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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Agricoltura’ Category

IL TESORO CHE NON SAPPIAMO DI AVERE!

Posted by giannigirotto su 18 dicembre 2016

Continuo a parlarvi di bioeconomia, e ribadire come abbiamo un immenso tesoro letteralmente tra noi, di cui non ci rendiamo conto, o perlomeno non utilizziamo adeguatamente, a differenza di altri Paesi che vi porto ad esempio. Utilizzarlo ci porterebbe un futuro più sano, meno energivoro, e con tanti posti di lavoro “green”! Se vi piace condividete con il pulsante sottostante…

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COMMERCIO EQUOSOLIDALE NELLA GDO E NEL WEB!

Posted by giannigirotto su 18 agosto 2016

Lo sapevate che trovate i prodotti del commercio equosolidale (certificati dalla WFTO – World Fair Trade Organization) anche nei grandi supermercati/iIpermercati (http://www.fairtrade.it/prodotti)? E che li trovate anche online (http://www.altromercato.it/…/mangi…/pranzo-e-cena/pasta.html)?

Per il resto trovate le altre opzioni equosolidali (banche, assicurazioni, elettricità, turismo ecc. ecc.) li trovate nella mia sezione dedicatahttps://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/

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Quando la tecnologia serve!

Posted by giannigirotto su 5 dicembre 2015

3 brevetti

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 18-19-23-24) Cultura indigena – Cambiamento – Insegnamento

Posted by giannigirotto su 7 novembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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CAP. 18-19 – LA CULTURA INDIGENA PROGETTE IL PIANETA –

Le popolazioni indigene abitano più dell’85% delle aree protette del pianeta, e svolgono spesso, essi soli, il ruolo di guardiani di molti tra gli ultimi luoghi della terra ricchi di biodiversità. Gli Enti pubblici spesso traggono benefici dalle culture indigene di gestione della terra e ripristino ecologico.
Va riconosciuta e rispettata la conoscenza ecologica degli anziani e dei raccoglitori di cibo tradizionale, perchè i cibi nativi non possono essere protetti senza la conoscenza pratica su come coltivarli, nutrirli, raccogliergli, lavorarli, cucinarli e consumarli. Alcuni Paesi stanno inserendo in Costituzione tali principi.
Invece sul lato del supporto economico, i rapporti pubblicati dell’International Funders for Indigenous Peoples dicono che solo l’1% dei milioni di dollari versati ogni anni in beneficienza vengono assegnati ai popoli indigeni e alle loro attività di tutela degli ecosistemi. Da ricordare che l’abbondanza di risorse naturali preservata nei territori indigeni offre un’enorme opportunità per ampliare le stretegie di conservazione, permettendo di alleviare la fame e la povertà e conservando e progettendo allo stesso tempo le risorse mondiali.
Invece ancora oggi molti governi utilizzano la conservazione dell’ambiente come pretesto per allontanare a forza e intimidire i gruppi etnici indigeni, cancellando migliaia di anni di conoscenza specifica.
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CAP. 23 DAL CAMBIAMENTO INDIVIDUALE AL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ 

L’inquinamento parte dalle persone e le persone possono fermarlo.
Attenzione all’effetto rimbalzo ossia la tendenza a vanificare il risparmio ottenuto con l’utilizzo di dispositivi più efficienti aumentandone la frequenza ed intensità di utilizzo. L’esempio più comune è quello di chi acquisto nuova auto ibrida che potrebbe dimezzare i consumi ma poi finisce per percorrere il doppio dei chilometri proprio perché viaggiare è diventato relativamente meno caro cancellando in questo modo il beneficio.
Attenzione anche a non concentrarsi solo sui comportamenti domestici perdendo di vista l’importanza delle strutture industriali per esempio a livello di rifiuti solo il 3% sono i rifiuti solidi urbani mentre quelli industriali sono il 75%. Però a livello mediatico si parla molto poco di questi ultimi ci si concentra solo sui primi.

Per arrivare a dei cambiamenti sono necessarie quasi sempre almeno tre mosse la prima è avere un’idea generale di come le cose potrebbero essere i migliori presentandole ai cittadini in maniera che siano una fonte d’ispirazione moralmente convincente potente e invitante. In secondo luogo dobbiamo unirci agli altri per costruire un movimento di massa abbastanza forte da raggiungere il livello di cambiamento necessario.
La terza è l’impegno collettivo per innescare il cambiamento politico e strutturale azionandosi con decine e decine di modalità differenti a seconda del luogo, della situazione e del contesto in cui si opera.

Ricordiamoci sempre che “il modo più comune di cedere il proprio potere e pensare che non ne abbiamo”

CAP. 24 – INSEGNARE AD AFFRONTARE LE TURBOLENZE

Mai come oggi il bisogno di programmi efficaci di scienze e di studi ambientali nelle scuole superiori e nelle università è stato così forte, e coloro che progettano e offrono questi programmi sembrano tenere in scarsa considerazione gli studenti e il pianeta.

Da una parte si tende a semplificare il problema offrendo un kit di “soluzioni semplici”, ma non è detto che cambiamenti, anche importanti, nello stile di vita delle persone si traducano in effetti significativi.

E’ vero che in momenti di crisi improvvisi l’umanità ha dimostrato grandi potenzialità di resilienza e recupero, ma qui siamo di fronte ad un evoluzione climatica del pianeta che sarà molto lenta e ondivaga. Inoltre il peggiorarsi delle situazioni sociali che comporteranno, portano un elevatissimo rischio di amplificare regimi dittatoriali e/o antidemocratici in generale.

In generale nei corsi di studio afferenti le materie ambientali, raramente viene offerto un quadro integrato e sistematico di come sarà possibile porre rimedio.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Allarme Carni rosse… parliamo di alimentazione?

Posted by giannigirotto su 31 ottobre 2015

Nei giorni scorso è uscita la ormai famosa dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) sulla sicura canceroginità delle carni rosse lavorate, e probabile cangeroginità delle carni rosse non lavorate.

Al di là della specifica notizia, è chiaro che il nostro regime alimentare, cioè quello che mangiamo REGOLARMENTE, cioè spesso, insomma le nostre abitudini alimentari, sia estremamente importante per la nostra salute (e di conseguenza del nostro portafogli).

In questa trasmissione televisiva, di un paio di mesi fa, si parla appunto di alimentazione. Nel mio piccolo intervengo anch’io in quanto vegano “per coerenza” (o vegetariano stretto, a seconda delle interpretazioni), molto fruttariano crudista… 😉

In sintesi, con una dieta vegetariana/vegana si spende di meno, si ha più energia, si stressa l’ambiente molto, molto meno e si consuma dieci volte meno acqua ed energia… e naturalmente vi sono poi gli aspetti medici ed etici… alcune cose le avevo già scritte in questi post

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 14,16,17) Fossili, Efficienza energetica, Agricoltura

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 14, 16, 17) Abbandonare le fossili, utilizzare l’Efficienza Energetica e l’Agricoltura

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non ci si può limitare a parlare di emissioni di CO2, ma bisogna considerare tutti i tipi di emissioni inquinanti e gli altri danni causati da tutta la filiera, dall’estrazione al consumo finale.

L’industria del fossile ha bisogno di investire 3 milioni di dollari per ogni lavoratore impiegato. Per paragonare ricordiamo invece i 13mila euro per il tessile, i 100mila per l’informatica e i 200mila per la chimica. Ed è il settore che produce più morti di tutti gli altri settori industriali messi assieme. Ed i Paesi produttori di petrolio hanno avuto meno democrazia, meno opportunità per le donne, guerre civili più frequenti e una crescita economica più instabile rispetto al resto nel mondo.

Paradossalmente sono proprio i Paesi produttori ora i più attivi ad effettuare la transazione energetica, mentre altri Paesi hanno introdotto nelle loro Costituzioni il “diritto della natura”
 
L’efficienza energetica sarà uno dei principali driver dell’economia nei decenni prossimi futuri. Ed è anche un business molto redditizio, con un ritorno economico medio dell’investimento che si aggira intorno al 20%. Negli USA e in diversi altri Paesi, la politica ha introdotto e sta introducendo numerosi strumenti per favorire tali investimenti (non in Italia però, ndr)
 
In Agricoltura si parla dallo sconvolgente dato del 30% di spreco complessivo globale. Ma si sta ri-scoprendo come l’agricoltura sia anche la soluzione ai pressanti problemi ambientali. Per esempio integrare le colture con alberi può raddoppiare/triplicare le rendite. Oggi il 70% dei prelievi di acqua dolce si deve all’irrigazione agricola. L’eccessivo uso di fertilizzanti e pesticidi ha prodotto un flusso tossico che ha creato zone morte costiere e ridotto la biodiversità.
La produzione “domestica” di verdura rimane il miglior sistema per preservare ambiente, biodiversità e sicurezza alimentare, sopratutto per i Paesi poveri.
La diversità alimentare è in fortissimo pericolo, la maggior parte dei regimi alimentari nei paesi ricchi consiste in sei alimenti.
Le donne dedite all’agricoltura rappresentano nei Paesi poveri fino al 80% della forza lavoro, ma sono spesso prive dei diritti paritari.
Ad oggi il pianeta può già nutrire 9-11 miliardi di persone con il cibo coltivato attualmente.
Vi è bisogno di aiutare lo sviluppo di cooperative di agricoltori per avere più potere contrattuale e creare delle reti di assistenza reciproca.
Altra struttura estremamente utile nei Paesi poveri è l’istituzione delle “Banche di Villaggio” che concedano microcrediti.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 11,12,13) Costruire una economia sostenibile

Posted by giannigirotto su 15 settembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 11, 12, 13) Costruire un’economia sostenibile

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non si può continuare a utilizzare il Pil per misurare il benessere di una società ma lo si deve sostituire con altri indicatori come ad esempio l’indice di progresso genuino in inglese GPI genuine progress indicator.
Infatti mentre il Pil continua a crescere negli ultimi decenni il GPI ha avuto un picco più o meno nel 1975 e da allora è stato fermo o in graduale calo. Oggi gli Stati Uniti e diversi altri paesi industrializzati si trovano in un periodo di quella che potremmo chiamare una crescita antieconomica in cui l’ulteriore crescita delle attività economiche di mercato cioè il Pil a conti fatti sta in effetti riducendo il benessere piuttosto che aumentarlo ( è quello che affermano economisti quando dicono che la redistribuzione della ricchezza si è fermata anzi si è invertita, ndr).

Dobbiamo pertanto rispettare i limiti ecologici, proteggere le competenze tra l’altro con orari di lavoro ridotti, che possono anche aumentare la capacità degli individui di prosperare migliorando l’equilibrio lavoro/vita, determinare dei limiti equi all’ineguaglianze salariali, ovvero un reddito minimo e massimo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la maggior parte degli adulti sarebbe disposta a rinunciare a parte del proprio guadagno personale per ridurre un ineguaglianza che ritengono iniqua. Auspicabile poi anche la possibilità di utilizzare nuove forme di proprietà cooperative vedi per esempio le società darsena detto popolare auspicabile anche dal premio Nobel Yunus (ecco alcuni esempi con cooperative su Finanza, Assicurazioni ed elettricità)

Un altro fattore da rivedere pesantemente è il sistema monetario corrente che intrinsecamente sostenibile la maggior parte della liquidità monetaria è il risultato di quello che viene chiamato sistema bancario a riserva frazionaria. Alle banche viene richiesto per legge di trattenere una percentuale di ciascun deposito che ricevono, il resto lo possono prestare a interesse. Tuttavia i prestiti sono depositati in altre banche che a loro volta possono prestare prestare tutto tranne la riserva richiesta, e il risultato netto è che i nuovi soldi emessi dalle banche più il deposito iniziale saranno uguali al deposito iniziale / la riserva frazionaria. Per esempio se un governo deposita un milione di dollari in banca e la richiesta di riserva frazionaria del 10% le banche possono creare moneta per 9 milioni di dollari concedendo i relativi prestiti per una liquidità monetaria totale di 10 milioni di dollari. In questo modo la maggior parte dei capitali erogati in forma di debito che produce interessi.

Questo sommato ha fatto il processo di allocazione del capitale stato ampiamente sottratto istruzioni che sarebbe un interesse pubblico da invece dominato da istituzioni e individui che cercano solo di massimizzare il profitto fornisce una parte della spiegazione all’attuale enorme crisi finanziaria mondiale. Viceversa deve essere riconfermato al governo di ciascun paese il potere di creare la propria moneta abbandonando l’attuale sistema bancario a riserva frazionaria e procedendo verso la richiesta del 100% di riserva sui depositi (chi vuole approfondire può leggere gratuitamente i riassunti dei libri “Dobbiamo ridare fiducia ai mercati!” e “I padroni del mondo”).

Si deve poi procedere ad internalizzare i costi ambientali esterni, cioè le cosidette esternalizzazioni.  Le tasse verdi sono infatti una forma di acquisizione di reddito perché fanno pagare l’utilizzo privato di risorse create dalla natura. Un primo tentativo di affrontare alcuni di questi problemi sono i bilanci di “responsabilità sociale d’impresa”, o CSR – corporate social responsability.

Altra misura auspicabile è la tassazione progressiva quindi passare il redditi più alti man mano in percentuali maggiori. Infine sono auspicabili maggiori investimenti del governo in beni pubblici, programmi anti povertà, programmi di alfabetizzazione degli adulti, una migliore pianificazione dell’utilizzo del suolo e protezione degli habitat naturali.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili: Laudato sì – un Papa Ecologista ed equosostenibile

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2015

‪#‎PapaFrancesco‬ ha dato una sonora lezione al mondo. La sua Enciclica LAUDATO SI’ ci insegna a rispettare la “nostra casa comune”, il nostro Pianeta come unica risorsa di vita e speranza di crescita.
Ora, che la si guardi con occhi laici o religiosi, la musica non cambia. La Terra ha bisogno di tutta la nostra cura perché solo così potremo avere cura anche di noi stessi e degli altri.

Un dato politico: il programma energetico e ambientale e le critiche al mondo delle lobbies del Movimento 5 Stelle si accordano perfettamente con le argomentazioni espresse dal Papa nel suo documento. Ecco perché per noi rappresenta anche un documento importante e da diffondere.

Oggi parteciperò al Meeting internazionale “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici” a Roma. Domani sarò in udienza dal Papa. Un’esperienza importante per riflettere sui cambiamenti che ci aspettano in futuro e per lavorare assieme per il benessere di tutti!

Ecco gli estratti a mio modestissimo avviso più importanti ed immediatamente comprensibili della sua enciclica, ho tralasciato per ovvi motivi tutta la parte filosofica/religiosa, e mi sono concentrato sulle parti “pratiche”.

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L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature.

… insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale…

…. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili…

…Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico…

…Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola…

…. E’ tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali…

… Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi…

…sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile…

…(esistono) modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali…

…L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza…

… è prevedibile che il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo…

 

III. PERDITA DI BIODIVERSITÀ

… Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi…

…questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo…

…non si possono nemmeno ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranità nazionali. Di fatto esistono «proposte di internazionalizzazione dell’Amazzonia, che servono solo agli interessi economici delle multinazionali»…

…la vita nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, che nutre gran parte della popolazione mondiale, si vede colpita dal prelievo incontrollato delle risorse ittiche, che provoca diminuzioni drastiche di alcune specie…

« Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore? ».25 Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite.

 

  1. Inequità planetaria

… Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono…

“debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi…

…Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni…

« Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attività e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si può più sostenere »

… Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso…

 

  1.  La debolezza delle reazioni

Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente.

Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul

bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.

È cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modi- ficare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. È quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati,cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.

…È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni…

… siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse…
Cap. II

è interamente di analisi religiosa, fede, insomma va letto da chi crede… estrapolo solo questa frase

cosa significa il comandamento “non uccidere” quando «un 20% della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere »

 

Cap. III: LA  RADICE  UMANA DELLA  CRISI  ECOLOGICA

…« l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza », perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza.

...Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Poi moltissima critica all’antropocentrismo e al relativismo…

.. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati…

… Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale.

… In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso…

…La riduzione dei posti di lavoro « ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile ». In definitiva « i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani ». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società…

… Perché continui ad essere possibile offrire occupazione, è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Per esempio, vi è una grande varietà di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell’acqua e producendo meno rifiuti, sia in pic- coli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, più diversificate, risultano inutili a causa della difficoltà di accedere ai mercati regionali e globali o perché l’infrastruttura di vendita e di trasporto è al servizio delle grandi imprese.

… Le autorità hanno il diritto e la responsabilità di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione. Perché vi sia una libertà economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte può essere necessario porre limiti a coloro che detengono più grandi risorse e potere finanzia-rio. La semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica.

…« è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita ».

…la Chiesa apprezza l’apporto « dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria ».110 Benché dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una « indiscriminata manipolazione genetica » che ignori gli effetti negativi di questi interventi.

OGM: giudizio prudente, non si può fare di tutta l’erba non fascio, tuttavia: … L’estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali. In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici.

 

CAPITOLO QUARTO – UN’ECOLOGIA  INTEGRALE

Comunità indigene/aborigini: …Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinché abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura.

Diritto all’abitazione, ne parla specificatamente ed ampiamente…

Trasporti: …Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici…

Clima: …Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia…Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni.

 

CAPITOLO QUINTO ALCUNE  LINEE  DI  ORIENTAMENTO E  DI  AZIONE

… L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune…

…Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio

…Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti…

…Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato»

…Occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili, come il fatto che Paesi potenti scarichino su altri Paesi rifiuti e industrie altamente inquinanti…

… Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica

… urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale…

… La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi…

In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza

Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali…

…in ambito nazionale e locale c’è sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ciò implica favorire modalità di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o più inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D’altra parte, l’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. È possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione…

…non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo. Per questo, senza la pressione della popolazione e delle istituzioni, ci saranno sempre resistenze ad intervenire…

 

III. Dialogo e trasparenza nei processi decisionali

Questo capitolo è tutto da sottolineare, tutto pratico, terra terra, immediatamente operativo…

… Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica…

…Se l’informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l’onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l’attività proposta non vada a procurare danni gravi all’ambiente o a quanti lo abitano…

ESTERNALITA’: Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui « i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future ».

LOBBIES: È vero che oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi.

 

CAPITOLO SESTO EDUCAZIONE E  SPIRITUALITÀ  ECOLOGICA

Consumo critico: … Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. « Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico ». Per questo oggi « il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi…

…Affinché la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi è necessario che la maggior parte dei membri della società l’abbia accettata a partire da motivazioni adeguate…

… alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica

segue una lode della sobrietà e umiltà…

L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche « macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici »…

… Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune…

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Ecofuturo 2015 – Ecologia e futuro, il nostro futuro.

Posted by giannigirotto su 23 agosto 2015

Nell’estate dell’anno scorso si svolse in provincia di Gubbio, nel famoso eco-villaggio “Alcatraz”, la prima edizione della fiera “Ecofuturo“.

Sarà proprio il futuro a dirci se questa data entrerà nella storia, di certo è un’iniziativa che personalmente ritengo estremamente meritevole, perchè, come affermano i promotori, si cerca di creare una “rete delle reti” tra quei soggetti, e sono moltissimi, che credono e lavorano per un futuro che coniughi rispetto dell’ambiente, rispetto delle persone, dignità lavorativa, ed insomma un vero benessere generale.

Questo soggetti sono certamente tanti, ma sono altrettanto, almeno a mio modesto avviso, ancora troppo disorganizzati, scoordinati, non uniti, per svolgere un efficace ruolo di indirizzo della politica nazionale ed internazionale.

Viceversa ci si scontra con dei cosidetti “poteri forti”, con delle lobbies, che invece sono composte da un numero relativamente esiguo di persone, che però detengono un potere economico/finanziario e quindi industriale/distributivo/politico/mediatico enorme, e che hanno come principale obiettivo quello di rimanere nelle posizioni di vertice, e di far avvenire solo quei cambiamenti funzionali a tale obiettivo.

Quanto a lungo durerà questa situazione dipende come sempre da ciascuno di noi. Ognuno può e deve fare la sua parte con il consumo critico (cioè la scelta del miglior fornitore possibile!) quando ci si trova sul lato dei consumatori/clienti, e con lo sviluppo di soluzioni e servizi sempre più eco-equo-sostenibili da parte dei produttori, innestando così un ciclo virtuoso con i “consumatori critici” suddetti.

Va da sè che massmedia e politica sono gli altri due attori che devono da un lato divulgare correttamente e pervasivamente tali soluzioni, nel primo caso, e predisporre un ambiente normativo favorevole nel secondo.

Bene, ecco allora che, dopo aver contribuito a divulgare e presentare i risultati di tale fiera in Senato, assieme ad altri portavoce M5S, mi unisco a tanti altri nel presentare la  Seconda edizione di questa fiera, che si svolgerà dal 1° al 6° settembre, sempre ad Alcatraz. Saremo veramente tanti a partecipare e vi invito veramente a visitare il sito relativo, ove troverete tutte le informazioni. Troverete, il programma dettagliato, le indicazioni su come arrivare e come soggiornare (il posto è immerso nella natura e si presta anche a fini vacanzieri), e tutto il materiale di contorno.

Chiedo altresì a chi ha contatti con i massmedia di attivarsi per avere la massima copertura possibile dell’evento, visto che andremo a trattare delle tecnologie che possono già nel presente, e potranno ancor di più in futuro, rendere la nostra permanenza su questo pianeta il più possibile piacevole, senza rovinare il futuro delle sucessive generazioni.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 10) Reingegnerizzare la cultura

Posted by giannigirotto su 27 giugno 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 10) Reingenerizzare la cultura

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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E’ un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere. Sono numerosissimi gli interessi che si stanno opponendo e si opporanno, e tutti mirano a sostenere la cultura consumistica globale, dall’industria dei combustibili fossili a quella agroalimentare al settore della trasformazione alimentare a quello delle automobili ecc.
Ogni giorno ciascuno di noi consuma in media 27 kg di materia prima. Sganciarsi dal consumismo, attualmente finanziato da oltre 500 miliardi dollari per campagne pubblicitarie e da centinaia di miliardi di dollari di sussidi governativi e agevolazioni fiscali, da miliardi per campagne lobbistiche e pubbliche relazioni, oltre che dalla inerzia di generazioni che vivono un sogno consumistico, sarà indubbiamente l’aspetto più difficile della transizione verso una società sostenibile. La chiave della soluzione è reingegnerizzare le culture umane affinché diventino intrinsecamente sostenibili.
È stato calcolato che l’uomo medio potrebbe usare continuativamente 2000 Watt di energia per soddi tutti i suoi bisogni, compresi cibo trasporti acqua servizi e tutto ciò che gli serve possedere di realmente indispensabile.
Naturalmente stanno nascendo i primi tentativi di introdurre culture di sostenibilità. Molte imprese negli Stati Uniti si stanno registrando o certificando come “b Corporation” dove B significa  benefit. Ciò significa che la loro attività deve offrire un effetto complessivamente positivo per le società e l’ambiente in cui operano. Qualche governo sta effettuando trasformazioni ancora più audaci come l’espansione dei diritti fondamentali, oltre che agli essere umani, al pianeta stesso. Se ciò avvenisse globalmente, così come l’introduzione dei diritti umani ha trasformato il mondo delle leggi e ha catalizzato cambiamenti sociali in tutto il mondo il riconoscimento dei diritti della Terra potrebbe fare altrettanto.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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