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Il calo dei prezzi delle materie prime

Posted by giannigirotto su 11 agosto 2016

Il ferro (quindi anche l’acciaio), la bauxite (da cui si ricava l’alluminio) il rame, piombo nickel, stagno, tutti Minerali che oggi vivono una crisi da sovrapproduzione, mentre in tutto il mondo la domanda sta calando.

Il prezzo dei metalli è destinato a scendere in media del 10% nel corso del 2016, a causa della domanda nelle economie emergenti (in special modo la Cina) in fase di rallentamento.

Il calo è iniziato nel 2013, quindi non si tratta di una “crisi passeggera”.

«La Banca mondiale ha tagliato le stime per 37 su 46 materie prime a livello mondiale prevedendo un’ulteriore diminuzione: i prezzi delle materie prime non energetiche caleranno del 3,7% nel 2016, con i metalli in ribasso del 10% dopo il calo del 21% nel 2015. Più nel dettaglio, i prezzi del ferro – contenuto in grandi quantità negli elettrodomestici – potrebbero diminuire del 25% entro la fine del 2016, mentre il rame potrebbe scendere del 9%».

La previsione che i mercati sarebbero cresciuti per sempre ha guidato l’espansione della produzione, con l’apertura di nuove miniere (impressionante pensare che il settore dà lavoro a 30 milioni di persone in tutto il mondo, secondo l’ILO, l’Organizzazione internazionale del lavoro).

La crescente e imperante finanziarizzazione delle risorse, guidata a colpi di algoritmi, non ha fatto che condurre il nodo della questione al di là di ogni possibile controllo democratico. Gli scambi di futures in Borsa vengono condotti da un algoritmo in almeno il 50% dei casi quando hanno per oggetto metalli o materie prime energetiche, e nel 40% delle occasioni in cui sono invece coinvolte materie prime agricole.

Gli attuali limiti di posizione nel mercato dei contratti derivati sulle materie prime sono “semplicemente troppo alti”. Lo sostiene Ann Berg, ex direttrice del Chicago Board of Trade, la principale piazza di scambio di titoli futures al mondo. In passato il limite si collocava a 600 contratti mentre oggi si sarebbero raggiunti livelli “equivalenti all’ammontare delle importazioni di alcuni Paesi”. Una situazione che favorisce la volatilità dei prezzi creando, verrebbe da aggiungere, evidenti distorsioni di mercato.

E’ importante sottolineare che una discesa dei prezzi di tali materie prime diminuisce le entrate dei paesi “produttori”, che quindi sono costretti a ridurre le proprie importazioni, con un ulteriore effetto depressivo, oltre a poter generare ulteriore instabilità finanziaria in tali Paesi, dal momento che in molti di questi i bilanci pubblici dipendono fortemente dai proventi di tali vendite.

Le imprese estrattrici però continuano a lavorare, anche in perdita, perchè se si fermassero perderebbero ancora di più.

Ma qual’è una delle peggiori conseguenze di questa situazione di calo dei prezzi?

Purtroppo il calo dei prezzi mette forte difficoltà l’industria del riciclo.

«Si sta dunque comprendendo che un’economia basata sul riciclo può funzionare in modo efficace e in una prospettiva di lungo periodo solo – sottolinea Bonato – se si sarà capaci di attribuire il giusto ‘prezzo’ legato all’utilizzo di materie prime vergini da parte dell’industria, che non deve considerare soltanto i costi di produzione, ma anche gli impatti ambientali, quali il consumo di suolo, di energia e di acqua. Una politica di sostegno all’industria del riciclo e, più in generale, ai modelli di economia circolare deve essere dunque in grado non solo di agire sulla prevenzione dei rifiuti e la progettazione ecocompatibile dei prodotti ma, allo stesso tempo, di stimolare la domanda per tali prodotti, attraverso incentivi efficaci e una corretta contabilizzazione dei costi ambientali sostenuti dalla collettività».

Insomma siamo alle solite, un’economia che non considera le “esternalità“, è destinata prima o poi a fallire. Significativo che persino il FMI da un paio d’anni spinga per aumentare decisamente la tassazione sui prodotti energetici fossili, proprio per compensare le prodotte dalla filiera, ma pagate viceversa dalla collettività.

Come sempre la soluzione, dal basso, è quella del “Consumo critico“, a buon intenditore…

 

Ringrazio le Fonti:  Altreconomia, ValoriGreenReport, IBTimes

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