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Indispensabili – L’Italia può farcela – Prologo

Posted by giannigirotto su 19 febbraio 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte o comunque diverse, in modo da “sentire tutte le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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PROLOGO: L’Italia non può farcela

Per gli economisti un’economia è in recesso quando il suo Pil diminuisce per due trimestri consecutivi. Ora (febbraio 2015), l’Italia è intrappolata in una serie consecutiva di ben dodici diminuzioni successive del Pil, iniziata nel 2011, interrotta fugacemente da un piccolissimo rialzo subito rientrato. Una cosa mai vista, una recessione che sta durando il doppio delle precedente peggiore recessione. Solo nel pieno della 2° guerra mondiale abbiamo fatto peggio.

Negli ultimi 30 anni la diseguaglianza è aumentata progressivamente, e questo sta danneggiando un’ordinata crescita dell’economia.

Nella stessa situazione sono Spagna, Grecia… Paesi in cui in alcuni casi la produttività (prodotto fratto occupati) è aumentata non tanto perchè aumentava il rendimento dei lavoraori, la tecnologia impiegata, ma perchè diminuiva il numero dei lavoratori e il prodotto non calava solo perchè i rimasti fanno molti straordinari e turni massacranti pur di non perdere il lavoro.

La persistenza di questa stagnazione ci consente di affermare che siamo di fronte ad una catastrofe epocale, nella quale la grande finanza internazionale ha precise e gravissime responsabilità, secondo le parole stesse del Vicepresidente della BCE: “…nei Paesi il cui debito pubblico è oggi sotto attacco, durante i primi anni della moneta unica non c’è stato alcun incremento uniforme dei livelli complessivi di debito… la rapida crescita del debito pubblico viceversa è cominciata solo dopo la crisi finanziaria…le banche europee e i mercati finanziari, nel gestire il rischio di credito, non si sono comportati secondo la teoria.”

Le banche hanno agito molto imprudentemente sia perchè sapevano essere too big to fail, e sarebbero state salvate da mamma Stato, sia perchè ognuna sperava che “il cerino rimanesse acceso nella mano degli altri”, visto che nessuno sapeva in quale istante preciso sarebbe scoppiato il bubbone.

Per aiutare le banche la politica di Monti, come ha lui stesso confessato alla Cnn, è stata quella di aver scientificamente “distrutto la domanda” appunto a esclusivo beneficio dei creditori esteri.

Ora mentre questa cosa viene confermata e riportata placidamente dai media del nordEuropa, i nostri media generalmente la negano. Cosa dicono i nostri massmedia, che, in maggioranza, sono espressione di forze sociali che vogliono prendere la crisi a pretesto per un attacco al ruolo dello Stato nell’economia: per tagliare istruzione, sanità, previdenza ecc…

I nostri massmedia danno adosso al proprio Paese e ai suoi cittadini, e si attaccano ad una serie di motivi che, presi per sé stessi sono certamente totalmente deprecabili, ma NON sono la causa della crisi; a cosa mi riferisco?

i costi della politica: sono certamente alti (comunque nella media europea), ma lo erano anche prima del 2008, e sono comunque cifre “modeste” se paragonate con gli 4200 miliardi spesi solo tra il 2008 e il 2010 per sostenere le Banche del Nord (Regno Unito e Germania in testa)

corruzione: esisteva tale quale prima della crisi… certò è deprecabilissima e da combattere, ma esisteva anche prima della crisi… e poi il suo calcolo, essendo che essa si estrinseca in atti generalmente occulti, è di difficilissima quantificazione, infatti si parla di corruzione “percepita”… e che strano uno dei più grandi scandali mai resi pubblici è quelli della Siemens nella “splendida” Germania…

evasione fiscale: idem c.s. Ribadiamo che gli sprechi e le evasioni vanno combattute, ma il livello elevato di spesa pubblica e quindi di tassazione in Italia si spiega in buona parte con due motivi: Primo quella di essersi affidati, per il finanziamento della spesa pubblica, unicamente ai mercati finanziari privati. Secondo quella di aver salvato le banche private coi soldi dei contribuenti.

L’adesione all’Uem con il Trattato di Maastricht sancisce la scelta effettuata nel 1981 con il cosidetto “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia; quella di non ricorrere più al finanziamento monetario del deficit pubblico, cioè come si dice impropriamente, di non far più svolgere alla banca centrale il ruolo di “prestatore di ultima istanza” nei riguardi dei governi. Questa scelta si inseriva in una corrente storica più ampia: quella della liberalizzazione dei mercati finanziari nel quadro del processo di globalizzazione.

Insomma il debito pubblico italiano si è alzato anche perchè abbiamo versato sinora (dal 2008 al 2014) 60 miliardi di euro per salvare altri Paesi. Ma attenzione cosa significa “salvare altri Paesi”? Significa salvare le loro banche! Come confermato sempre dal vicepresidente della BCE, ovviamente sempre con linguaggio tecnico/burocratico: “La situazione dei conti pubblici si è deteriorata anche a causa di pericolosi effetti di retroazione fra sistema bancario e debito pubblico, emersi dopo l’inizio della crisi”.

Il problema quindi è che siamo di fronte ad un blocco di potere politico-mediatico che invece di combattere seriamente l’evasione fiscale cominciando laddove si annida (le grandi banche) si limita ad indicarla come causa della crisi, allo scopo di promuovere l’odio sociale fra poveri, proseguendo nella sua sagace opera di divide et impera.

Attrattività capitali esteri: dal punto di vista del Paese che li importa, i capitali “affluiti” a qualsiasi titolo, cioè sia come investimenti di portafoglio che come investimenti diretti, sono un debito che andrà prima o poi remunerato. Inoltre, mentre per un paese in via di sviluppo l’afflusso di capitali è cruciale, per ovviare alle imperfezioni del mercato finanziario locale e per acquisire know-how, in un paese sviluppato come l’Italia, l’afflusso di capitali si sta rivelando un colossare trasferimento all’estero del nostro know-how e delle nostre immobilizzazioni, prima tra tutte il marchio “made in Italy”. E siccome l’investitore vuole COMUNQUE riportare a casa il capitale investito più dei profitti, se il Paese non cresce, o meglio nel suo caso l’azienda in cui ha investito non rende, ecco che partono le misure di abbassamento del costo del lavoro, ed ecco che i profitti tornano.

Le politiche di austerità, che hanno distrutto anche la domanda interna, dopo che la stretta creditizia e il cambio sopravvalutato avevano già messo in ginocchio le aziende, sono dirette responsabili dell’aumento di cessioni all’estero.

Abbreviare i tempi della giustizia: premesso che sono lunghi da sempre, anche da prima della crisi, attenzione che la magistratura non fa altro che applicare la legge. Ed è la politica che fa le leggi e l’unica che le può modificare.

Flessibilizzare il mercato del lavoro: ovviamente quando le cose vanno male si parla solo della “flessibilità” in uscita, cioè la liberta di licenziare. Ma quando l’economia va male, non è una priorità per le imprese liberarsi dei propri lavoratori, la priorità è tornare a vendere. In questo senso sarebbe quindi molto più utile che il Governo accelerasse il pagamento dei debiti della PA verso le imprese private. E poi ricordiamo che dopo le riforme Treu, Biagi, Giovannini iniziate negli anni ’90, il nostro mercato del lavoro era già più flessibile di quello tedesco e francese. La Spagna ce l’ha più flesssibile vero, ma si può dire stia meglio degli altri? Infine, il basso costo del lavoro ha agito da disincentivo per le imprese ad accrescere l’efficienza.

Autodenigrazione: Il vizio italico di autodenigrarci quanto è reale e quanto invece provocato ad arte da èlite disposte a tutto pur di consolidare il proprio potere? Potere a cui fa paura una cosa sopra ogni altra: che gli italiani ricomincino a credere in sé stessi…

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi, mentre i precedenti li trovate qui

 

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