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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 2 e 3) La base sociale e la crisi del neoliberismo

Posted by giannigirotto su 25 gennaio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

2) La base sociale del cambiamento

Per maggioranza invisibile intendiamo oggi un (potenziale) gruppo sociale che non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti smorzando così la domanda di politiche redistributive che avrebbero l’effetto di rendere l’Italia più coesa ed efficiente. Ne fanno parte i disoccupati, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano nessun corso di istruzione o formazione, i pensionati meno abbienti, i migranti e i precari. Gli immigrati meritano una menzione particolare perché attualmente contribuiscono al benessere collettivo. infatti a livello economico e sociale l’immigrazione favorisce la crescita del Paese in almeno tre modi primo fornendo lavoratori che tengono a galla interi settori in difficoltà, secondo assorbendo buona parte della crescente richiesta di lavoro nei servizi di cura tipici di una società che invecchia rapidamente, terzo diffondendo la cultura d’impresa; infatti a fronte di una riduzione dei titolari italiani negli ultimi anni le aziende condotte da stranieri sono cresciute. I precari non sono nettamente individuabili, la Cgia di Mestre ne contava 4 milioni nel 2011, per la Cgil il loro numero nel 2012 supera i 4 milioni infine il Censis nel suo rapporto annuale del 2013 li calcolava in quasi 6 milioni. Sommando tutte le suddette categorie si arriva a 25 milioni di persone, di cui 20 hanno diritto di voto.

3) Le politiche neoliberiste: deregolamentazione e maggioranza invisibile

La crisi economica degli anni settanta costituì la base per il passaggio dalle politiche keynesiane espansive, basate sulla creazione di debito per sostenere la domanda interna, a politiche antiflazionistiche, fondate invece sul controllo della circolazione della moneta e su un minore intervento dello Stato.

E mentre il modello “Fordista”, basato sulla produzione e consumo di massa sempre crescenti, con relativa redistribuzione del reddito andava in crisi per il passaggio ad un’economia sempre più terziaria, i detentori di capitale anziché puntare su attività produttive in nuovi Paesi e mercati, hanno preferito utilizzare i propri capitali nel settore meramente finanziario, che offre maggiori opportunità di profitto, creando contestualmente una pressione sulle autorità politiche per una progressiva liberalizzazione di tali mercati, aprendo l’era appunto del capitalismo finanziario, sostenuta da una nuova classe politica appositamente individuata.

Questa classe politica ha iniziato con aumentare i tassi d’interesse, deregolamentato diversi settori, limitato l’intervento statale, tagliato la spesa al fine di ottenere la parità di bilancio, vendendo e privatizzando imprese e compagnie pubbliche, abbassando le tasse sul reddito e sulle proprietà, e riducendo il costo del lavoro flessibilizzando la manodopera.

A ciò si deve aggiungere che molti Stati hanno progressivamente reso indipendenti le loro banche centrali dal potere politico, di fatto affidandogli il compito di controllare l’inflazione.

Anche Istituti mondiali come il FMI ha contribuito notevolmente tramite i suoi programmi di aggiustamento strutturale, imposti ai Paesi in via di Sviluppo in cambio di prestiti, e consistente appunto nelle misure suddette.

La conferma dell’egemonia della finanza sulla politica è arrivata con la crisi del 2008, in cui la politica ha imposto il salvataggio delle banche con denaro pubblico, senza pretendere nessun cambiamento.

La recente crisi del neoliberismo ha portato il FMI a rivedere le sue posizioni, affermando che non si lenisce la crisi senza redistribuzione dei redditi. La crisi nasce dopo che i governi hanno invece scelto di ridurre il costo del lavoro e deregolamentato il mercato finanziario favorendo il massiccio indebitamento sia dei cittadini che delle banche, e tutti coloro che all’inizio avevano creduto alle promesse neoliberiste, inebetiti dalle maggiori possibilità di consumo poggiate sull’indebitamento, ora si ritrovano soli e non protetti da partiti e sindacati, e questo ci impone di trovare nuove forme di aggregazione in Italia (come il Movimento 5 Stelle, ndr) e in Europa.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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