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Indispensabili – L’Italia può farcela – 2. MANUALE DI ILLOGICA EUROPEA (…fine)

Posted by giannigirotto su 11 aprile 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte o comunque diverse, in modo da “sentire tutte le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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2. MANUALE DI ILLOGICA EUROPEA (…fine)

Il trattato istitutivo dell’UE recita che l’Unione si basa “… su un’economia sociale di mercato…”

La creazione della moneta unica era fondata sulla certezza che all’interno dell’Uem non sarebbero mai sorti problemi fra paesi creditori e debitori; anzi, che di debito estero fra paesi europei non si sarebbe mai sentito parlare. E che il mercato, che non può sbagliare, avrebbe pensato da sé a trasferire ove necessario i fondi all’interno della nuova area finanziariamente integrata, senza bisogno di costruire un bilancio federale, e anzi affidando ai bilanci nazionali il compito di “rispondere a shock nazionali e regionali attraverso i meccanismi del welfare e altre politiche”.

Inutile dire che le cose non sono andate così, se siamo nei guai è proprio per colpa degli errori dei mercati finaniari privati, che hanno accumulato insostenibili debiti esteri all’interno dell’Eurozona. E che queste crisi ci sarebbero state l’avevano detto chiaro e tondo autorevoli economisti sin dal 1991.

In Europa per federalismo si intende la creazione di un’autorità sovranazionale, dotata di un proprio bilancio, e sopratutto in grado di effettuare in modo automatico trasferimenti compensativi. Per gli economisti tale sovranazione non serve, basta il mercato, mentre per i federalisti serve eccome, anzi la sua mancanza genera crisi perchè una moneta unica senza superstato non è sostenibile: il cambio fisso determina squilibri di competitività, alcuni Stati si indebitano, e in mancanza di un’autorità sovranazionale che possa gestire il rifinanziamento, la crisi è inevitabile. Fin dall’inizio insomma l’Europa della moneta ha escluso la via della solidarietà tra Stati. Il sussidio di disoccupazione europeo non c’è perchè i Paesi più potenti non lo vogliono.

Come mai un progetto fondato su una fiducia assoluta nei mercati finanziari si è posto come priorità quella di abolirne uno solo, il mercato dei cambi, mentre tutti gli altri venivano deregolamentati? Se si crede nel mercato, cioè nella capacità del sistema dei prezzi di allocare correttamente le risorse, allora perchè si ritiene negativo che il valore di un “sistema paese” sia segnalato ai mercati dalla variazione di prezzo della sua valuta?

In questo momento la moneta unica offre ai Paesi la possibilità di indebitarsi a tassi che non riflettono il reale merito di credito del Paese.

Inoltre, nessuna teoria economia è mai riuscita a stabilire un valore ottimale per il rapporto debito/pil, e va sempre ricordato che il famoso 70% preso come pietra angolare delle politichè di austerità si è dimostrato essere un enorme banale errore di utilizzo del foglio di calcolo Excel, della quale ci si è accorto dopo anni in cui veniva idolatrato appunto come pietra miliare.

La moneta unica, che avrebbe dovuto garantire disciplina e rigore da parte dei Paesi tendenzialmente debitori, ha invece reso loro più facile indebitarsi, indebolendo nel creditore la percezione del rischio.

Per quanto riguarda la discussione sull’utilità di ciascun Paese di specializzarsi decisamente solo sui propri settori di eccellenza, ricordiamo che in presenza di una moneta unica, sarebbe opportuno che tali Paesi siano sincroni nelle fasi di recessione/espansione, perchè una politica monetaria comune non permetter ebbe di aiutare chi è in difficoltà. Con una moneta unica il Paese in difficoltà può essere aiutato solo se gli altri decidono di accollarsi il costo dell’aiuto, cosa che al momento in Europa è stata ampiamente sconfermata dai fatti.

Per il suddetto motivo, non è affatto indispensabile che per avere un mercato unico vi sia una moneta unica, anzi. In primo luogo il mercato unico europeo ha iniziato a funzionare nel 1957, poi la moneta unica potrebbe esistere solo in presenza di un Governo federale che eroghi risposte differenziate per Paesi a seconda della situazione di ognuno, cosa che oggi non esiste.

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi, mentre i precedenti li trovate qui

 

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