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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 6) La piccola città della Sassonia

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2015

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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.6.

Zschadrass, vento e sole:

così una piccola città della Sassonia si libera dall’indebitamento

In un contesto generale apparentemente ricco come quello della Germania, molte piccole città, villaggi, o centri rurali sono alla bancarotta. Il percorso che porta all’insolvenza segue di norma le seguenti fasi. Nel corso di un periodo che va dai dieci anni al ventennio, un Comune accumula debiti dato che le entrate risultano costantemente insufficienti. Per reperire risorse il comune deve quindi vendere asset e istituire partenariati pubblico-privati o cosiddetti leasing transfrontalieri. E di solito cose come il trasporto pubblico, le opere idriche e fognarie, sfuggono al controllo democratico. Dopo soli pochi anni, queste entrate extra sono scomparse, dissolte come neve al sole, mentre i costi di gestione per le infrastrutture affittate continuano a salire. Alla fine, l’ente revisore dei conti a livello locale impone il congelamento della spesa: il Comune può ora acquistare soltanto quanto considerato strettamente necessario, non un euro di più. In quest’ottica fortemente neo-liberale spesso accade che biblioteche, piscine o asili diventino lussi superflui. Il paradosso è che la situazione si trasforma in un circolo vizioso perché la comunità perde qualsiasi possibilità di aprire nuove fonti di reddito come la gestione di parchi eolici o solari. Una situazione finanziaria simile si registra a Colditz, altra città della Sassonia.1 Per il comune di Zschadrass, la situazione è doppiamente grave perché la comunità non può finanziare il suo stesso asilo, mentre qualsiasi nuova fonte di reddito è automaticamente destinata a coprire il debito regionale.

Nel 2014, alcuni politici locali hanno creato una fondazione eco-sociale che ha lo scopo di fornire supporto finanziario alle istituzioni pubbliche. La fondazione a sua volta ha istituito una società municipalizzata, la Kommunale Wind GmbH & Co.KG, di cui è titolare per il 50%. Questa società gestisce vari parchi solari oltre ad un impianto di riscaldamento a legna e nel 2009 ha costruito a Zschadrass un grande impianto eolico a 2.3 MW. Questo è gestito da una piccola associazione, la

Ländliches Leben e.V., che con gli utili finanzia nuovi parchi solari e destina parte dei ricavi al finanziamento diretto di progetti sociali all’interno della comunità. I cittadini politicamente attivi sono tutti membri del comitato consultivo o direttivo della fondazione stessa. Le autorità comunali ad esempio hanno aiutato la fondazione ad individuare aree e tetti di edifici che potevano essere utilizzati per gli impianti, mentre la fondazione dona denaro direttamente alle associazioni sportive locali, alla scuola e all’asilo. Anche i pasti per i bambini delle famiglie meno abbienti sono pagati dalla fondazione e l’asilo riceve 70,00 Euro in più al mese per ogni bambino. Quando l’investimento per l’impianto eolico sarà completamente ripagato, gli utili per intero potranno coprire i costi dell’asilo che diventerà gratuito.2 Il costo dell’impianto, la somma relativamente alta di 3,5 milioni di Euro, non è stato un problema dice il sindaco Matthias Schmiedel dato che in gran parte può essere finanziato da un prestito e visto che le banche offrono buone condizioni ai progetti che riguardano le rinnovabili. La fondazione ha dovuto reperire solamente 650,000 Euro. 3

Ma come poteva un Comune praticamente in bancarotta trovare una somma simile? I dettagli non sono stati rivelati ma si dice che un ricco signore di Francoforte sarebbe intervenuto con una generosa donazione. Adesso che la fondazione ha stabilito un modello efficiente e solvibile di business, Matthias Schmiedel pensa di utilizzare il capitale per finanziare altri progetti in altri comuni. La fondazione potrebbe donare il capitale di base necessario per impianti eolici e fotovoltaici consentendo così di reperire un prestito presso una banca per finanziare il resto. Gli impianti verrebbero a loro volta gestiti da una associazione o da una fondazione e una parte degli utili potrebbero essere utilizzati per finanziare direttamente istituzioni sociali senza dover passare per le casse comunali, già indebitate. Potrebbe sembrare complicato e non convenzionale. Ma di fronte alla lunga serie di Comuni sovraindebitati questo modello offre una via d’uscita che al momento non ha alternative.

Un bilancio basato ad esempio sugli utili di un impianto eolico fornisce un sostegno finanziario per i servizi pubblici e aiuta a eludere le restrizioni derivanti da un congelamento del bilancio. Resta da vedere se questo può diventare un modello che va oltre i confini di Zschadrass.

1 Intervista a Matthias Schmiedel, sindaco di Zschadrass, 30.4.2013.

2 Ibid.

3 Ibid.

 

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, i precedenti li trovate qui

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