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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – RISULTATI(parte 1 di 2)

Posted by giannigirotto su 19 ottobre 2015

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“. Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno. Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza. Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini, Dario Tamburrano (Europarlamentare M5S) e Giusy Campo per le traduzioni.

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RISULTATI (parte 1 di 2)

Abbiamo cercato approcci diversi per raggiungere la democrazia energetica in UE e questo testo
presenta alcuni risultati. Ora faremo il punto di ciò che è realizzabile e di ciò che noi riteniamo possa essere raggiunto nel futuro. Questa sintesi sarà nuovamente basata sulle quattro dimensioni della democrazia energetica che abbiamo presentato all’inizio.

1. DEMOCRATIZZAZIONE E PARTECIPAZIONE
In confronto a quanto avviene nel settore energetico consolidato, tutti gli esempi su cui abbiamo
indagato, garantiscono agli utenti migliori possibilità di partecipazione. Specialmente per quanto riguarda i progetti molto piccoli, possono (e devono) essere prese numerose decisioni. L’idea di una transizione energetica democratica apre un nuovo campo d’azione alla lotta per la democrazia diretta che si prefigge non solo di democratizzare la politica, ma anche alcuni settori economici. Anche le organizzazioni più grandi garantiscono grandi margini di partecipazione. In Scozia, le cooperative costruiscono vasti parchi eolici per la cittadinanza con investimenti di grossa portata.
Ciò è stato possibile con una ampia partecipazione dei residenti e della comunità locale. In Spagna, il gruppo Som Energia ha conservato forme di democrazia diretta organizzativa nonostante abbia raggiunto più di 14.000 soci.
Questi esempi mostrano che la crescita dei soci (Som Energia), l’espansione territoriale
(Retenergie) e l’incremento della portata della produzione (Scozia), richiedono un salto di qualità professionale. In tutti i casi, questa professionalità è sempre in linea con le strutture democratiche.
Noi quindi non crediamo nell’argomentazione normalmente diffusa, secondo la quale le strutture locali sono necessariamente più democratiche di quelle transnazionali. Un progetto che cresce oltre la dimensione del progetto locale necessita di più strutture formali perché non ci si può semplicemente incontrare in paese o la domenica mattina. Le strutture più formali possono
garantire il coinvolgimento democratico di molti soci e in alcuni casi sono in grado di consentire
persino più libertà di scelta rispetto alle situazioni locali e informali. La questione cruciale è il modo in cui si concepiscono le regole e gli effetti che producono. I nostri esempi dimostrano che rigide regole di partecipazione democratica sono strumenti utili alla democratizzazione del settore energetico.

2. PROPRIETÀ E RESPONSABILITÀ
Ad oggi la più evidente innovazione a livello della proprietà in un percorso di transizione energetica, almeno in Europa Occidentale, è la rinascita delle cooperative come forza organizzativa. Le cooperative e le aziende municipalizzate sono le due alternative più comuni rispetto alle strutture proprietarie tradizionali. Nelle cooperative il potere è conferito soprattutto ai soci e nelle nuove municipalizzate deriva invece dalla base elettorale. In una cooperativa, tutti i voti sono uguali. Quindi in termini di democrazia esse sono più avanzate rispetto alle strutture private tradizionali, nelle quali la voce in capitolo è direttamente proporzionale al capitale investito. Comunque, la municipalizzata a carattere socio-ecologico progettata da Energietisch a Berlino o le rinate isole scozzesi, offrono indubbiamente maggiori possibilità rispetto ad una cooperativa. C’è anche una lunga tradizione critica circa i limiti delle cooperative, che qui non verrà discussa in dettaglio. Le cooperative all’interno di un sistema capitalistico rappresentano senz’altro un correttivo anche se non possono offrire una prospettiva in grado di superare il sistema vigente.
Un fornitore municipale, comunque possiede veramente molti vantaggi. Può crescere più velocemente con il supporto politico locale e perseguire una politica di tariffe sociali per gli elettori.
Tuttavia, come molti esempi dimostrano, i gestori municipali tradizionali non sempre garantiscono che ciò avvenga. Dobbiamo quindi distinguere tra la forma tradizionale di proprietà pubblica, con tutte le sue debolezze e le nuove forme nascenti. Per evitare i limiti delle forme tradizionali, le nuove forme di proprietà pubblica o popolare – come abbiamo visto in Scozia, Zschadrass e Ungersheim – sono un passo nella giusta direzione. Invece di iniziare da zero, è a volte più facile cambiare e democratizzare le esistenti forme pubbliche di organizzazione. Gli esperimenti di transizione energetica democratica intrapresi ad oggi, ci forniscono suggerimenti su come questo approccio possa essere praticabile e dove sia invece meglio partire da zero.
3. COOPERATIVE DI CONSUMO E DI PRODUZIONE
E’ significativo distinguere fra due tipi di cooperative: quelle che coinvolgono i consumatori e quelle che non li coinvolgono. Anche le cooperative unicamente orientate alla produzione (es. parchi eolici) rappresentano quasi sempre un progresso rispetto allo statu quo. Tuttavia, fondamentalmente le cooperative che integrano produzione e consumo sono più democratiche. Poiché esse coinvolgono i consumatori come soci (o sono addirittura fondate da essi), vi sono pochi filtri per l’accesso al ruolo di soci e in tal modo è possibile attrarne un numero maggiore.
Due esempi illustrano questa dinamica. Vents du Sud in Belgio è una cooperativa orientata alla
produzione. Il suo compito principale è l’organizzazione di nuovi parchi eolici e la ricerca dei
finanziamenti per poterli realizzare. Poiché implicano l’impiego di grossi capitali (anche una piccola turbina eolica può costare diverse centinaia di migliaia di euro), ma consentono considerevoli profitti per tutta la durata dell’impianto, sono un buon investimento per la borghesia benestante. Questo modello può essere egualitario in un sistema sociale che distribuisce proprietà e benessere in modo equo. Al contrario Retenergie in Italia, organizza anche i consumatori e quindi molte più persone.
L’accesso allo status di socio pertanto deve essere reso per questo motivo molto più facile. Le
possibilità di successo salgono per un modello non basato sull’imperativo dell’aumento dei consumi e dei prezzi, quando vengono coinvolti consumatori e produttori, perché l’interesse primario del consumatore è la fornitura del servizio e non l’aumento dei profitti e dei consumi.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, i precedenti li trovate qui

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