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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Posted by giannigirotto su 14 maggio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Per quanta inventiva gli umani possano sviluppare, non potranno mai scavalcare i principi della termodinamica, quindi il concetto di “crescita infinita” è semplicemente impossibile.

Inoltre l’EROI (Energy Return on investmentent) sulle fossili è in costante calo, per esempio l’EROI nel petrolio statunitense è calato da 24:1 a 11:1 negli ultimi 50 anni.

Parlando di Rinnovabili, dobbiamo procedere celermente verso il loro sviluppo anche perchè anch’esse ci mettono qualche anno a “restituire” l’energia impiegata per la loro costruzione, e dobbiamo pertanto agire sinchè ne abbiamo abbastanza di energia a buon mercato, anziché rischiare di non poterlo più fare quando scarseggerà.

Ricordiamo altresì che a livello globale le emissioni di CO2 sono aumentate del 34% dal 2000 al 2010.

Nella produzione di energia, la parola chiave è “Esternalità”, dal momento che gli inquinatori raramente internalizzano tali costi, che ricadono quindi sull’intera società. Per gli USA è stato calcolato in 345 miliardi/anno le spese di risanamento dell’inqui e per i problemi di salute causati dal solo carbone, mentre per l’UE un recentissimo studio li ha calcolati in 300 miliardi/anno per tutto il comparto delle fossili. E questo si somma con le enormi quantità di denaro con cui si sussidiano direttamente ed indirettamente le fonti fossili (circa $1500 miliardi/anno).

Due dati molto importanti sono questi: lo 0,3% della superficie terrestre, se coperta da pannelli fotovoltaici, potrebbe soddisfare il 40% del fabbisogno energetico mondiale. Idem l’1,2% della superficie, se coperta da eolico, potrebbe soddisfare il 50% della domanda mondiale.

Sull’idroelettrico, ancora una volta si segnalano i rilevantissimi pericoli connessi alla costruzioni delle grandi e grandissime centrali idriche e dei relativi bacini, che sconvolgono gli habitat locali con appunto conseguenze estemamente serie, pertanto la raccomandazione è quella di limitarsi a impianti di piccole dimensioni.

Sull’eolico, con la tecnologia attuale, potrebbero esserci problemi di reperimento dei metalli delle terre rare, indispensabili attualmente per la produzione dei magneti necessari alla costruzione delle turbine eoliche, ed anche in diverse tecnologie di costruzione di batterie. In generale comunque per tutti i minerali stiamo entrando in una fase di sempre maggiore scarsità degli stessi, con le relative rilevanti conseguenze negative. La soluzione naturalmente consiste, oltre che in una maggiore efficienza, nel riciclaggio e recupero di tali materiali. Oltre che essere quindi una necessità, ciò è anche una grande opportunità di lavoro, dal momento che il riciclo richiede più manodopera rispetto all’estrazione di nuovo materiale (leggasi il libro “Rifiuti zero”). Solo un esempio: una ditta di smaltimento belga ha cominciato a scavare con l’obiettivo di riciclare il 45% delle 16,5 milioni di tonnellate di contenuto di una discarica vicino Bruxelles, contemporaneamente convertendo i rifiuti in materiali edili ed estraendo metano dalla discarica, generando elettricità sufficiente ad alimentare 200mila abitazioni per 20 anni.

E’ chiaro ovviamente che l’intero sistema produttivo e gli stessi prodotti devono essere re-inventati, imitando il più possibile i processi naturali, e su questo vi invito a leggere il libro-riferimento “Blue Economy”.

Altra soluzione immediata e da sviluppare costantemente sono le varie iniziative di “condivisione/sharing”, ed anche in questo caso vi rimando alla mia sezione apposita

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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