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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Posted by giannigirotto su 17 marzo 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Il collasso del sistema è un processo complicato. Le soglie degli ecosistemi non sono indicate con segnali di pericolo imminente. In realtà si potrebbe sorpassare un punto di non ritorno senza all’inizio rendersene conto.
Si può illustrare la pressione sulla natura a opera dell’uomo utilizzando il metodo dell’impronta ecologica. L’impronta ecologica calcola l’area produttiva dell’ecosistema necessaria per rigenerare le risorse rinnovabili consumate su base continua da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti prodotti.  Sulla terra ci sono solo 12 miliardi di ettari di Ecosistema produttivo, se quest’area fosse distribuita equamente tra gli attuali 7 miliardi di abitanti della Terra ogni persona avrebbe diritto solo a 1,7 ettari globali.
Oggi l’umanità si trova in una situazione di sorpasso ecologico ciò significa che avrebbe bisogno di 1,5 pianeti per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzati e per assorbire l’anidride carbonica emessa. Gli Emirati Arabi Uniti il Quatar il Kuwait la Danimarca e gli Stati Uniti sono tra i paesi con oltre 1 milioni di abitanti con impronta ecologica pro capite più elevata. se tutti  consumassero come gli abitanti di questi paesi avremmo bisogno di 4 pianeti Terra.
Va invece seguito l’esempio di Vancouver in Canada che aspira a diventare la città più verde del mondo. Inoltre la Columbia Britannica che è stato il primo paese del Nord America a introdurre una tassa sul carbonio.
Ma il modo migliore per stimolare l’efficienza e quello di eliminare i cosidetti sussidi perversi (tra cui agevolazioni fiscali per i ricchi produttori di gas e petrolio e le sovvenzioni di agricoltori per produrre certi raccolti per esempio il mais) che agevolano pratiche industriali insostenibili o generano falsi prezzi sul mercato. Poi si deve anche introdurre imposte e tasse sull’ inquinamento per correggere i malfunzionamenti del mercato cioè per internalizzare le esternalità negative assicurandosi che i prezzi di mercato riflettono i veri costi sociali della produzione.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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