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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 3) DEFINIRE UNO SPAZIO EQUO E SICURO PER L’UMANITA’

Posted by giannigirotto su 26 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 3) Definire uno spazio equo e sicuro per l’umanità

Il PIL non è un indice di misurazione corretto della situazione. Ma altrettanto un sistema di valutazione incentrato SOLO sulla sostenibilità ambientale non rifletterebbe le implicazioni sociali e trascurerebbe l’equità nel perseguiemento della stessa.

Vanno considerati 11 priorità sociali:

– privazioni di cibo, acqua, assistenza sanitaria, reddito, istruzione, energia, posti di lavoro, diritto di espressione, parità di genere, equità sociale e resilienza allo shock.

Da sottolineare che l’eradicazione della povertà per tutti i 7 miliardi di attuali viventi non comporta assolutamente un automatico superamento dei limiti dei fattori dei confini planetari esposti nel cap. precedente.

Anzi, per togliere dalla fascia di povertà il 21% della popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno occorre solo lo 0,2% del reddito globale.

Solo l’11% della popolazione mondiale genera circa la metà delle emissioni globali di CO2.

In sintesi per trovare un indicatore corretto occorrono quattro fattori:

1) Contabilizzare non solo ciò che si vende ma anche quanto viene offerto gratuitamente (principalmente da genitori, dai volontari e dalla natura).

2) Prestare attenzione non solo al flusso di beni e servizi ma anche al monitoraggio delle materie prime che ne stanno alla base (è la proposta delle IWI – Inclusive Wealth Index – che valuta i cambiamenti dei capitali sociali naturali, umani e industriali)

3) Prestare attenzione non solo agli aggregati e alle medie, ma anche ai monitoraggi della distribuzione, in quanto è l’effettiva distribuzione dei redditi, della ricchezza e della produzione all’interno di una società che determina il livello di inclusività dello sviluppo

Infine, per creare un miglior quadro di strumenti di valutazione del progresso socioeconomico occorre anche passare dagli indicatori monetari a quelli sociali e naturali. Non tutto ciò che conta può e deve essere monetizzato. Nelle valutazioni politiche deve essere data più visibilità e importanza a “indicatori sociali” quali il numero di ore di assistenza non retribuita offerta dai cittadini e a “indicatori naturali” quali i calcoli dell’impronta pro capite di carbonio, acqua, azoto e suolo.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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