per ridare i nutrienti ai terreni impoveriti e sequestrare CO2), che si può fare sia a livello di impianti “grandi”, che domestico o di quartiere…

4) Riciclo, cioè separare carta, vetro, metalli e plastica per trattarli in modo che rispettino i requisiti richiesti dall’industria che li userà come materia prima secondaria.

5) Riuso, riparazione e decostruzione (di vecchi edifici). Questo può essere fatto sia in modalità no profit che viceversa, sempre comunque con creazione di relativi posti di lavoro. In Inghilterra, a Londra sono stati riadattati nove edifici che sono diventati nove centri per il riuso e la riparazione, con particolare attenzione verso i mobili per uffici e i materiali edili. La decostruzione di edifici richiede più tempo ma crea più posti di lavoro e permette di ricavare materiali di valore. Idem per la ristrutturazione di alberghi e edifici con uffici.

6) Iniziative di riduzione. Imballaggi in primis, sacchetti di plastica, contenitori riutilizzzabili, pannolini lavabili, insomma basta con l’”usa e getta”…

7) Incentivi economici, cioè incentivare i cittadini che producono pochi rifiuti…

8) La separazione del residuo e il centro di ricerca Rifiuti Zero.

La differenza chiave tra lo smaltimento dei rifiuti (discariche e incencritori) e la strategia Rifiuti Zero è nel modo in cui è trattata la frazione residua. Lo smaltimento cerca di far sparire i residui, la strategia Rifiuti
Zero ha biso
gno di renderli ben visibili. La frazione residua rispecchia sia gli errori non sostenibili che commettono i cittadini con le loro scelte d’acquisto, che una cattiva progettazione industriale. E necessario che questi residui siano resi molto visibili se vogliamo andare verso una società sostenibile. Dobbiamo studiare e correggere i nostri errori.
Cosi nella strategia Rifiuti Zero i residui devono essere mandai
in un centro di separazione del residuo e di Ricerca Rifiuti Zero e non direttamente in discarica. Ora consideriamo le due parti di questa struttura: rimpianto per la separazione del residuo e il Centro di Ricerca Rifiuti Zero.
L’impianto per la separazione del residu
o: in Nuova Scozia i sacchetti del residuo non sono mandati direttamente in discarica, ma in un edificio situato davanti alla discarica. Al loro arrivo i sacchetti sono aperti e il contenuto è versato su nastri trasportatori, dai quali il personale, ben protetto e istruito, preleva articoli ingombranti, riciclabili e contenenti sostanze tossiche. La frazione organica sporca raggiunge la fine del nastro trasportatore, intatta. Questa viene poi setacciata e biologicamente stabilizzata o con una seconda operazione di compostaggio, nel caso della Nuova Scozia, o con un sistema di digestione anaerobica in altre strutture. Il punto di questo processo non è la produzione di un prodotto da vendere, poiché è contaminato, ma piuttosto assicurarsi che gran parte della degradazione organica si manifesti in superficie in maniera controllabile, prima che ciò avvenga sotto terra in maniera incontrollabile.
Le discariche presenti in Nuova Scozia sono molto più piccole e meno problematiche rispetto alle discariche di rifiuto tal quale che le hanno precedute o alle discariche che erano necessarie per le ceneri degli inceneritori. La Nuova Scozia è stata pioniera con questo tipo di approccio, portato avanti con successo. Il programma generale della Nuova Scozia, di cui la separazione della frazione residua è la chiave di volta, è stato proge
ttato dai cittadini con la consulenza di esperti forniti alla città di Halifax, ed ebbe una valutazione positiva dall’analisi del Genuine Progress Index (GPI).
In un programma Rifiuti Zero dobbiamo fare molto di più invece di mettere in discarica questi materiali non tossici. Dobbiamo analizzare e studiare la frazione residua attualmente non riciclabile. Questo ci offre la
possibilità di integrare Rifiuti Zero con il più elevato sistema educativo; un passo critico, se vogliamo usare la strategia Rifiuti Zero come tramp
olino di lancio verso la sostenibilità.
// Centro di Ricerca Rifiuti Zero: Abbiamo bisogno di costruire un centro di ricerca vicino rimpianto di screening del residuo. Idealmente il centro dovrebbe essere guidato dall’Universila o dall’istituto tecnico
locale. In questo centro di ricerca professori e studenti con diversi interessi per un futuro sostenibile (progettazione industriale, pubblicità etica, sviluppo urbano e delle comunità, economia, gestione ambientale e degrado globale) potrebbero studiare gli errori non sostenibili della società di oggi e proporre soluzioni alternative.

9) La Responsabilità dell’industria, spiegata all’inizio…

10) La discarica transitoria. Cioè tenere lontano dalle discariche sia i materiali tossici che quelli biodegradabili, sarebbe possibili fare discariche piccole e “sane” senza tante precauzioni che ora sono necessarie per via delle emissioni gassose e liquide.

Il capitolo termina con la sottolineatura dell’influenza della politica nel processo di gestione dei rifiuti, constatando che “il livello di inquinamento aumenta a seconda del livello di corruzione” e quindi Connet incita a “ripulire il sistema politico, se vogliamo pulire l’ambiente”. Da nessuna altra parte del mondo come in Italia è così evidente il conflitto tra le pressioni irragionevoli della politica a favore degli inceneritori e dall’altra parte i cittadini per evitarli.

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane…, in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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