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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 4) Galles: Il primo impianto eolico a proprietà collettiva

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2015

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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Esempio 3

Machynlleth_Galles:

Il primo impianto eolico a proprietà collettiva

Nel 2003, Machynlleth, piccola cittadina gallese con 2.200 abitanti e una piccola industria turistica, ha realizzato il primo impianto eolico a proprietà collettiva della regione, dopo un lungo e difficile percorso e grazie all’ impegno di alcuni dediti volontari.

Questo ristretto gruppo di persone pose le basi per la realizzazione l’iniziativa alla fine degli anni ’90 , guidato da una donna con precedente esperienza nelle cooperativa eolica inglese Baywind e da tre suoi colleghi, membri, rispettivamente, della fondazione per lo sviluppo turistico Ecodify, dell Agenzia per l’energia del Mid Wales e del Centro per la Tecnologia Alternativa (CAT).

In un primo momento, i residenti di Machynlleth furono invitati a partecipare a una serie di conferenze nella parrocchia locale. Poco tempo dopo, il gruppo fondò l’associazione Dulas Valley Community Wind Partnership.

Ulteriori incontri furono organizzati a cadenze regolari dando la possibilità ai cittadini, ai volontari, ai proprietari delle terre e all’amministrazione locale di discutere su come poter finanziare in modo indipendente – idealmente al 100% – un impianto eolico realizzato con la volontà di tutta la comunità.

Fu scelta una turbina di seconda mano, relativamente potente (75kW), acquistata in Danimarca al costo di 80,000 Euro. Una somma non troppo alta che fu raccolta in poco tempo. Alla fine, le quote richieste erano addirittura superiori a quelle disponibili; un risultato inaspettato per il Galles, una regione considerata relativamente povera.

All’inizio, non esistendo norme statali riguardanti le tariffe dell’energia proveniente da rinnovabili, l’energia prodotta veniva fornita direttamente a CAT, associato della cooperativa. Solamente quando il Governo stabilì una legislazione in merito si poté procedere alla vendita dell’energia alla rete, rendendo tutto molto più semplice. Tuttavia, dalle prime fasi della progettazione alla costruzione vera e propria della turbina, il percorso è stato realmente epico, come lo definisce uno degli organizzatori, Andy Rowland. 1

Intanto c’erano nuovi ostacoli amministrativi e legali da superare e i cui costi dovevano essere coperti. L’intero progetto fu sul punto di fallire quando, senza nessuna spiegazione, un grande imprenditore edile revocò il permesso di costruire un condotto sul suo terreno. Fortunatamente, il proprietario di un bosco intervenne rendendo possibile la creazione di un condotto alternativo.

Oggi, un terzo degli utili provenienti dalla vendita dell’energia prodotta va a un fondo energetico comunitario. Questo fondo copre le spese per le consulenze ai residenti in efficienza energetica e coibentazione termica delle abitazioni. 

Nel 2010, è stata installata una seconda turbina, più potente (500 kW), per supportare il programma di Ecodyfi che promuove il turismo sostenibile e progetti ecologici pionieristici.

1 Intervista a Andy Rowland

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, i precedenti li trovate qui

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