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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 5 e 6) Acqua dolce e Pesca

Posted by giannigirotto su 7 aprile 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 5) Sostenere l’acqua dolce

Quasi 800 milioni di persone, circa 11 per cento dell’umanità, non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Il processo di desalinizzazione è attualmente molto energivoro costoso e potenzialmente dannoso per gli ambienti marini costieri. Attualmente i circa 15.000 impianti di desalinizzazione a livello globale hanno la capacità di produrre 15 chilometri cubi di acqua l’anno cioè circa lo 0,5% della domanda idrica globale.
I cambiamenti climatici renderanno molte zone aride ancora più aride e le zone umide ancora più umide la variabilità idrogeologica sarà quindi ancora più estrema. Si badi bene che il problema non è la scarsità attuale di risorse idriche; fornire 20 litri d’acqua pro capite al giorno ai 780 milioni di persone ora sprovviste, richiederebbe solo lo 0,1 per cento dei prelievi idrici globali attuali. L’acqua quindi è sufficiente ma finora non c’è abbastanza volontà politica e finanziamenti per offrire un accesso universale ad acqua sicura.
La gestione dell’acqua deve migliorare su molti fronti per esempio le dighe e i bacini idrici nel mondo trattengono oltre 100 miliardi di tonnellate di sedimenti e diversamente andrebbero a reintegrare i Delta dei fiumi e a nutrire gli habitat costieri. Come per gli altri servizi che offre la natura gratuitamente bisogna iniziare a contabilizzare anche quelli dell’acqua dolce. E’ stato infatti stimato dagli scienziati del Millennium ecosystem assessment che le zone umide da sole poiché  purificano l’acqua mitigano le inondazioni e offrono altri servizi generano un valore economico complessivo tra i 200 e i 940 miliardi di dollari l’anno. Per esempio un bacino idrico sano può filtrare gli inquinanti spesso a un costo inferiore a quello di un depuratore.
Naturalmente vi è poi tutto il discorso sugli stili di vita che devono tendere a una maggiore efficienza e risparmio di questa preziosissima materia prima.

 

Cap. 6) Pesca sostenibile: evitare il collasso

L’oceano controlla il clima, assorbe l’anidride carbonica, genera ossigeno e determina le strutture metereologiche attraverso gli scambi termici. Inoltre è fonte di moltissimi posti di lavoro negli Stati Uniti per esempio un posto di lavoro su 6 è legato sotto al settore marino.
Ma oggi i mari sono sottoposti a innumerevoli pericoli che vanno dalla acidificazione al surriscaldamento e ipossia, dalla perdita di ghiaccio marino ai cambiamenti marini inaspettati, la devastazione delle zone di pesca e gli impatti generati dalle attività umane, dal momento che il 60% della popolazione mondiale vive al massimo a 100 chilometri di distanza dalle coste.
Una prima soluzione è quella di stabilire quote di pesca, poi le grandi imprese non devono più ricevere sovvenzioni statali. Le grandi imprese pescherecce infatti consumano circa sette volte più carburante e sono 10 volte più costose delle piccole attività pescherecce e danno da lavorare a molte meno persone rispetto alle piccole attività, ed infine sprecano molto più pesce ributtandolo a mare, sempre rispetto alle piccole.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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