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Indispensabili – L’Italia può farcela – Introduzione

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte, in modo da “sentire entrambe le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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INTRODUZIONE

L’austerità non serve a rimettere in sesto le nostre finanze pubbliche ma a spremere risorse per ripagare i creditori esteri, a costo di soffocare il Paese.

Ognuno di noi è in conflitto d’interesse con qualcosa, ognuno di noi ha degli interessi che sono diversi da quelli degli altri, ed esistono una serie di “classi” di persone che hanno interessi non propriamente convergenti nell’immediato (tipico esempio di un imprenditore che vuole avere un costo del lavoro il più basso possibile). Ma quelli che sono comportamenti “razionali” per un singolo individuo o una singola “categoria sociale”, se non opportunamente limitati e guidati, diventano disastrosi per la collettività, e si chiamano “fallimenti di mercato”.

L’esempio macroscopico è la Germania, che abbassando del 6% in quattro anni il livello dei suoi salari, ha sì reso i suoi prodotti più conveniente, ma ha anche costretto il resto d’Europa a fare altrettanto per reggere la concorrenza. Risultato il crollo della domanda in tutta l’eurozona, che sta alimentando il circuito vizioso del collasso in cui ci troviamo.

L’inflazione non è necessariamente un male; se i prezzi scendono o semplicemente non salgono abbastanza, gli acquisti vengono rinviati (in attesa di ulteriori ribassi o di un adeguamento dei propri redditi) e l’economia si blocca.

La Germania è il pensionato d’europa. E’ un Paese che affronta una crisi demografica, con una popolazione in rapido invecchiamento, con un sistema pensionistico, come certifica la Commissione Europea, meno sostenibile del nostro, e che vanta cospicui crediti verso il resto d’europa. Quindi come qualsiasi altro creditore il suo interesse e per una deflazione dei prezzi, non per l’inflazione.

Nei Paesi emergenti la crisi è iniziata quando si sono agganciati ad una moneta forte, mentre la crescita è tornata quando se ne sono sganciati, come certifica persino il Fmi. Lo stesso Fmi indica come medicina più efficace lo ristabilire la flessibilità dei cambi fra le valute nazionali.

Ora la condizione necessaria, ma attenzione non sufficiente, per uscire dalla crisi è lo smantellamento dell’euro, e la definizione di un patto sociale sostenibile, che non neghi il legittimo contrasto di interessi ma anzi lo espliciti e ponga le basi per risolverlo.

Ovviamente va sfatato il falso mito, sposato da chi vuole mantenere lo status quo attuale, che “gli italiani non siano in grado di governarsi da soli”. Infine, gravissima è la responsabilità dei massmedia nel perorare le cause dei potenti facendosi loro lacchè, ed altrettanto dicasi del silenzio colpevole degli intellettuali.

Cosa dire poi dall’avere, i sistema mondiali, imposto ad intere grandi economia, come appunto l’eurozona, una rigidità estrema nel mercato dei cambi, appunto con la moneta unica, mentre i grandi mercati finanziari speculativi sono assolutamente non regolamentati a sufficienza, insomma possono effettuare milioni di speculazioni senza pagare nessun scotto?

Dobbiamo eseguire ora ciò che la logica economica e la nostra Costituzione democratica ci indicano: riportare nel perimetro del processo democratico l’esercizio della politica economica, restituendo al governo italiano la politica valutaria, monetaria, fiscale.

La proposta è passare dall’Europa del fiscal compact a quella dell’”external compact”, cioè a un sistema di regole e istituzioni che riprendano il percorso di integrazione partendo dall’economia reale, dal mercato del lavoro, dalla distribuzione del reddito e conservendo, finchè necessaria, la flessibilità di cambio.

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi…

 

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