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Indispensabili – Caccia al tesoro – 3) L’orgoglio del capitale

Posted by giannigirotto su 5 novembre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 3) L’orgoglio del Capitale

Questo capitolo descrive la posizione particolare di Apple, il produttore dell’iPhone, iPad ecc. che ha spostato più di 100 miliardi di dollari in paradisi fiscali, evitando di pagare qualcosa come 75 miliardi di tasse. Per questo, nel 2013, l’amministratore delegato di Apple è stato chiamato a “chiarire la situazione” davanti al Congresso USA, e se l’è cavata dicendo semplicemente che tutto quello che Apple ha fatto lo ha fatto rispettando le regole, e quindi al massimo sono le regole che devono cambiare, non Apple. E mentre alcuni Senatori USA hanno cercato di mettere Apple con le spalle al muro, altri ne hanno preso le difese, una in particolare con una arringa molto professionale, consistente nelle in questo lungo discorso: “Io amo Apple, volevo dire solo questo, la amo, la amo, la amo!”… non c’è che dire, argomentazioni davvero molto tecniche ed approfondite.

Ma Apple è in buona compagnia, buona e numerosa, dal momento che praticamente tutte le grandi compagnie USA hanno fatto esattamente la stessa cosa. Addirittura General Eletric è riuscita a realizzare, nel 2010, profitti per 14 miliardi, e pagare zero, ripeto zero euro di tasse.

Il Congresso USA è stato chiamato più volte a modificare tali norme fiscali, ma per il momento se n’è guardato bene. Obama invece sta cercando di spingere per una “minimun tax” cioè una tassazione minima da far pagare ai profitti di qualsiasi compagnia, ovunque tali profitti siano realizzati. Vedremo se ci riuscirà o se le grandi lobbies lo bloccheranno. Ci provarono al tempo Kennedy e Reagan, ma senza successo. Bush padre e figlio invece hanno reso ancora più facile l’elusione.

Apple è stata oggetto di indagine anche in Italia, ma inutilmente, ed in ogni caso si era premunita nominando come proprio avvocato l’ex Ministro della Giustizia del governo Monti (ora mi chiedo ingenuamente come un avvocato in attività possa essere contemporaneamente Ministro della Giustizia… ma che ingenuo sono…)

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua

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