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Indispensabili – L’Italia può farcela – 6 – FACCIAMO I COMPITI A CASA (prima parte)

Posted by giannigirotto su 25 ottobre 2015

L-italia-puo-farcelaNella mia sezione indispensabili trovate riassunti diversi libri che parlano della grande finanza internazionale e delle sue immense speculazioni.

Inizio ora a riassumere un libro che non parla direttamente della grande finanza, ma forse di uno dei suoi strumenti: l’euro.

L’autore è molto conosciuto in Italia e non ha bisogno di presentazioni. In questo libro espone come la globalizzazione finanziaria ha portato all’abbassamento dei salari, e la moneta unica ha grandemente peggiorato la situazione, proponendo quindi le soluzioni che passano per il recupero della piena sovranità eonomica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali. Naturalmente per completare il quadro, al termine di questo libro, ne esaminerò altri che propugnano tesi opposte o comunque diverse, in modo da “sentire tutte le campane” e potersi fare un’opinione personale la più oggettiva possibile.

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6 – FACCIAMO I COMPITI A CASA (prima parte)

C’è chi come Mario Monti dichiara esplicitamente che occorre mettere le scelte economiche “al riparo dal processo elettorale”, cioè non vanno fatte da soggetti eletti democraticamente dal popolo.

C’è chi come Davide Serra, finanziatore di Renzi dichiara che “Lo sciopero mica è un diritto, è un costo!” e se viene usato dai lavoratori lui se ne andrà a produrre da un’altra parte, tanto la globalizzazione lo consente facilmente.

C’è chi si appella ad Adam Smith per giustificare il “Liberismo” economico, ignorando che lo stesso scrisse un capitolo dedicato all’importanza del protezionismo economico nazionale contro le importazioni di prodotti realizzabili anche nel proprio Paese.

C’è chi afferma “non ci sono alternative”, mentendo e sapendo di mentire.

Intanto da decenni prosegue e peggiora sempre più l’estendersi di un oligopolio appunto sempre più ristretto, che postula una necessità dei piccoli imprenditori di coalizzarsi per difendere la propria libertà, letteralmente.

C’è invece chi come Paolo Savona si esprime cosi: “Ritengo che effettivamente ci siano poteri economici dominanti che dopo la scomparsa del comunismo – che era la loro paura – hanno ripreso i vecchi vizi: sono antidemocratici, pongono l’accumulazione capitalistica al vertice della scala dei valori sociali e ci riescono struttando l’ignoranza del popolo su materie difficili e delicate, lo terrorizzano. Stiamo attraversando la fase del terrore (vedi mio post su “divide et impera”, ndr)

Ora quindi siamo in una situazione di crescente disuguaglianza e quello di un’accumulazione insostenibile di debiti, situazione dalla quale si può uscire:

1) Con il ripudio del debito, che deve essere accettato dalle controparti. Oppure un’iperinflazione, che non è altro che un default mascherato. Però oggi in Italia l’iperinflazione è materialmente impossibile in quanto siamo in un contesto di deflazione e non verrebbe modificato nemmeno dall’uscita dall’euro. In ogni caso ricordiamoci che il debito è il sintomo, non la causa. Invece si deve intervenire su quello che attualmente è un dogma, cioè l’indipendenza della banca centrale dal Ministero del Tesoro.

2) Con delle vere riforme strutturali:

2.1 uscire dall’euro, riprendendo il controllo della politica valutaria;

2.2 ristabilendo al contempo il principio che la banca centrale è uno strumento del Governo, e non un potere indipendente all’interno dello Stato;

2.3 riprendere il pieno controllo della politica fiscale, senza essere costretti ad agire in modo prociclico (cioè rispondere alle crisi con tagli)

2.4 adottare una politica di scambi commerciali che combatta squilibri persistenti

2.5 ripristinando meccanismi di adeguamento del reddito che salvaguardino il potere di acquisto

Ma tutto quanto sopra si può fare solo a livello nazionale, perchè mancano organi europei adeguati e relativa volontà politica.

Viceversa oggi vice un trattato di Maastricht che vieta la concessione di prestiti da parte delle “banche centrali nazionali” a istituzioni pubbliche o imprese nazionali. Ugualmente va ripudiato il vincolo di pareggio di bilancio, ricordandoci che la Germania è stata la prima a non rispettare la regola del 3%.

La politica fiscale dovrebbe, nel breve periodo, stimolare l’economia attraverso una politica di piccole opere volte:

– alla riqualificazione del patrimonio pubblico

– alla messa in sicurezza del territorio

– all’integrazione e riqualificazione degli organici della P.A.

Gli assi prioritari di politica interna per la crescita dovrebbero essere:

– Definire le linee di un piano energetico nazionale con incentivazione delle Rinnovabili;

– investimenti in istruzione e ricerca

– digital divide

– infrastrutture

– riforma strutturale della P.A.

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Nelle prossime settimane il riassunto dei capitoli successivi, mentre i precedenti li trovate qui

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