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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 6) Esempio 5, l’isola Scozzese

Posted by giannigirotto su 28 gennaio 2015

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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.5.

Gigha: l’isola scozzese che ha municipalizzato la terra e il vento

La transizione energetica in Scozia ha tratto beneficio da una riforma agraria che ha invertito i rapporti storici sulla proprietà. Storicamente, la Scozia è percepita come uno degli esempi più significativi di enclosures of the commons1 cioè di recinzione delle terre comuni a favore dei proprietari terrieri avvenuta tra il 17° e il 19° secolo. Fino al 19° secolo, le grandi terre scozzesi venivano ancora mercificate e vendute.2 Molto frequentemente, gli abitanti ricevevano semplicemente un biglietto gratuito per un viaggio di sola andata in America ed erano sollecitati a lasciare immediatamente la terra dove vivevano. Rimanevano solamente i cosìdetti crofters, cioè i lavoratori affittuari delle proprietà chiamate appunto crofts, e i proprietari terrieri che normalmente vivevano distanti e che erano gli antenati degli odierni proprietari. Durante la seconda metà del secolo scorso, si sviluppò il movimento Home Rule (governo autonomo) che cercò di unificare l’uso della terra con la proprietà della terra stessa. Il più grande successo di questo movimento fu la legge sulle acquisizioni da parte della comunità, passata dal parlamento scozzese nel 2003 e che fu seguita da un’ulteriore riforma agraria. Queste resero obbligatorio l’utilizzo della terra da parte dei proprietari. Allo stesso tempo, a coloro che effettivamente vivevano sulla terra si concedeva un diritto di prelazione. Da allora i crofters sono divenuti proprietari delle terre grazie a fondi da loro stessi istituiti come forma di proprietà collettiva locale.

In questo contesto, l’energia eolica ha svolto qui ruolo molto importante perché ha svolto una funzione di finanziamento ed ha consentito il ricorso a prestiti bancari che dovevano ovviamente essere ripagati. Anche la nuova vita della comunità aveva bisogno di finanziamenti. E perciò, frequentemente lo sviluppo di parchi eolici è stato utilizzato sia come puro investimento di capitali sia per utilizzo diretto da parte della comunità. 3

Al fine di promuovere il finanziamento democratico di progetti di carattere collettivo e comunitario, la Scozia ha istituito la Community Energy Scotland (CES) un’Agenzia statale per la pianificazione che offre consulenza e supporto alle comunità e ai residenti ma soprattutto fornisce prestiti a condizioni favorevoli, rendendo più semplice reperire i fondi necessari. Solo nel 2012, l’agenzia ha sostenuto 302 progetti. Questa forma mista – che combina un’agenzia statale centrale, prestiti governativi e partecipazioni municipali – si basa sul concetto di socializzazione della terra, senza il quale, tale processo, così come la realizzazione di parchi eolici di proprietà collettiva, non sarebbero di fatto stati possibili.

In Scozia, la struttura politica è molto più favorevole alla transizione energetica rispetto ad altre zone del Regno Unito. Il governo scozzese gode infatti di una parziale sovranità in tema di politica energetica, sovranità che utilizza appunto per agevolare tale transizione. Nel 2011 ha addirittura superato del 4% il suo obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili che era del 31%. 4 Un errore di calcolo poco comune. Grazie a questo incoraggiante successo, la Scozia punta a produrre il 100% della propria energia grazie alle rinnovabili entro il 2020. Ma prima di allora ci sarà il referendum sull’indipendenza dal Regno Unito. Dato che il concetto della transizione energetica è legato anche alla questione dell’indipendenza, il referendum avrà un impatto sulle politiche energetiche future. E’ facile comprendere come il dibattito sull’autonomia energetica passi quindi per la discussione appassionata sull’autonimia nazionale. 5

Andrew Cumbers, come altri, sostengono che l’indipendenza della Scozia potrebbe invertire gli errori che caratterizzano la politica energetica della nazione, primo fra tutti quello delle privatizzazioni. La nazionalizzazione della rete, come in Norvegia, la diffusione di aziende comunali di fornitura energetica come quelle presenti in Germania (Stadtwerke) e progetti di proprietà comunitaria potrebbero creare un settore energetico del 21° secolo basato al 100% sulle rinnovabili. 6 Un buon esempio di democrazia energetica sostenuta dal pubblico è rappresentato dal caso dell’isola di Gigha, situata sulla costa occidentale della Scozia. Nel 2002, i 98 abitanti hanno acquistato l’isola, istituendo il Gigha Heritage Trust un fondo fiduciario di proprietà collettiva. Due organizzazioni scozzesi, la Highlands and Islands Enterprise e la Scottish Land Fund, hanno finanziato l’acquisizione. Parte del costo di acquisto, un milione di sterline, saranno ripagate dal nuovo proprietario dell’isola, cioè il fondo stesso.7 Per finanziare l’operazione, l’isola ha inaugurato quello che all’epoca era il primo parco eolico scozzese a proprietà pubblica e nel Dicembre 2004 ha allacciato alla rete tre piccole turbine eoliche da 225 kW. 8 Gli utili vanno al fondo fiduciario per ripagare i prestiti ricevuti per l’acquisto della terra e per pagare le ristrutturazioni degli edifici dell’isola.

Per molto tempo, Gigha è stata il fanalino di coda delle statistiche nazionali riguardanti le condizioni di vita. La maggior parte delle case rientravano nella categoria “al di sotto degli standard tollerabili”. Anche se oggi molte abitazioni sono state ristrutturate, 13 hanno ancora necessità di interventi. Per finanziare questa operazione un’altra turbina, la quarta, verrà installata in linea con il progetto esistente. Ma la rete elettrica attuale, che come la maggior parte delle infrastrutture dell’isola risale agli anni ’50, raggiungerà il suo limite con questo nuovo impianto. 9 Tuttavia, l’Heritage Trust è ottimista nel credere che con il nuovo impianto si riusciranno a reperire le risorse necessarie. 10

L’impatto positivo della municipalizzazione della terra e dell’energia è visibile anche dal punto di vista demografico; tra il 2002 e il 2013, il numero dei residenti è quasi raddoppiato. 11

1 Linebaugh, Peter: The Magna Charta Manifesto. Liberty and Commons for All, Berkeley 2009; Marx, Karl: Das Kapital. Erster Band, in: Marx, Karl/Engels, Friedrich: Werke (MEW), vol. 23, Berlin 1975.

2 Il termine mercificato’ si riferisce in questo contesto al ben conosciuto concetto di Marx.

3 Nello specifico, sulle acquisizioni della terra e sul tema dell’eolico in Scozia, vedasi Murphy, Joseph: At the edge: community ownership, climate change and energy in Scotland, JRF briefing paper, 11/2010: http://www.jrf.org.uk/sites/files/jrf/community-ownership-scotland.pdf.

4 Vedasi comunicato stampa del 31 Settembre 2013: Più energia pulita “essenziale per la Scozia”; http://www.scotland.gov.uk/News/Releases/2012/10/Renewables30102012.

5 Commento di Angela Pohlman, ricercatrice in Scienze Sociali che ha studiato il caso scozzese sulla trasnsizione energetica.

6 Cumbers, Andrew/Danson, Mike/Whittam, Geoff/Morgan, Gordon/Callaghan, George: Repossessing the Future. A Common Weal Strategy for Community and Democratic Ownership of Scotland’s Energy Resources, Glasgow 2013, p. 27.

7 Informazioni del fondo Gigha Heritage Trust, vedasi: http://www.gigha.org.uk.

8 Vedere: http://www.renewables-map.co.uk, http://www.energysavingtrust.org.uk e http://www.cse.org.uk. Questi sono i progetti della lotteria nazionale a favore delle comunità sostenibili chiamati Fresh Futures, gestiti da Forward Scotland; a questi si aggiungono i progetti della Scottish Community e la Householder Renewables Initiative (iniziative per le rinnovabili) gestiti dalla Highlands and Islands Enterprise, così come i prestiti bancari e le azioni per i piccoli azionisti. Inoltre, 148.000 sterline provengono dal Social Investiment Scotland e 120.000 sterline da azioni in possesso della Highlands and Islands Enterprise e del fondo Gigha Heritage Trust. Per un totale di 440.000 sterline. Vedasi: www.gigha.org.uk/ windmills/TheStoryoftheWindmills.php.

10 In Germania, gli operatori dei parchi eolici sono in grado di coprire da soli i costi elevati di installazione delle linee elettriche.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, i precedenti li trovate qui

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