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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 1) La sostenibilità è possibile?

Posted by giannigirotto su 1 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 1) La sostenibilità è possibile?

Per gestire correttamente il volo di un aeroplano le moderne cabine di pilotaggio sono dotate di una vasta gamma di strumenti e quadranti per aiutare il pilota nel suo compito.
È drammatico quindi che i decisori economici mondiali non si avvalgono di analoghi strumenti per pianificare il corso dell’economia mondiale negli ultimi decenni.

Infatti si è dimostrato un eccessivo interesse per il prodotto interno lordo Pil come indicatore dell’andamento economico nazionale questo equivale a pilotare un aereo servendosi del solo altimetro che mostra le variazioni di altitudine senza però fornire dati sulla direzione o sulla quantità di carburante disponibile.

Un tale interesse per la produzione economica monetizzata non riesce infatti a riflettere il crescente degrado delle risorse naturali, il lavoro inestimabile ma non retribuito di assistenti e volontari, e le sperequazioni del reddito che conducono molti individui in tutte le società alla povertà e all’esclusione sociale.

Il dominio del PIL ha abbondantemente superato la sua legittimità. E’ necessario impiegare una strumentazione più adeguata che ci permetta di navigare nel ventunesimo secolo in direzione dell’equità e della sostenibilità. Fortunatamente si stanno mettendo a punto indicatori più adeguati ma alla politica il compito di adottarli.
Un paio di dati per partire: l’aspettativa di vita a livello globale è andata aumentando da una media di 47 anni nel periodo 1950 55 a 69 anni nel periodo 2005-2010 è la popolazione globale è prevista arrivare a quasi 10 miliardi di persone per il 2050.

Il termine sostenibilità e di moda da alcuni anni ma in molti casi è solo un operazione di facciata di marketing da parte di molte aziende per essere più accattivanti nei confronti del grande pubblico. La sostenibilità infatti è costituita da molti elementi che devono essere sempre tenuti in connessione tra loro e già questo costituisce una notevole sfida alla nostra mentalità abituata a pensare seguendo logiche lineari di causa ed effetto e i nostri conseguenti comportamenti. Volendo comunque semplificare il concetto in una semplice definizione possiamo affermare che: la sostenibilità significa imparare a vivere in una prosperità equa e condivisa con tutti gli altri esseri umani entro i limiti fisici e biologici dell’unico pianeta che abitiamo.
La prima iniziativa di studio del pianeta si svolge nel 1972 a Stoccolma con la prima conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano in cui vengono messe a confronto i problemi veri problemi dei paesi del nord del mondo, industrializzati, con quelli del Sud poveri e desiderosi di crescere. Nello stesso anno viene redatto un rapporto da parte di un gruppo di giovani studiosi del Massachusetts Institute of Technology intitolato “I limiti della crescita” che diventerà una prima pietra miliare sul tema dell’ambiente. Questo rapporto ha tra gli altri il merito di essere stato il primo ad aver attaccato seriamente è scientificamente il mito della crescita indefinita che allora era egemone nelle culture della nostra società.
Alcuni anni dopo nel 1977 l’allora presidente Usa Jimmy Carter commissiona al Dipartimento di Stato e al Consiglio per la qualità dell’ambiente un autorevole rapporto al quale contribuirono centinaia tra i migliori specialisti in tutti i campi delle ricerche ambientali. Questo rapporto confermava grandemente le preoccupazioni espresse nel rapporto del 1972. I tre punti essenziali che venivano portati alla luce erano:

– l’impiego di molte risorse essenziali e la produzione di molti tipi di inquinanti hanno già superato i tassi fisicamente sostenibile

– il declino non è inevitabile se si effettuano gli opportuni cambiamenti di politica e nei modi di agire che perpetuano la crescita della popolazione e dei consumi materiali.

– una società sostenibile è possibile dal punto di vista tecnico ed economico.

Col passare degli anni è emerso in maniera sempre più chiara che le emissioni di gas che incrementano l’effetto serra naturale e modificano le composizioni chimiche dell’atmosfera costituiscono uno dei maggiori pericoli per l’umanità così come l’attuale tasso di estinzione della biodiversità diversità non ha precedenti e amplifica gli effetti dannosi dell’inquinamento. È assolutamente necessario istituire delle tasse ecologiche ed eliminare rapidamente tutti i sussidi perversi forniti dai governi alle attività inquinanti o altrimenti dannose per l’ambiente e il nostro futuro.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, e li trovate qua.

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