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Indispensabili – I padroni del mondo – Parte 6) Oro… e derivati…

Posted by giannigirotto su 28 ottobre 2014

Proseguo con la pubblicazione degli estratti di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo è molto forte ma credo sia purtroppo realistico, in quanto si parla delle grandi, grandissime, immense, inimmaginabilmente potenti banche multinazionali. E’ un tema, quello della finanza, che ormai tratto da diverso tempo, ovviamente nel mio piccolo essendoci fior fior di Associazioni che lo fanno, per cui ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare, che trovate sempre nella suddetta sezione “Indispensabili“. Anche in questo libro si denunciano come la grande finanza, complice una politica nel migliore dei casi distratta, nel peggiore collusa, abbia assunto delle dimensioni e delle modalità di agire estremamente pericolose e dannose per la stragrande maggioranza di tutti noi. Naturalmente la finanza non opera necessariamente solo nel ristretto circolo bancario, ma si estende con migliaia di società industriali, commerciali, agricole, che sono per l’appunto gestite e/o di proprietà dal mondo finanziario, il tutto in un crescente regime di oligopolio che vede i grandi diventare sempre più grandi e potenti, e i piccolo soccombere fatalmente. Da questa cruda analisi discende poi la necessità di trovare delle soluzioni, e l’autore propone la sua. Buona lettura.

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6) Oro, dollaro e l’opzione nucleare

La bundesbank a febbraio 2013 ha deciso di far rimpatriare oro di suo proprietà, depositato all’estero, per un controvalore di ben 36 miliardi. Ha cioè paura di un fallimento dell’euro.

In situazione d’estrema emergenza, il Presidente USA ha poteri amplissimi, praticamente assoluti (chiamati “opzione nucleare”), in campo finanziario, tra cui anche la confisca appunto di oro straniero depositato in territorio USA.

Ma sul tavolo dell’oro giocano anche le grandissime banche, pilotando il suo prezzo con massicce campagne sia di marketing e di “persuasione”, sia vendendolo e comprandolo appunto in quantità massicce, d’accordo tra loro. Dopo la crisi del 2008 hanno scelto di deprezzarlo, per far si che piccoli e grandi investitori rivolgano il loro sguardo ai prodotti finanziari creati dalle banche stesse.

D’altronde non è affatto la prima volta che le banche creano dei “cicli” cosidetti “pump and dump – pompa e scarica” nel quale un determinati prodotto viene artificiamente spinto a prezzi alti, per poi, quando ha raggiunto il massimo, rivenderlo ai mercati traendone grossi guadagni. E’ successo con la “bolla” delle “dot.com”, cioè le aziende che lavoravano con Internet, negli anni 90 e i mutui subprime e relativi derivati negli anni 2000. Due bolle, due scoppi, due grandi crisi per i piccoli investitori, mentre le grandi banche avevano già portato a casa le loro commissioni.

7) Derivati…

Su questo particolare prodotto finanziario, rimando al capitolo apposito del libro “Bisogna ridare fiducia ai mercati: Falso!” che ne spiega i tratti essenziali. Qui aggiungo che possono servire anche a “nascondere” delle perdite, per presentarsi agli azionisti con un bilancio eccellente. Ed in verità non sono per nulla l’unico “trucco” per tale operazione di abbellimento. Questi derivati valgono circa 600 mila miliardi di dollari, una cifra molto difficilmente immaginabile, però sappiate rappresenta circa dieci volte il PIL mondiale. Ulteriore pericolo deriva dal fatto che la grande massa di questi derivati, più del 90%, afferisce ad appena quattro megabanche, un oligopolio dunque netto. Questi derivati inoltre si sono diffusi con una tipologia tale da incorporare un pesantissimo pericolo di “effetto domino”, nel senso che se uno di questi dovesse non essere onorato senza preavviso, potrebbe appunto scatenare uno spaventoso “effetto domino”. Anche l’Italia non è rimasta immune da questo fascino perverso, in quanto vi sono 18 regioni, 42 province, 45 capoluoghi e 559 comuni che avrebbero in pancia derivati per un valore di oltre 35 miliardi.

Ancora una volta è necessario definire delle regole di sicurezza, senza demonizzare i derivati in blocco, ma eliminando la componente più propriamente speculativa di questi strumenti.

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qui…, in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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