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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 1) Che cosa si intende per democrazia energetica?

Posted by giannigirotto su 8 dicembre 2014

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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Che cosa si intende per democrazia energetica

Originariamente, il termine “democrazia energetica” emerse dal movimento contro il cambiamento climatico. Il gruppo Gegenstrom, con sede a Berlino, descrive la democrazia energetica come un concetto capace di integrare energia e questione climatica. Fonda le sue radici nella comprensione che “le decisioni che regolano le nostre vite dovrebbero essere stabilite senza tener conto del principio del profitto.”

Il movimento Klimaallianz Osnabrück evidenzia l’importanza di forme partecipative nel processo decisorio. Chiede decentramento e indipendenza da multinazionali e corporazioni, diritti di utilizzo della rete di distribuzione e controllo sui fornitori di energia comunali, forme moderate di conciliazione di interessi e compartecipazione sindacale.

Il Climate Camp di Lausitz del 2012 ha raccolto il consenso che ha unificato questi concetti in una unica idea: “Democrazia energetica significa che tutti hanno accesso garantito a risorse energetiche sufficienti. La produzione non deve né inquinare l’ambiente né danneggiare le persone. Più concretamente, significa che le risorse fossili debbono essere abbandonate, i mezzi di produzione devono essere socializzati e democraticizzati ed è necessario ripensare nel complesso il nostro approccio nei confronti dei consumi.

Abbiamo sviluppato ed evidenziato ulteriormente questa idea per stabilire una definizione accademica più precisa senza tuttavia privarla dello spirito originale. Conformemente ai concetti menzionati abbiamo suddiviso la democrazia energetica in quattro diversi concetti: democratizzazione, proprietà, produzione di plusvalore e ecologia.

 

DEMOCRATIZZAZIONE E PARTECIPAZIONE

In molti pensano alla democrazia come qualcosa a cui aspirare e non come un traguardo già raggiunto. Le pratiche che mirano ad ampliare il campo di applicazione della democrazia abbondano, e comprendono quasi sempre la richiesta di una democratizzazione dell’economia.

Noi abbiamo ricercato le realtà che favoriscano una maggiore partecipazione nella politica energetica. Ad esempio, persone che nel proprio paese decidono sui progetti relativi all’utilizzo degli impianti eolici, consumatori che decidono la politica dei prezzi del fornitore di energia pubblico o membri di associazioni che decidono su come utilizzare i profitti della proprio cooperativa.

Nel migliore dei casi, il maggior numero di persone direttamente coinvolte in un progetto dovrebbe avere maggior potere decisorio e di iniziativa.

 

PROPRIETA’

La produzione di energia riguarda tutti noi, sia come consumatori e abitanti di una particolare regione, sia, naturalmente, come eredi e custodi dei questo pianeta.

Anche l’infrastruttura tecnica della rete di distribuzione energetica richiede strette collaborazioni.

La produzione, la distribuzione e il consumo di energia dovrebbero quindi essere gestiti in modo collettivo, politico e pubblico, praticamente il contrario di ciò che avviene oggi.

 

E come potrebbe essere questa gestione?

Non vogliamo prendere in considerazione l’apparentemente semplice soluzione di un ritorno alle convenzionali strutture gestite dallo stato. Anche molte aziende pubbliche hanno perso o compromesso la transizione energetica. Non offrono tariffe sociali e preferiscono invece investire in impianti nucleari o a carbone. A livello comunale c’è poi l’ulteriore problema della privatizzazione di molte aziende pubbliche fornitrici di energia, che spesso avviene contro la volontà dei cittadini.

Una nuova forma di pubblico e di proprietà statale dovrebbe superare queste carenze. Questo è ciò che stavamo cercando e fondamentalmente abbiamo trovato due soluzioni più frequentemente applicate: nuove tipologie di proprietà comunale o semi-statale e proprietà collettive private, spesso sotto forma di cooperative.

Mentre le cooperative energetiche sono già molto diffuse in vari paesi, il concetto di una nuova forma di proprietà pubblica è ancora in fase embrionale. Anche qui abbiamo tentato di selezionare gli esempi più promettenti ed efficienti.

 

PRODUZIONE PLUSVALORE E OCCUPAZIONE

Gli impianti eolici e i pannelli solari comunali (o quelli di proprietà di grandi gruppi di consumatori) si acquistano una sola volta. Dato che il sole e il vento sono disponibili gratuitamente, questi impianti sono in grado di produrre energia per molti anni senza ulteriori costi (di combustibile). A differenza delle strutture alimentate con risorse fossili, non è necessario l’impiego costante di capitali per importare il combustibile. Di conseguenza, quel capitale resta nel luogo di produzione e può essere utilizzato per altri scopi. In questo senso, la produzione di energie rinnovabili di proprietà pubblica e comunale rappresenta sempre un vantaggio per la produzione di plusvalore.

Inoltre, in Europa l’espansione delle rinnovabili ha creato oltre un milione di posti di di lavoro. In Germania il comparto impiega molti più lavoratori rispetto all’industria dei carburanti fossili. La creazione di impiego si sviluppa soprattutto nei centri industriali, nelle fabbriche che producono pale eoliche o pannelli solari e normalmente in aziende urbane di medie dimensioni. Le zone rurali tendono a trarre profitto più dall’investimento in diversi servizi pubblici derivante dai maggiori utili. Data la scarsa disponibilità di dati in tal senso, siamo stati in grado di toccare superficialmente questo aspetto in alcuni degli esempi descritti. Ove disponibili, le informazioni sono state riportate.

 

ECOLOGIA E AUTOSUFFICIENZA
Come sappiamo, le economie capitaliste fuggono le minacce della crisi solamente attraverso la crescita. Il prezzo da pagare tuttavia è molto alto, perchè la crescita alla lunga distrugge le basi per la sopravvivenza umana sul pianeta oltre che quelle della vita in genere. Al contrario, il concetto di post- crescita dà priorità all’essere umano e al pianeta su cui viviamo.

Questo concetto implica la necessità di consumare minori quantità di energia e guarda ai valori della autosufficienza come nuovo stile di vita.

La proprietà democratica supporta questo tipo di approccio perchè crea lo spazio per obiettivi che vanno oltre la massimizzazione del profitto. Questo accade quando i consumatori, ad esempio, organizzano e gestiscono le proprie necessità di riscaldamento in autonomia: la logica che risponde alle esigenze delle persone è completamente diversa rispetto a quella che mira alla massimizzazione del profitto. Questo potrebbe essere un modo per ridurre il consumo totale di energia e simultaneamente eliminare la povertà energetica. Inoltre, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la biodiversità. Gli impianti eolici e solari, ma in particolare i campi e i boschi per la produzione di biomassa, modificano habitat naturali e paesaggi. Sfortunamente, la coltivazione di piante per la produzione di biomassa rafforza il trend globale della monocultura. Tuttavia, tecnicamente, questo non costituisce un requisito; è più una questione di politica agricola. Una transizione socio-ecologica non dovrebbe considerare la conservazione dell’ecosistema e delle specie animali o vegetali come un lusso innecessario.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane…

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