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Indispensabili – L’Italia può farcela – 2. MANUALE DI ILLOGICA EUROPEA (inizio…)

Posted by giannigirotto su 15 marzo 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte o comunque diverse, in modo da “sentire tutte le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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2. MANUALE DI ILLOGICA EUROPEA (inizio…)

Non vanno confuse le idee di Europa, ottima, con quella dell’Euro.

Il vero problema rimane la distruttiva inefficienza dei mercati finanziari privati.

L’integrazione va fatta sulla politica e non sulla moneta.

Nel 1978 Napolitano dichiarava che era pericoloso per l’Italia l’accordo di cambio fisso dello Sme, mentre ora ci esorta a qualsiasi sacrificio pur di restare dentro un accordo di cambio fisso…

Nel 1996 Kevin Featherstone (Harward University) pubblica uno studio nel quale afferma che, durante i negoziati del trattato di Maastricht, per quanto riguarda l’Italia, la politica fu ampiamente influenzata da una piccola elite tecnocratica, con un coinvolgimento minimo nei ministeri, per imporre una disciplina economica decisa dall’estero.

Le “riforme” che “ci chiede l’europa” alla fine si riducono a una sola: quella del mercato del lavoro, pensata per deregolamentarlo e, badate bene, in assenza di qualsiasi riforma del mercato finanziario (che andrebbe invece portata avanti al fine di re-regolamentarlo).

Per quanto riguarda l’inflazione, la domanda principale è: esiste un optimum tecnico in politica monetaria?

No, non esiste e non può esistere, anzi il tasso di inflazione è una variabile politica, anzi la variabile politica per eccellenza.

Di più, la massa monetaria è largamente ingovernabile da parte delle autorità di politica monetaria, e la sua relazione con il livello dei prezzi è per lo meno ambiguo. In termini tecnici: la massa monetaria è endogena, cioè determinata in gran parte dallo stato del sistema economico, e non esogena, cioè determinata da decisioni tecniche o politiche che siano prese all’esterno del sistema. Ancora, la moneta “stampata”, cioè cartacea, fisica, nell’intera Eurozona ammonta appena a 935 miliardi di euro, a fronte dei 10016 miliardi di mezzi di pagamento complessivi, insomma elettronici. Quindi i nove decimi della moneta utilizzata per regolare le transazioni non sono moneta stampata, per cui perchè nei talk show si parla sempre di “stampare moneta”?

E siccome la moneta nasce quando il sistema bancario eroga un prestito, e la banca eroga un prestito solo quando ritiene che il debitore sia in grado di restituirlo, ecco spiegato che la moneta nasce solo se il clima economico è sereno, mentre non nasce se vi è un clima (economico) di paura.

Specifichiamo anche che il problema non è tanto l’inflazione, ma il calo del potere di acquisto, cioè se gli stipendi crescono ad un tasso inferiore di quello dell’inflazione.

Un passo epocale verso la compressione del ruolo dello Stato è stato il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia. Prima, quando il Ministero del Tesoro aveva “bisogno di soldi”, interpellava i mercati offrendo Titoli di Stato e proponendo un certo tasso d’interesse per remunerare chi li comprava. Se il mercato non “rispondeva” bene, cioè non li comprava tutti, era obbligata a comprarli la Banca d’Italia, che quindi di fatto diventava finanzatrice dello Stato ed emittente di moneta (sempre appunto tramite la creazione del debito). Nel 1991 Carzo Azeglio Ciampi rese la Banca d’Italia indipendente da tale obbligo, e quindi mise lo Stato in mano ai mercati, costringendo lo Stato a offrire tassi sempre più allettanti per assicurarsi i compratori dei propri titoli.

Ai tempi dello Sme i cambi erano si fissi, ma aggiustabili. I Paesi cioè concordavano una parità e si impegnavano a “difenderla”, ma in presenza di squilibri fondamentali potevano concordare un riallineamento.

Finchè i cambi sono stati liberi di seguire la forza relativa dei rispettivi Paesi, il nostro surplus è stato comparabile con quello tedesco. Poi è arrivato l’euro e le cose sono cambiate. L’Italia ha tenuto botta ancora una volta pur non avendo i margini di manovra del Regno Unito che ne era rimasto fuori, e il surplus tedesco ha raggiungo nel 2014 la cifra di 237 miliardi. Diventato il maggior esportatore netto mondiale, la Germania è entrata nel mirino del più grande importatore netto mondiale, gli Stati Uniti.

Come capirete è chi acquista i beni altrui, non chi vende i propri, a favorire la ripresa dell’economia mondiale. E gli Stati Uniti cominciano a trovare seccante essere lasciati soli nel ruolo di locomotiva del mondo, considerando che per farlo devono prendere misure di politica economica che nel lungo periodo potrebbero ritorcersi contro di loro.

Il delirio mercantilista tedesco oltre a lacerare l’Eurozona la sta mettendo contro gli Stati Uniti, i quali da parte loro replicano cercando di ingabbiarla in un trattato di libero scambio, il famoso TTIP.

In definitiva, l’euro non è servito a impedire all’Italia di svalutare, è servito a impedire alla Germania di rivalutare.

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi, mentre i precedenti li trovate qui

 

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