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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 1) Introduzione

Posted by giannigirotto su 22 novembre 2014

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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Introduzione

Le fonti di energia rinnovabili, come vento, acqua, sole e biomasse rappresentano una pacifica alternativa rispetto ai combustibili fossili come carbone, petrolio, uranio (energia atomica) e gas. L’energia rinnovabile può essere prodotta localmente ed è disponibile quasi per tutti. Non implica il pericolo di guerre, come nel caso di petrolio e gas, non provoca disastri radioattivi e non produce condizioni climatiche caotiche.

La transizione energetica è tuttavia molto di più che una semplice questione tecnica.

I movimenti sociali che si oppongono allo sfruttamento delle miniere a cielo aperto, al fracking o alla povertà energetica costruiscono regolarmente alleanze con coloro che promuovono le energie rinnovabili. Tali alleanze rafforzano l’agenda politica ampliando il contesto dalla semplice lotta nei confronti della cattiva tecnologia a quella che coinvolge l’utilizzo di tecnologie positive. Questi numerosissimi movimenti locali che promuovono su piccola scala l’utilizzo di tecnologie concrete come l’installazione impianti eolici o di pannelli solari, stanno dando vita ad un concetto genuinamente tutto europeo di fornitura di energia pulita e democratica. Con nomi diversi, ma condividendo concetti simili, gli attivisti e coloro che forniscono possibili soluzioni, si riuniscono sotto un’unica bandiera, quella della transizione energetica democratica in Europa.
Nel 2014, questa transizione dal basso è stata minacciata. Prima è nato un acceso dibattito sul reale significato di transizione energetica. Una vera transizione energetica implicherebbe molto di più del solo abbandono del nucleare. Tutta la produzione da fossili dovrebbe essere interrotta, con particolare attenzione ai grandi inquinanti come gas da argille, nucleare e carbone. Durante la transizione, solo le centrali a gas naturale dovrebbero rimanere in funzione.  Gli impianti da fonti fossili esistenti dovrebbero essere dismessi e smantellati con il minor impatto sociale possibile. Greenpeace (e numerosi altri soggetti qualificati, ndr) ha dimostrato che dal punto di vista tecnico tutto ciò potrebbe realizzarsi in tempi piuttosto brevi.

Negli ultimi due anni poi c’è stata una forte polemica sulla necessità di una transizione energetica. Nel Regno Unito ad esempio si sostiene che solo nucleare e gas possano evitare la povertà energetica. In Germania, nel 2013, il partito neo-liberale FDP unendosi alla voce delle famiglie più povere e solidarizzando con la protesta contro il caro bollette dell’elettricità ha contestualmente protestato contro la transazione energetica.  L’intenzione politica è palese ma per il momento il trucco ha fallito. In altri casi ci si è spinti oltre e oggi ci si scontra con poveri risultati. Nè in Polonia né nel Regno Unito il gas da argille ha prodotto una miracolosa crescita economica. E stiamo ancora aspettando il rinascimento dell’energia nucleare di cui molti parlano e scrivono da almeno 20 anni (e che invece è fortemente in crisi, vedi articolo recente, ndr) . Più recentemente, il governo Ceco, come molte banche, ha dichiarato che non avrebbe più accettato la responsabilità finanziaria derivante da nuovi impianti nucleari. Il nucleare è sicuro, dicono da una parte i sostenitori. Ma la stragrande maggioranza di questi, rifiutano poi di farsi carico di responsabilità e passività finanziarie. Sono davvero convinti che sia sicuro? Persino gli investimenti per le centrali a lignite come quello di Jänschwalde sono stati bloccati perchè i proprietari non sono più sicuri che il carbone continuerà ad essere una fonte di energia utilizzabile in futuro.

Ma questa insicurezza è condivisa anche per le fonti rinnovabili. Tra il 2014 e i 2015 l’Unione Europea stabilirà nuovi obiettivi per la propria politica energetica e climatica. Le carte verranno di nuovo mescolate e ovviamente i sostenitori delle diverse risorse cercheranno di trarre il massimo dai nuovi accordi. Per il momento, sembra che finirà con una battuta d’arresto per la transizione energetica. Il governo tedesco avrebbe dovuto promuovere questa transizione invece ha fatto marcia indietro e la sta di fatto rallentando. Nel 2002 il governo danese fece qualcosa di simile, mettendo il settore dell’energia eolica in ibernazione per sei lunghi anni. Quando nel 2009 ci fu un cambio di governo avvenne anche il cambiamento nelle politiche energetiche. La questione quindi è: quale transizione energetica verrà implementata e quanto tempo occorrerà?

Con questo manuale desideriamo sviluppare il concetto di transizione energetica democratica. Attraverso un certo numero di esempi, lo scopo è quello di mostrare come e dove questo mutamento sta già avvenendo. Dall’inizio di questo nuovo millennio, molti paesi dell’Unione hanno introdotto tariffe incentivanti fisse e ciò ha prodotto un macrocosmo di alternative. Questo studio analizza progetti di democrazia energetica e i possibili scenari futuri. Nel 2013, con una squadra di quattro ricercatori, abbiamo analizzato i progetti di transizione democratica, ecologica e sociale in tutta Europa. Questo manuale rappresenta la versione ridotta del testo integrale “Energiedemokratie” (Democrazia Energetica) che verrà pubblicato in parallelo come libro.

Inizieremo, nel primo capitolo, cercando di dare una definizione più concreta al concetto di “Democrazia Energetica”.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane…

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