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Indispensabili – L’Italia può farcela – 5 – La condizione necessaria ma non sufficiente

Posted by giannigirotto su 20 settembre 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte o comunque diverse, in modo da “sentire tutte le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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5 – La condizione necessaria ma non sufficiente

L’uscita dall’euro non è sufficiente. Deve esserci un ritorno della democrazia Parlamentare, dal momento che gli ultimi tre governi in fila sono cambiate con un motu proprio invece che da una decisione del Parlamento.

Il FMI inoltre, in uno studio condotto da Atish Ghosh afferma “la flessibilità del cambio è essenziale per assicurare un corretto aggiustamento degli squilibri esterni tra Paesi, quelli della bilancia dei pagamenti, cioè, in altre parole, per prevenire e curare la crisi di debito estero.

Invece se c’è un Paese che ha un forte surplus esterno che si rifiuta di adottare una valuta che rifletta il valore della propria economia, significa che dentro a quel Paese si sta svolgendo una guerra fratricida tra proletari e capitalisti, e viste le rispettive armi a disposizione, ora come ora vince il capitalismo. Come ha detto anche Stefano Fassina in diretta TV, “se non svaluti la moneta, devi svalutare il lavoro!”.

Per gestire correttamente il processo di globalizzazione vi sono due condizioni necessarie da rispettare:

1) Definire un patto sociale che consenta alle nostre economie di svilupparsi senza distruggere il mercato interno, e di questo passo il ripristino di meccanismi di tutela dei salari deve essere parte integrante, nell’interesse di tutti;

2) Regolare i mercati finanziari, il che non significa tornare all’autarchia, ma consentire che chi vuole correre rischi ne sopporti le eventuali conseguenze negative, non solo gli eventuali profitti.

Gli USA non sono più disponibili ad agire da “compratori di ultima istanza” dell’economia mondiale, anzi! Le loro pressioni per la crescita di un’area di libero scambio transatlantica (il TTIP insomma) nascono dalle preoccupazioni per il progressivo abbandono del dollaro da parte dei paesi emergenti.

Altra situazione particolare: dal 2011 le regole europee prevedono che un Paese che esporta “troppo”, cioè con un surplus estero eccessivo, debba essere oggetto di attenzione da parte della Commissione nel quadro della cosidetta “Procedura per gli squilibri macroeconomici”. La Germania viola questo criterio dal 2007, ma nessuno se ne preoccupa, così come del fatto che lo stesso deficit infrastrutturale tedesco faccia spavento, e il Paese soffra di un cronico deficit di investimenti che rischia di comprometterne la crescita di lungo periodo.

Definire la Germania “la locomotiva dell’europa” è profondamente sbagliato, anzi, perchè è essa stessa l’unica ad arricchirsi vendendo agli altri Paesi i suoi prodotti, mentre sarebbe una vera locomotiva se COMPRASSE i prodotti degli altri Paesi.

Ai tempi di Bretton Woods Keynes propose un meccanismo per dissaudere i Paesi ad accumulare credito. Questo strumento si chiamava “bancor”, e prevedeva in buona sostenza che i Paesi avrebbero pagato un tasso di interesse anche sulle proprie posizioni creditorie.

Il mercato dei capitali deve essere ricondotto nell’ambito di regole che devono prevedere:

– il ripristino della separazione funzionale fra banche commerciali e banche d’affari;

– un più pervasivo controllo antimonopolistico nel settore del credito;

– e il reintegro della banca centrale nel perimetro del potere esecutivo.

Sintesi: occorrerebbe una nuova “Bretton Woods” che propugnasse la creazione centralizzata di valuta di riserva, cioè che istituisse una vera “banca del mondo”, incaricata di gestire i saldi creditori e debitori determinati dagli scambi commerciali internazionali, emettendo una unità di conto internazionale (un “Bancor”) e gestendola in modo da dissuadere la sua accumulazione (attraverso l’obbligo di pagare un interesse anche sui saldi attivi). Nel caso dei mercati del lavoro, va da sé che la soluzione per evitare aggressioni da parte di paesi appartenenti all’Unione economica sarebbe quella di procedere verso un’armonizzazione del diritto del lavoro, e quindi delle forme contrattuali, dei sistemi previdenziali, dei meccanismi retributivi.

Alle èlite tedesche sfuggono un paio di problemi creati dal cambio fisso. Il primo riguarda il mercato dei capitali, e più esattamente la dinamica degli investimenti produttivi. Nel momento in cui una moneta sottovalutata (come l’europ per la Germania) allenta il tuo vincolo esterno, per fare profitti non hai particolare bisogno di investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo. La moneta unica quindi, mantenendo rigidamente sottovalutato il cambio reale tedesco, gioca a vantaggio della Germania solo nel breve periodo, e questo non solo dal lato della domanda (distruggendo i propri mercati di sbocco più grandi e vicini la germania si condanna ad una crescita asfittica), ma anche dal lato dell’offerta (rinunciando ad adeguare le proprie infrastrutture la Germania compromette la propria crescita di lungo periodo e quindi la sostenibilità del proprio sistema pensionistico. Inutile ricordare che la crescita della disuguaglianza (che in Germania è stata maggiore che altrove) e l’invecchiamento della popolazione pongono alla Germania ulteriori problemi in termini di crescita di lungo periodo.

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi, mentre i precedenti li trovate qui

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