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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 6) Il requiem della sinistra?

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

6) Il requiem della sinistra?

Partiti e sindacati di sinistra, per una lunga serie di circostanze e opportunità politiche, non sono più capaci di difendere i bisogni dei più deboli.

In Inghilterra contro la disoccupazione hanno promosso delle politiche basate sulla capacità (e responsabilità) dell’individuo di migliorarsi per diventare nuovamente appetibile sul mercato. Il lavoratore riceve un sussidio condizionato ad un processo di formazione, all’attiva ricerca di un impiego e spesso all’obbligo di accettare qualunque mansione gli venga proposta. Ma questo postula il fatto che si tratti un problema personale anziché collettivo. Ma se esistono congiunture economiche negative e aree particolarmente colpite dalla disoccupazione, sostenere quanto sopra ci allontana dalla soluzione.

Insomma mentre le strategie del vecchio partito laburista britannico puntavano a ridurre il profitto attraverso programmi di redistribuzione della ricchezza, la terza via si propone di massimizzare l’efficienza economica dei sistemi produttivi lasciando che il mercato si autoregoli.

Come spiegato nel capitolo precedente, il processo d’integrazione europea ha innescato meccanismi di austerià competitiva tra i Paesi europei, tali da spingere i sindacati nazionali a sviluppare forme di neocorporativismo attraverso i patti sociali. Il fenomeno ha preso corpo nella cosidetta concertazione, che si basava sull’aprire tavoli tra datori di lavoro, governo e sindacati al fine di raggiungere accordi per incrementare la produttività e ridurre i costi del lavoro a livello nazionale. Ma questo ovviamente costringeva gli altri Stati a seguire a ruota.

Quindi questo circolo vizioso può essere superato solo attraverso uno spostamento dell’attività di rivendicazione e coordinamento dal livello nazionale a quello europeo.

Parallelamente la politica neoliberalista, che ha nelle privatizzazioni e nell’indipendenza delle banche centrali due capisaldi, prosegue. La competenza sul tasso di sconto viene ceduta da un Ente Pubblico, cioè il Ministero del Tesoro, ad un Istituto sostanzialmente privato, cioè la Banca d’Italia.

Per quanto riguarda le pensioni, viene ridotta la spesa, si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, si alza l’età minima e si introducono schemi privati. Questo, ad oggi, comporta che vi siano 2 milioni di fortunati che percepiscono molto di più di quello che hanno versato, contro gli 11 milioni che percepiscono 500 euro/mese, e per chi ha iniziato a lavorare dopo il ’96, pensioni da fame.

In campo lavorativo le riforme Treu, Bossi-Fini e Biagi acuiscono la flessibilizzazione. Tutto questo in una cornice Costituzionale che afferma chiaramente che il contratto a tempo indeterminato è la regola, mentre quello a tempo determinato l’eccezione, che va giustificata di volta in volta. Ugualmente è stata drasticamente ridotta la capacità dei Paesi di investire a debito per assorbire gli shock economici, e quindi è rimasta solo la leva dell’abbassamento dei costi di produzione. In sintesi, a livello italiano ed europeo, il dialogo tra destra e sinistra è maturato attraverso l’accettazione dei fondamenti culturali, politici ed economici del neoliberismo.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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