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Enrico Mattei – Politiche industriali

Posted by giannigirotto su 4 febbraio 2015

Giallo Mattei fotoHo terminato da poco di leggere un libro che racconta le vicende principali della vita di Enrico Mattei, il notissimo industriale/politico famoso soprattutto per avere creato l’Eni ed aver turbato l’egemonia delle cosidette “sette sorelle” del petrolio, andando a negoziare direttamente con i Paesi produttori, trattandoli non come “mucche da mungere” ma bensì come partner a cui dare massima dignità e possibilità di sviluppo autoctono.

Enrico Mattei aveva una visione di sviluppo industriale certamente di lungo periodo. Aveva capito cioè che l’Italia era molto arretrata per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse energetiche nonché nella petrolchimica industriale, due settori entrambi strategici per qualsiasi nazione che a quei tempi volesse avere uno sviluppo rilevante.

Mattei si mosse naturalmente in base alle conoscenze scientifiche dell’epoca e quindi credo che a lui vada solo un plauso per quanto riuscì a fare per l’Italia.

Ma da allora le conoscenze scientifiche e le condizioni generali sono cambiate moltissimo eppure constatiamo che la nostre politiche industriali nonché energetiche sembra ancor decisamente ferme a 50 anni fa.

Ma mentre cinquant’anni fa nessuno sapeva quanto deleterie per l’ambiente fossero le produzioni di elementi sintetici derivati soprattutto dal petrolio e la produzione di energia ugualmente da fonte fossile, oggi invece queste informazioni sono totalmente conosciute sia dagli scienziati sia dai normali cittadini.

In buona sostanza abbiamo creato e continuiamo a produrre ogni anno migliaia di tonnellate di elementi sintetici quali plastiche lacche colle diluenti vernici solventi oli  eccetera eccetera che molto semplicemente non sono biodegradabili ed altrettanto semplicemente per molti di essi è accertata la loro elevata tossicità e per molti altri semplicemente ben poco sappiamo.

Infatti solo da pochi anni è diventata legge nella Comunità Europea il fatto che la produzione di nuove sostanze sintetiche deve prima passare per un esame con il quale la società produttrice deve dimostrare che tale elemento non è pericoloso; ma sino a pochi anni fa e quindi per circa 60 anni sono stati prodotti circa 50.000 nuovi elementi sintetici senza assolutamente verificare quale impatto avessero con l’ambiente. Salvo accorgecene un pò alla volta.

Generalmente l’umanità, per motivi psicologici, tende a dimenticare, a rimuovere, le tragedie o i grandi errori, e quindi nulla abbiamo imparato dalle centinaia di disgrazie come quelle di Seveso o come la produzione dell’amianto, o più banalmente i migliaia di tumori che tragicamente ci colpiscono, mentre il DDT (il noto insetticida), dopo aver scoperto essere tossico, abbiamo vietato di venderlo un po’ dappertutto, tranne che in Africa…

Ugualmente con tutte le evidenze scientifiche che ora abbiamo com’è possibile che si continui a produrre energia da fonte fossile sapendo bene quanti danni diretti vengano creati con le emissioni in atmosfera di polveri sottili e inquinanti di vario tipo e danni indiretti cioè a lungo termine con l’immissione sempre in atmosfera di enormi quantità di anidride carbonica che come tutti sappiamo genera l’effetto serra che sta riscaldando il pianeta e modificando il clima in maniera che porterà a devastanti conseguenze sociali ed economiche già ampiamente calcolate e previste?

È necessario pertanto che un nuovo Mattei indichi alla nazione qual’è la nuova politica industriale da perseguire perché quella vecchia poteva andar bene 50 anni fa ma è totalmente deleteria oggi.

In realtà però questo nuovo Mattei ha già parlato diverse volte nel senso che già molte persone, di varia provenienza e professionalità, hanno indicato la strada da seguire.
Ma mentre Enrico Mattei allora fu ucciso perchè metteva in pericolo gli enormi guadagni di pochi oligopoli, oggi gli stessi oligopoli hanno capito che non possono più permettersi l’omicidio di nessuno (semplicemente perché paradossalmente renderebbero ancora più note le sue idee) ma è molto più semplice procedere con un’opera di disinformazione da un lato e di discredito dall’altro dei soggetti che per l’appunto illustrano una nuova e corretta (per tutti) strategia industriale.

Ed è un grosso peccato perché questa nuova strategia industriale prevede una totale riconversione delle modalità di produrre e delle componenti con cui produrre e questo postula la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro.

Mobili e arredamenti costruiti senza utilizzare nessuna componente sintetica, autovetture ugualmente che non utilizzino componenti sintetiche e alimentate da idrogeno oppure corrente elettrica, case ed edifici costruiti in maniera efficiente e con materiali naturali, vestiti, vernici, colle, lacche, plastiche ugualmente contenenti solo componenti naturali sono solo alcuni tra i primi esempi che rendono l’idea di quale sforzo di riconversione e quindi creazione di nuovi posti di lavoro potrebbe essere raggiunta.

Qualcuno potrebbe obiettare che non ci sarebbe mercato per questi prodotti perché sarebbero troppo costosi ma la storia ha già dimostrato ampiamente che per esempio per i prodotti “bio” c’è già un enorme mercato e anche per i prodotti tecnologici maggiormente compatibili con l’ambiente.

Certamente questi prodotti all’inizio vengono acquistati dalle classi più abbienti, ma man mano che i volumi di vendita crescono i prezzi, per via dello sviluppo e della messa a punto industriale dovuta agli ordini crescenti, appunto calano e quindi la fascia di popolazione che se li può permettere diventa sempre più consistente innescando un circolo virtuoso di aumento di produzione e vendita.

E il paese che per primo sviluppasse le migliori soluzioni e i migliori prodotti di questa nuova tipologia sarebbe quello che poi potrebbe venderli in tutto il mondo.

Forse mi sbaglio, ma in tal caso vorrei che qualcuno mi illuminasse sul perchè. Sino ad allora, umilmente, crederò che oggi Mattei questo direbbe, speriamo che la politica ascolti.

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