Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Acqua’ Category

Acqua! Mari e Oceani – Introduzione

Posted by giannigirotto su 14 ottobre 2017

Quinto video – Mari & Oceani: introduzione

Qui l’articolo fonte di quanto esprimo, qui gli altri video della serie “Acqua”

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IL TESORO CHE NON SAPPIAMO DI AVERE!

Posted by giannigirotto su 18 dicembre 2016

Continuo a parlarvi di bioeconomia, e ribadire come abbiamo un immenso tesoro letteralmente tra noi, di cui non ci rendiamo conto, o perlomeno non utilizziamo adeguatamente, a differenza di altri Paesi che vi porto ad esempio. Utilizzarlo ci porterebbe un futuro più sano, meno energivoro, e con tanti posti di lavoro “green”! Se vi piace condividete con il pulsante sottostante…

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PRESENTE E FUTURO DELL’ENERGIA!

Posted by giannigirotto su 17 dicembre 2016

Riporto una sintesi del “World Energy Outlook”, il famoso rapporto annuale della Agenzia Internazionale dell’Energia, che da anni traccia la fotografia e i possibili scenari futuri di questa argomento centrale nella vita di noi tutti.

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Quando la tecnologia serve!

Posted by giannigirotto su 5 dicembre 2015

3 brevetti

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 18-19-23-24) Cultura indigena – Cambiamento – Insegnamento

Posted by giannigirotto su 7 novembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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CAP. 18-19 – LA CULTURA INDIGENA PROGETTE IL PIANETA –

Le popolazioni indigene abitano più dell’85% delle aree protette del pianeta, e svolgono spesso, essi soli, il ruolo di guardiani di molti tra gli ultimi luoghi della terra ricchi di biodiversità. Gli Enti pubblici spesso traggono benefici dalle culture indigene di gestione della terra e ripristino ecologico.
Va riconosciuta e rispettata la conoscenza ecologica degli anziani e dei raccoglitori di cibo tradizionale, perchè i cibi nativi non possono essere protetti senza la conoscenza pratica su come coltivarli, nutrirli, raccogliergli, lavorarli, cucinarli e consumarli. Alcuni Paesi stanno inserendo in Costituzione tali principi.
Invece sul lato del supporto economico, i rapporti pubblicati dell’International Funders for Indigenous Peoples dicono che solo l’1% dei milioni di dollari versati ogni anni in beneficienza vengono assegnati ai popoli indigeni e alle loro attività di tutela degli ecosistemi. Da ricordare che l’abbondanza di risorse naturali preservata nei territori indigeni offre un’enorme opportunità per ampliare le stretegie di conservazione, permettendo di alleviare la fame e la povertà e conservando e progettendo allo stesso tempo le risorse mondiali.
Invece ancora oggi molti governi utilizzano la conservazione dell’ambiente come pretesto per allontanare a forza e intimidire i gruppi etnici indigeni, cancellando migliaia di anni di conoscenza specifica.
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CAP. 23 DAL CAMBIAMENTO INDIVIDUALE AL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ 

L’inquinamento parte dalle persone e le persone possono fermarlo.
Attenzione all’effetto rimbalzo ossia la tendenza a vanificare il risparmio ottenuto con l’utilizzo di dispositivi più efficienti aumentandone la frequenza ed intensità di utilizzo. L’esempio più comune è quello di chi acquisto nuova auto ibrida che potrebbe dimezzare i consumi ma poi finisce per percorrere il doppio dei chilometri proprio perché viaggiare è diventato relativamente meno caro cancellando in questo modo il beneficio.
Attenzione anche a non concentrarsi solo sui comportamenti domestici perdendo di vista l’importanza delle strutture industriali per esempio a livello di rifiuti solo il 3% sono i rifiuti solidi urbani mentre quelli industriali sono il 75%. Però a livello mediatico si parla molto poco di questi ultimi ci si concentra solo sui primi.

Per arrivare a dei cambiamenti sono necessarie quasi sempre almeno tre mosse la prima è avere un’idea generale di come le cose potrebbero essere i migliori presentandole ai cittadini in maniera che siano una fonte d’ispirazione moralmente convincente potente e invitante. In secondo luogo dobbiamo unirci agli altri per costruire un movimento di massa abbastanza forte da raggiungere il livello di cambiamento necessario.
La terza è l’impegno collettivo per innescare il cambiamento politico e strutturale azionandosi con decine e decine di modalità differenti a seconda del luogo, della situazione e del contesto in cui si opera.

Ricordiamoci sempre che “il modo più comune di cedere il proprio potere e pensare che non ne abbiamo”

CAP. 24 – INSEGNARE AD AFFRONTARE LE TURBOLENZE

Mai come oggi il bisogno di programmi efficaci di scienze e di studi ambientali nelle scuole superiori e nelle università è stato così forte, e coloro che progettano e offrono questi programmi sembrano tenere in scarsa considerazione gli studenti e il pianeta.

Da una parte si tende a semplificare il problema offrendo un kit di “soluzioni semplici”, ma non è detto che cambiamenti, anche importanti, nello stile di vita delle persone si traducano in effetti significativi.

E’ vero che in momenti di crisi improvvisi l’umanità ha dimostrato grandi potenzialità di resilienza e recupero, ma qui siamo di fronte ad un evoluzione climatica del pianeta che sarà molto lenta e ondivaga. Inoltre il peggiorarsi delle situazioni sociali che comporteranno, portano un elevatissimo rischio di amplificare regimi dittatoriali e/o antidemocratici in generale.

In generale nei corsi di studio afferenti le materie ambientali, raramente viene offerto un quadro integrato e sistematico di come sarà possibile porre rimedio.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Allarme Carni rosse… parliamo di alimentazione?

Posted by giannigirotto su 31 ottobre 2015

Nei giorni scorso è uscita la ormai famosa dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) sulla sicura canceroginità delle carni rosse lavorate, e probabile cangeroginità delle carni rosse non lavorate.

Al di là della specifica notizia, è chiaro che il nostro regime alimentare, cioè quello che mangiamo REGOLARMENTE, cioè spesso, insomma le nostre abitudini alimentari, sia estremamente importante per la nostra salute (e di conseguenza del nostro portafogli).

In questa trasmissione televisiva, di un paio di mesi fa, si parla appunto di alimentazione. Nel mio piccolo intervengo anch’io in quanto vegano “per coerenza” (o vegetariano stretto, a seconda delle interpretazioni), molto fruttariano crudista… 😉

In sintesi, con una dieta vegetariana/vegana si spende di meno, si ha più energia, si stressa l’ambiente molto, molto meno e si consuma dieci volte meno acqua ed energia… e naturalmente vi sono poi gli aspetti medici ed etici… alcune cose le avevo già scritte in questi post

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 14,16,17) Fossili, Efficienza energetica, Agricoltura

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 14, 16, 17) Abbandonare le fossili, utilizzare l’Efficienza Energetica e l’Agricoltura

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non ci si può limitare a parlare di emissioni di CO2, ma bisogna considerare tutti i tipi di emissioni inquinanti e gli altri danni causati da tutta la filiera, dall’estrazione al consumo finale.

L’industria del fossile ha bisogno di investire 3 milioni di dollari per ogni lavoratore impiegato. Per paragonare ricordiamo invece i 13mila euro per il tessile, i 100mila per l’informatica e i 200mila per la chimica. Ed è il settore che produce più morti di tutti gli altri settori industriali messi assieme. Ed i Paesi produttori di petrolio hanno avuto meno democrazia, meno opportunità per le donne, guerre civili più frequenti e una crescita economica più instabile rispetto al resto nel mondo.

Paradossalmente sono proprio i Paesi produttori ora i più attivi ad effettuare la transazione energetica, mentre altri Paesi hanno introdotto nelle loro Costituzioni il “diritto della natura”
 
L’efficienza energetica sarà uno dei principali driver dell’economia nei decenni prossimi futuri. Ed è anche un business molto redditizio, con un ritorno economico medio dell’investimento che si aggira intorno al 20%. Negli USA e in diversi altri Paesi, la politica ha introdotto e sta introducendo numerosi strumenti per favorire tali investimenti (non in Italia però, ndr)
 
In Agricoltura si parla dallo sconvolgente dato del 30% di spreco complessivo globale. Ma si sta ri-scoprendo come l’agricoltura sia anche la soluzione ai pressanti problemi ambientali. Per esempio integrare le colture con alberi può raddoppiare/triplicare le rendite. Oggi il 70% dei prelievi di acqua dolce si deve all’irrigazione agricola. L’eccessivo uso di fertilizzanti e pesticidi ha prodotto un flusso tossico che ha creato zone morte costiere e ridotto la biodiversità.
La produzione “domestica” di verdura rimane il miglior sistema per preservare ambiente, biodiversità e sicurezza alimentare, sopratutto per i Paesi poveri.
La diversità alimentare è in fortissimo pericolo, la maggior parte dei regimi alimentari nei paesi ricchi consiste in sei alimenti.
Le donne dedite all’agricoltura rappresentano nei Paesi poveri fino al 80% della forza lavoro, ma sono spesso prive dei diritti paritari.
Ad oggi il pianeta può già nutrire 9-11 miliardi di persone con il cibo coltivato attualmente.
Vi è bisogno di aiutare lo sviluppo di cooperative di agricoltori per avere più potere contrattuale e creare delle reti di assistenza reciproca.
Altra struttura estremamente utile nei Paesi poveri è l’istituzione delle “Banche di Villaggio” che concedano microcrediti.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 11,12,13) Costruire una economia sostenibile

Posted by giannigirotto su 15 settembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 11, 12, 13) Costruire un’economia sostenibile

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non si può continuare a utilizzare il Pil per misurare il benessere di una società ma lo si deve sostituire con altri indicatori come ad esempio l’indice di progresso genuino in inglese GPI genuine progress indicator.
Infatti mentre il Pil continua a crescere negli ultimi decenni il GPI ha avuto un picco più o meno nel 1975 e da allora è stato fermo o in graduale calo. Oggi gli Stati Uniti e diversi altri paesi industrializzati si trovano in un periodo di quella che potremmo chiamare una crescita antieconomica in cui l’ulteriore crescita delle attività economiche di mercato cioè il Pil a conti fatti sta in effetti riducendo il benessere piuttosto che aumentarlo ( è quello che affermano economisti quando dicono che la redistribuzione della ricchezza si è fermata anzi si è invertita, ndr).

Dobbiamo pertanto rispettare i limiti ecologici, proteggere le competenze tra l’altro con orari di lavoro ridotti, che possono anche aumentare la capacità degli individui di prosperare migliorando l’equilibrio lavoro/vita, determinare dei limiti equi all’ineguaglianze salariali, ovvero un reddito minimo e massimo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la maggior parte degli adulti sarebbe disposta a rinunciare a parte del proprio guadagno personale per ridurre un ineguaglianza che ritengono iniqua. Auspicabile poi anche la possibilità di utilizzare nuove forme di proprietà cooperative vedi per esempio le società darsena detto popolare auspicabile anche dal premio Nobel Yunus (ecco alcuni esempi con cooperative su Finanza, Assicurazioni ed elettricità)

Un altro fattore da rivedere pesantemente è il sistema monetario corrente che intrinsecamente sostenibile la maggior parte della liquidità monetaria è il risultato di quello che viene chiamato sistema bancario a riserva frazionaria. Alle banche viene richiesto per legge di trattenere una percentuale di ciascun deposito che ricevono, il resto lo possono prestare a interesse. Tuttavia i prestiti sono depositati in altre banche che a loro volta possono prestare prestare tutto tranne la riserva richiesta, e il risultato netto è che i nuovi soldi emessi dalle banche più il deposito iniziale saranno uguali al deposito iniziale / la riserva frazionaria. Per esempio se un governo deposita un milione di dollari in banca e la richiesta di riserva frazionaria del 10% le banche possono creare moneta per 9 milioni di dollari concedendo i relativi prestiti per una liquidità monetaria totale di 10 milioni di dollari. In questo modo la maggior parte dei capitali erogati in forma di debito che produce interessi.

Questo sommato ha fatto il processo di allocazione del capitale stato ampiamente sottratto istruzioni che sarebbe un interesse pubblico da invece dominato da istituzioni e individui che cercano solo di massimizzare il profitto fornisce una parte della spiegazione all’attuale enorme crisi finanziaria mondiale. Viceversa deve essere riconfermato al governo di ciascun paese il potere di creare la propria moneta abbandonando l’attuale sistema bancario a riserva frazionaria e procedendo verso la richiesta del 100% di riserva sui depositi (chi vuole approfondire può leggere gratuitamente i riassunti dei libri “Dobbiamo ridare fiducia ai mercati!” e “I padroni del mondo”).

Si deve poi procedere ad internalizzare i costi ambientali esterni, cioè le cosidette esternalizzazioni.  Le tasse verdi sono infatti una forma di acquisizione di reddito perché fanno pagare l’utilizzo privato di risorse create dalla natura. Un primo tentativo di affrontare alcuni di questi problemi sono i bilanci di “responsabilità sociale d’impresa”, o CSR – corporate social responsability.

Altra misura auspicabile è la tassazione progressiva quindi passare il redditi più alti man mano in percentuali maggiori. Infine sono auspicabili maggiori investimenti del governo in beni pubblici, programmi anti povertà, programmi di alfabetizzazione degli adulti, una migliore pianificazione dell’utilizzo del suolo e protezione degli habitat naturali.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Ecofuturo 2015 – Ecologia e futuro, il nostro futuro.

Posted by giannigirotto su 23 agosto 2015

Nell’estate dell’anno scorso si svolse in provincia di Gubbio, nel famoso eco-villaggio “Alcatraz”, la prima edizione della fiera “Ecofuturo“.

Sarà proprio il futuro a dirci se questa data entrerà nella storia, di certo è un’iniziativa che personalmente ritengo estremamente meritevole, perchè, come affermano i promotori, si cerca di creare una “rete delle reti” tra quei soggetti, e sono moltissimi, che credono e lavorano per un futuro che coniughi rispetto dell’ambiente, rispetto delle persone, dignità lavorativa, ed insomma un vero benessere generale.

Questo soggetti sono certamente tanti, ma sono altrettanto, almeno a mio modesto avviso, ancora troppo disorganizzati, scoordinati, non uniti, per svolgere un efficace ruolo di indirizzo della politica nazionale ed internazionale.

Viceversa ci si scontra con dei cosidetti “poteri forti”, con delle lobbies, che invece sono composte da un numero relativamente esiguo di persone, che però detengono un potere economico/finanziario e quindi industriale/distributivo/politico/mediatico enorme, e che hanno come principale obiettivo quello di rimanere nelle posizioni di vertice, e di far avvenire solo quei cambiamenti funzionali a tale obiettivo.

Quanto a lungo durerà questa situazione dipende come sempre da ciascuno di noi. Ognuno può e deve fare la sua parte con il consumo critico (cioè la scelta del miglior fornitore possibile!) quando ci si trova sul lato dei consumatori/clienti, e con lo sviluppo di soluzioni e servizi sempre più eco-equo-sostenibili da parte dei produttori, innestando così un ciclo virtuoso con i “consumatori critici” suddetti.

Va da sè che massmedia e politica sono gli altri due attori che devono da un lato divulgare correttamente e pervasivamente tali soluzioni, nel primo caso, e predisporre un ambiente normativo favorevole nel secondo.

Bene, ecco allora che, dopo aver contribuito a divulgare e presentare i risultati di tale fiera in Senato, assieme ad altri portavoce M5S, mi unisco a tanti altri nel presentare la  Seconda edizione di questa fiera, che si svolgerà dal 1° al 6° settembre, sempre ad Alcatraz. Saremo veramente tanti a partecipare e vi invito veramente a visitare il sito relativo, ove troverete tutte le informazioni. Troverete, il programma dettagliato, le indicazioni su come arrivare e come soggiornare (il posto è immerso nella natura e si presta anche a fini vacanzieri), e tutto il materiale di contorno.

Chiedo altresì a chi ha contatti con i massmedia di attivarsi per avere la massima copertura possibile dell’evento, visto che andremo a trattare delle tecnologie che possono già nel presente, e potranno ancor di più in futuro, rendere la nostra permanenza su questo pianeta il più possibile piacevole, senza rovinare il futuro delle sucessive generazioni.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 10) Reingegnerizzare la cultura

Posted by giannigirotto su 27 giugno 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 10) Reingenerizzare la cultura

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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E’ un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere. Sono numerosissimi gli interessi che si stanno opponendo e si opporanno, e tutti mirano a sostenere la cultura consumistica globale, dall’industria dei combustibili fossili a quella agroalimentare al settore della trasformazione alimentare a quello delle automobili ecc.
Ogni giorno ciascuno di noi consuma in media 27 kg di materia prima. Sganciarsi dal consumismo, attualmente finanziato da oltre 500 miliardi dollari per campagne pubblicitarie e da centinaia di miliardi di dollari di sussidi governativi e agevolazioni fiscali, da miliardi per campagne lobbistiche e pubbliche relazioni, oltre che dalla inerzia di generazioni che vivono un sogno consumistico, sarà indubbiamente l’aspetto più difficile della transizione verso una società sostenibile. La chiave della soluzione è reingegnerizzare le culture umane affinché diventino intrinsecamente sostenibili.
È stato calcolato che l’uomo medio potrebbe usare continuativamente 2000 Watt di energia per soddi tutti i suoi bisogni, compresi cibo trasporti acqua servizi e tutto ciò che gli serve possedere di realmente indispensabile.
Naturalmente stanno nascendo i primi tentativi di introdurre culture di sostenibilità. Molte imprese negli Stati Uniti si stanno registrando o certificando come “b Corporation” dove B significa  benefit. Ciò significa che la loro attività deve offrire un effetto complessivamente positivo per le società e l’ambiente in cui operano. Qualche governo sta effettuando trasformazioni ancora più audaci come l’espansione dei diritti fondamentali, oltre che agli essere umani, al pianeta stesso. Se ciò avvenisse globalmente, così come l’introduzione dei diritti umani ha trasformato il mondo delle leggi e ha catalizzato cambiamenti sociali in tutto il mondo il riconoscimento dei diritti della Terra potrebbe fare altrettanto.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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