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Indispensabili – Rete padrona – 2) I nuovi padroni dell’universo

Posted by giannigirotto su 20 ottobre 2014

Rete PadronaProseguo la lettura di questo libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo fa riferimento alla “rete delle reti”, cioè Internet, che già così tanto ha cambiato il nostro modo di vivere e probabilmente ancora di tanto la cambierà. Ci ha portato indubbi vantaggi in termini di possibilità e velocità di comunicazione e condivisione di dati (motivo per cui era sorta) ma a tutto questo c’è un grosso prezzo da pagare, sia in termini di qualità di vita (alzi la mani chi di voi riesce a stare un w.e. senza la compulsione di controllare email, messaggini, tags ecc. ecc.) e in termini di nuovi attori commerciali mondiali che ora condizionano pesantemente le nostre vite, e lottano per mantenere determinati oligopoli di fatto. Che dire poi delle registrazioni di ogni nostra attività e spostamenti, molte delle quali avvengono a nostra insaputa per essere usate a fini commerciali? Ecco quindi un veloce riassunto della situazione, come sempre conoscere un problema è il primo passo per risolverlo.

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Cap 2) I nuovi padroni dell’universo

1) Oggi ¼ del traffico Internet del nordamerica è “catturato” da Google, mentre il 40% della banda larga, negli Usa, viene occupato dai video (a pagamento) di Netflix, ed infine, un abitante su sette del pianeta è su facebook.

Inoltre i software di gestione stanno diventando sempre più invasivi e pervasivi, dettando e controllando minuziosamente i comportamenti degli impiegati, e spesso sostituendoli, mentre hardware sempre più prestazionali sostituiscono gli esseri umani.

La beffa di quanto sopra consiste nel fatto che spesso tali tecnologie sono nate in laboratori pubblici, cioè finanziati dallo Stato, ma poi a guadagnarci finiscono con l’essere imprese private.

Quel che è vero per l’elettronica, l’informatica e Internet è altrettanto valido nel campo delle biotecnologie, altra industria portante della Silicon Valley. Nell’era più recente, dal 1993 al 2004 il 75% delle scoperte più innovative è stato generato nei laboratori del National Institutes of Health sotto gestione federale, non nelle aziende biotech private. Eppure le risorse per la ricerca di base oggi si stanno riducendo anche in America, perché il Privato prevale sul pubblico. Quanta ricerca “pura” sta finanziando Facebook, al servizio del’innovazione? Con una valutazione di Borsa superiore ai 100 miliardi, Facebook può permettersi di staccare un assegno da 19 miliardi per una singola acquisizione di una piccola start up come WhatsApp. Quanta ricerca si sarebbe potuto finanziare con quei 19 miliardi? La retorica dei giganti della Rete, come Google e Apple, Facebook e Amazon, esalta la loro funzione innovativa. Nella realtà questi gruppi capitalistici si sono appropriati a fini di profitto anche dei terreni di “pascolo comune” che sono gli investimenti statali per la ricerca. E quando si tratta di dare allo Stato una parte dei loro proventi, l’innovatività si vede solo nei trucchi usati per evitare le tasse.

Il capitolo prosegue infatti con la descrizione di come queste grandi aziende informatiche siano prosperate non solo per le loro capacità tecniche e commerciali, ma sopratutto per aver eluso le tasse spostando i loro profitti presso filiali aperte nei “paradisi fiscali”, esattamente come denunciato in parecchi altri articoli e libri, tra cui “I Padroni del mondo” che ugualmente sto postando nel mio sito… in particolare ricordo solo l’incredibile elusione di Apple: 75 miliardi di dollari.

Un altro tema, distinto dai paradisi fiscali dove Apple e le sue “sorelle” occultano i loro profitti globali, è quello che in Italia va sotto il nome di Google tax oppure webtax. Bisognerebbe parlare di tassa sul commercio ordine. Attualmente il commercio su Internet e molte attività imparentate godono negli Stati Uniti di un ombrello protettivo formidabile, la legge detta Internet Tax Freedom Act. Fu varata nel 1998: che è come dire tre secoli fa, in termini di evoluzione tecnologica ed economica. A quei tempi Internet sembrava ancora un germoglio, un piccolo e fragile mondo di tecnogie innovative che andavano protette dall’avidità degli esattori d’imposte. Proprio così, l’Intemet Tax Freedom Act nasce con l’esplicito intento di agevolare un’industria nascente. Poi quell industria nascente è diventata un colosso (che sta divorando tanti altri settori), la sua potenza politico-lobbistica si è moltiplicata a livelli smisurati, e cosi la legge è stata rinnovata. Ora che Internet non è un “germoglio” da tutelare, i fautori della proroga usano argomenti diversi. I liberisti sostengono che tassare le transazioni online creerebbe distorsioni da uno Stato all’altro (ohibò, ma accade |lo stesso per le sigarette o la benzina tassate tre volte di più da un posto all’altro. Oppure che i vari Goole & Co. Potrebbero trasferire le nuove tasse sui consumatori. Ma poiché questo ragionamento non si applica specificatamente all’economia digitale, allora esentiamo tutti, no?

2) Steve Jobs è passato nel giro di tre anni dalla sua morte, dall’essere idolatrato come un semidio, ad essere giudicato come un deliquente per via dell’elusione fiscale gigantesca che è riuscito ad ottenere per la sue aziende. Certamente Jobs ha avuto il merito di capire quanto le nuove tecnologie hardware/software avrebbero rivoluzionato il nostro modo di vivere, in particolare gli smartphone. Basti pensare che in Africa ci sono più abitanti col telefonino di quanti abbiano accesso all’acqua potabile o ad una toilette igenica collegata ad un sistema fognario. Dall’altra parte Jobs, che all’inizio della sua vita professionale era strenuamente contrario agli oligopoli/monopoli e per la libera concorrenza, si trasformo in un imprenditore che fece di tutto per limitare illecitamente la concorrenza, ed infatti è stato multato dall’Antitrust anche nell’Unione Europea.

E poi ce la nefandezza più grave: la Cina. Per anni ho creduto che fossero solo dei robot a fabbricare il mio iPod, iPhone, iPad”: è questo uno dei passaggi chiave di “II tormento e l’estasi di Steve Jobs”, il capolavoro teatrale di Mike Daisey con cui perfino Broadway ha “profanato la memoria di Jobs. Dove il geniale autore-attore alterna il suo tributo appassionato e sincero al “culto globale di Apple e il reportage-verità dal fronte dello sfruttamento capitalistico. No, non sono robot, ma decine di migliaia di operaie e operai cinesi, molti adolescenti di tredici e anche dodici anni, quelli che Daisey ha visto con i suoi occhi, ai cancelli della fabbrica Foxconn di Shenzhen. Daisey è una sorta di Michael Moore del teatro, capace di regalare a un pubblico ipnotizzato due ore e mezzo di puro spettacolo, one man show: dall’affabulazione gentile e suadcnte (quando è Jobs il protagonista) al giornalismo di denuncia che osa affrontare il “lato oscuro” di Apple. Daisey si espone in prima persona: lui è un vero fan di Apple, uno dei fedelissimi della prima ora… ha vissuto tutta l’escalation dei successi di Jobs fin dai primi computer Apple l e poi Macintosh. Racconta le congiure interne all’azienda, la clamorosa defenestrazione di Jobs, il lungo esilio e poi la riscossa del ritorno trionfale… Un amore deluso, che si conclude con una condanna: Jobs è stato una grande occasione mancata. Se c’era uno che aveva tutte le risorse necessarie – potere e coraggio, denaro e visione, egemonia e libertà – era lui: avrebbe potuto usarle per cambiare non solo un paradigma tecnologico, ma un modello di capitalismo. “Se avesse deciso di sposare la trasparenza vera, sulle condizioni di lavoro dei suoi operai in Cina, l’intera industria del pianeta avrebbe dovuto adeguarsi e imitarlo : proprio come lo ha scimmiottato in tutte le sue rivoluzioni digitali. Daisey è andato a Shenzhen, per costruire la sua sceneggiatura. Non lo hanno lasciato entrare dentro la Foxconn (920.000 dipendenti, il più grande complesso elettronico del mondo, una città-bunker); ma è riuscito a intervistare tanti dipendenti. Ha visto le mani orrendamente deformate degli operai non più giovani, relitti umani cacciati dalla catena produttiva. Ha raccolto le testimonianze sugli orari di lavoro -14 ore al giorno – e sugli scioperi repressi brutalmente. Ho visto le ragazze e i ragazzi che potrebbero costruire la democrazia in Cina, ma sono troppo occupati a tenere i ritmi massacranti della produzione.” Si commuove alla scena del vecchio operaio cinese che carezza l’iPad, vede funzionare per la prima volta quello schermo che lui lucidava in migliaia di pezzi e confessa: E magico.

Forse, alla fine, sarà una donna a dover riscattare Luciferò? Potrà la forza dell’amore di una vedova espiare i peccati dell’arcangelo ribelle precipitato agli inferi? Bisogna smascherare i pregiudizi, demistificare i luoghi comuni, dare un volto ai giovani immigrati, ascoltare le loro storie”: a parlare è Laurene Powell Jobs, la vedova di Steve. “Questi ragazzi,” continua, “sono gli amici dei nostri figli, sono esseri umani che conosciamo, sono un gigantesco problema nazionale che va risolto. Laurene Powell si riferisce ai figli degli immigrati irregolari, ai quali si sta dedicando con passione. Ha finanziato e prodotto un documentario online su di loro, sul nuovo sito “TheDreamIsNow.org” tutto dedicato a testimonianze di questi ragazzi: giovani per lo più ispanici che si trovano in un limbo giuridico, non hanno i documenti in regola, eppure sono cresciuti in America e questo è a tutti gli effetti il loro paese.

Il capitolo termina con la descrizione dell’enorme impegno della vedova Jobs nel sociale, nelle scuole pubbliche, con gli immigrati, tramite il fondo “Global fund for Women” di cui è amministratrice… signora Jobs io non la conosco e quasi sicuramente non la incontrerò mai, ma se è vero un decimo di quanto le viene attribuito a livello di impegno sociale, le porgo i miei più sinceri complimenti e la mia più profonda stima.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua

2 Risposte to “Indispensabili – Rete padrona – 2) I nuovi padroni dell’universo”

  1. […] Indispensabili – Rete padrona – 2) I nuovi padroni dell’universo. […]

  2. mariella said

    bellissimo e succulento articolo…sembra quasi scritto da un giornalista…..🙂

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