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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – RISULTATI (parte 2 di 2)

Posted by giannigirotto su 8 novembre 2015

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“. Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno. Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza. Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini, Dario Tamburrano (Europarlamentare M5S) e Giusy Campo per le traduzioni.

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RISULTATI (parte 2 di 2)

4. TARIFFE SOCIALI
La democratizzazione dei processi decisionali riguardanti l’energia dovrebbe in qualche modo collegare i prezzi al reddito, almeno in quelle realtà nelle quali la povertà prevale e la popolazione è indigente. Tuttavia non abbiamo trovato questo modello da nessuna parte. A Berlino questo sistema sarebbe stato introdotto se avesse avuto successo il referendum sul gestore municipale. In Spagna il governo concede sussidi alle famiglie povere per pagare le loro bollette, ma i piccoli gestori come Som Energia sono esenti da questi supporti.
Cuba è la dimostrazione di come l’efficienza energetica e la predominante povertà energetica possano essere complementari all’interno di un’unica strategia. Nel 2006 il governo cubano introdusse una “rivoluzione energetica” un sistema fortemente progressivo e rigoroso di tariffe elettriche. 100 kWh di elettricità che sono considerati sufficienti per soddisfare necessità basilari, vengono offerti al prezzo molto basso di 0.3 Euro/kWh. Oltre questo consumo, i prezzi per kWh salgono. Tale sistema con tariffe progressive consente ai più poveri di soddisfare le loro necessità e permette anche ai ricchi il lusso, per esempio, dell’aria condizionata. Poiché l’aria condizionata
consuma molto energia, essa viene tassata come bene di lusso al prezzo di 16,50 centesimi di Euro

 

5. CREAZIONE DI VALORE E OCCUPAZIONE

In molti nostri esempi, gli organizzatori tentano di stipulare contratti con artigiani locali. Inoltre, a seconda delle dimensioni del progetto, le organizzazioni creano anche anche nuovi posti di lavoro per la gestione o la manutenzione degli impianti. C’è poi un effetto aggiuntivo che è legato alla riduzione dei flussi di capitali verso l’estero, poiché vengono importati meno combustibili e si possono quindi creare posti di lavoro nell’indotto.
Se dovessimo citare un esempio positivo potremmo riferirci alle isole scozzesi. A Gigha, la popolazione è aumentata e gli investimenti hanno reso possibile lo sviluppo ulteriore del turismo.
Questi risultati sono certamente meno spettacolari di quelli con i quali vengono giustificati regolarmente i progetti relativi alla costruzione di dighe o di centrali nucleari. Ma a differenza di queste ultime, comunque, i progetti di Gigha non hanno mai causato effetti collaterali negativi. Al contrario hanno condotto ad un progresso graduale, ma costante.
In ogni caso noi cerchiamo di non creare aspettative eccessive. Senza dubbio la costruzione di pale eoliche e pannelli solari crea numerosi posti di lavoro. Tuttavia solo poche aree di produzione se ne avvantaggeranno e i benefici saranno distribuiti non in modo uniforme. Come altre tecnologie (comprese l’industria altamente automatizzata dei combustibili fossili), la transizione energetica non offre una via maestra per la disoccupazione di massa. E’ il non fare che è uno dei suoi benefici: non si estrae carbone e non bisognerà interrare le scorie nucleari. Il compito della società è distribuire in maniera equa il tempo che si libera in questo modo. Concentrare le nostre speranze solo sulla transizione energetica (come viene occasionalmente rilevato), porterebbe comunque un ritorno alle
illusorie utopie tecnologiche e la loro propensione verso il fanatismo.

 

6. ECOLOGIA E POST SVILUPPO
Per molte delle iniziative e dei progetti esaminati, i valori ecologici sono importanti forze motivazionali per quelle che sono di frequente attività di volontariato. Abbiamo riscontrato, almeno negli stadi iniziali, pratiche che collegano la transizione energetica ad una politica di autosufficienza e post-sviluppo. A Machynlleth, Galles, un terzo dei proventi raccolti con l’eolico viene versato in un fondo per aiutare le famiglie più povere per finanziare l’efficientamento energetico. Anche sull’isola scozzese di Gigha, le pale eoliche finanziano l’isolamento termico delle abitazioni. In questi casi, la transizione energetica finanzia l’efficienza energetica. Se ciò fosse implementato a livello nazionale,
l’obiettivo dell’approvvigionamento energetico 100% rinnovabile potrebbe essere raggiunto molto
prima di quanto non sostengano la maggior parte dei governi.
Di nuovo, la Revolucion Energetica cubana è un modello esemplare di efficienza energetica e post-sviluppo. Il governo cubano ha fornito agli inquilini un milione di nuovi ventilatori e circa nove milioni
di lampade a risparmio energetico in cambio dei vecchi ventilatori e delle vecchie lampadine. Da
allora, il consumo nazionale di elettricità si è ridotto di circa il 10%, nonostante nel frattempo molte
stufe a gas siano state sostituite con stufe elettriche.
Il concetto di post-sviluppo non implica che tutti i settori dell’economia debbano essere ridotti. La
crescita in alcuni settori selezionati è in realtà necessaria alla transizione verso il post sviluppo. Il
settore delle energie rinnovabili e in particolare la transizione energetica democratica, ha bisogno di
una forte espansione in modo da soppiantare e sostituire le fonti energetiche fossili distruttive. Ad
esempio, Greenpeace propone di potenziare e coprire le aree scoperte della rete elettrica europea
costruendo nuove linee. Questo investimento, tuttavia, non è antitetico al post-sviluppo ma piuttosto
incoraggia la transizione energetica. L’impronta ecologica associata all’espansione della rete è molto
inferiore dell’attuale produzione energetica basata sui combustibili fossili.
Infine, abbiamo anche ricercato esplicitamente i miglioramenti ambientali. La città francese di
Ungersheim ha un progetto ecologicamente esemplare per incrementare le biodiversità. La città
investe i proventi della propria transizione energetica per sostenere ed estendere forme di
agricoltura biologica. Nel Wendland, in Germania, i proventi delle pale eoliche sono impiegati per
l’acquisto di semi di erbe selvatiche che vengono posti lungo i bordi dei campi e che, fiorendo
forniscono un habitat per uccelli e insetti. Inoltre, l’adattamento molto attento della dimensione
delle pale eoliche al paesaggio in Scozia e Galles, può essere considerato un contributo alla
biodiversità regionale.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, i precedenti li trovate qui

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